La compagna di Lavitola, coinvolto nell'attentato dell'amico e giornalista Ranucci, avrebbe intenzione di lasciarlo. Sullo sfondo emergono contestazioni personali e nuovi elementi riguardanti le sue attività in Africa. Intanto domani il caso approderà davanti al Tribunale del Riesame, dove la difesa presenterà un documento di circa 60 pagine.
La donna, di origini italo-argentine, gli è stata accanto anche durante il periodo della latitanza ma ora avrebbe deciso di interrompere il loro rapporto. Alla fine di agosto, davanti ai carabinieri, ha infatti ritirato la precedente disponibilità a ospitare Lavitola nella casa condivisa con i figli. La stessa decisione riguarda anche l’eventualità di un affidamento ai servizi sociali presso il ristorante Cefalù, del quale è amministratrice.
La vicenda potrebbe inoltre avere ulteriori sviluppi: la donna, dopo essersi affidata a un avvocato, starebbe valutando la presentazione di una memoria. Non avrebbero avuto effetto neppure le due missive inviatele da Lavitola dal carcere con l'obiettivo di ricucire il rapporto. A incidere sulla frattura sarebbero stati sia gli sviluppi dell'indagine sia alcuni elementi emersi dalle intercettazioni, oltre all'intervista concessa a Libero da Adriana Limares, persona vicina all'imprenditore che ha dichiarato di essere «la sua fidanzata».
All'origine degli accertamenti ci sarebbe un'intervista dell'ex conduttore di Report pubblicata su The Standard, quotidiano dello Zimbabwe. Prima della diffusione, il contenuto era stato inviato via posta elettronica a Lavitola e successivamente è scomparso dalla rete dopo la perquisizione effettuata nei confronti dell'imprenditore.
Nell'intervista veniva citata un'indagine di Report riguardante alcuni investitori italiani, con ogni probabilità riconducibili a Lavitola, anche se il suo nome non compariva esplicitamente, impegnati nel comparto dei crediti di carbonio e vittime di una presunta truffa da parte di un partner locale. In alcune comunicazioni inviate a Lavitola, inoltre, Ranucci avrebbe domandato informazioni sull'uomo definito «corruttore-millantatore».
Ora Benjamin Chimutengo, già socio dell'imprenditore e, come anticipato dal Tg1, interviene accusando direttamente il giornalista. Secondo la sua versione, l'intervista sarebbe stata inserita in una strategia promossa da Lavitola nei suoi confronti e Ranucci avrebbe contribuito sfruttando la propria notorietà. Chimutengo ha inoltre fatto sapere di voler intraprendere iniziative giudiziarie in Italia.
Domani mattina Lavitola tornerà davanti al Riesame, dove dovrebbe consegnare una memoria di circa 60 pagine e rendere dichiarazioni spontanee per approfondire quanto già riferito durante l'interrogatorio di garanzia. In quella sede aveva riconosciuto di aver pianificato l'attentato, sostenendo però di averlo fatto con l'intento di richiamare l'attenzione sulla situazione di Ranucci e favorire un rafforzamento della sua protezione.
Una ricostruzione diversa da quella della Procura, secondo cui il vero obiettivo sarebbe stato accrescere la notorietà del giornalista in vista di un possibile futuro coinvolgimento nella politica. La difesa punta ora su diversi aspetti per convincere i giudici a ridurre la misura cautelare.
Gli spostamenti
Secondo i legali Sergio e Arturo Cola, non sussisterebbero elementi tali da far ritenere concreto un pericolo di fuga. Dopo aver appreso di essere sotto indagine e in seguito alla perquisizione subita a luglio, che aveva provocato l'annullamento di un viaggio in Africa, Lavitola avrebbe mantenuto contatti costanti con i carabinieri del Nucleo investigativo e con i magistrati, comunicando i propri movimenti.
Gli avvocati sottolineano inoltre che, dopo essere stato arrestato, l'imprenditore avrebbe scelto di collaborare con gli investigatori, riconoscendo di aver predisposto l'attentato. Il gip, tuttavia, aveva giudicato le sue spiegazioni «fumose» e «inverosimili», soprattutto per quanto concerneva la ragione che lo avrebbe spinto ad agire.
L'ex editore sarebbe ora intenzionato a fornire ulteriori precisazioni, ricostruendo con maggiore dettaglio i rapporti con Ranucci e le preoccupazioni legate alla sua sicurezza. La strategia difensiva punta così a ridimensionare la sua posizione e a ottenere anche l'esclusione dell'aggravante delle modalità mafiose contestata dagli investigatori.
Caso Ranucci, Lavitola lasciato dalla compagna: sfuma l’ipotesi dei domiciliari. Pronta anche una possibile memoria
Domani Valter Lavitola comparirà davanti ai magistrati del Riesame nel tentativo di lasciare il carcere di Rebibbia e ottenere una misura meno afflittiva, come gli arresti domiciliari. Anche nel caso in cui la richiesta venisse accolta, tuttavia, l’imprenditore, accusato di aver commissionato l’attentato contro il giornalista e amico Sigfrido Ranucci, non potrebbe rientrare nell’abitazione romana dove viveva con la compagna.La donna, di origini italo-argentine, gli è stata accanto anche durante il periodo della latitanza ma ora avrebbe deciso di interrompere il loro rapporto. Alla fine di agosto, davanti ai carabinieri, ha infatti ritirato la precedente disponibilità a ospitare Lavitola nella casa condivisa con i figli. La stessa decisione riguarda anche l’eventualità di un affidamento ai servizi sociali presso il ristorante Cefalù, del quale è amministratrice.
La vicenda potrebbe inoltre avere ulteriori sviluppi: la donna, dopo essersi affidata a un avvocato, starebbe valutando la presentazione di una memoria. Non avrebbero avuto effetto neppure le due missive inviatele da Lavitola dal carcere con l'obiettivo di ricucire il rapporto. A incidere sulla frattura sarebbero stati sia gli sviluppi dell'indagine sia alcuni elementi emersi dalle intercettazioni, oltre all'intervista concessa a Libero da Adriana Limares, persona vicina all'imprenditore che ha dichiarato di essere «la sua fidanzata».
Le attività in Africa
Nel frattempo l'inchiesta si arricchisce di ulteriori elementi relativi alle operazioni condotte da Lavitola nel continente africano e al settore dei carbon credit. Anche la Procura di Roma avrebbe deciso di approfondire questi rapporti, con particolare attenzione alla possibilità che nella vicenda possa essere coinvolto anche Ranucci.All'origine degli accertamenti ci sarebbe un'intervista dell'ex conduttore di Report pubblicata su The Standard, quotidiano dello Zimbabwe. Prima della diffusione, il contenuto era stato inviato via posta elettronica a Lavitola e successivamente è scomparso dalla rete dopo la perquisizione effettuata nei confronti dell'imprenditore.
Nell'intervista veniva citata un'indagine di Report riguardante alcuni investitori italiani, con ogni probabilità riconducibili a Lavitola, anche se il suo nome non compariva esplicitamente, impegnati nel comparto dei crediti di carbonio e vittime di una presunta truffa da parte di un partner locale. In alcune comunicazioni inviate a Lavitola, inoltre, Ranucci avrebbe domandato informazioni sull'uomo definito «corruttore-millantatore».
Ora Benjamin Chimutengo, già socio dell'imprenditore e, come anticipato dal Tg1, interviene accusando direttamente il giornalista. Secondo la sua versione, l'intervista sarebbe stata inserita in una strategia promossa da Lavitola nei suoi confronti e Ranucci avrebbe contribuito sfruttando la propria notorietà. Chimutengo ha inoltre fatto sapere di voler intraprendere iniziative giudiziarie in Italia.
Domani mattina Lavitola tornerà davanti al Riesame, dove dovrebbe consegnare una memoria di circa 60 pagine e rendere dichiarazioni spontanee per approfondire quanto già riferito durante l'interrogatorio di garanzia. In quella sede aveva riconosciuto di aver pianificato l'attentato, sostenendo però di averlo fatto con l'intento di richiamare l'attenzione sulla situazione di Ranucci e favorire un rafforzamento della sua protezione.
Una ricostruzione diversa da quella della Procura, secondo cui il vero obiettivo sarebbe stato accrescere la notorietà del giornalista in vista di un possibile futuro coinvolgimento nella politica. La difesa punta ora su diversi aspetti per convincere i giudici a ridurre la misura cautelare.
Gli spostamenti
Secondo i legali Sergio e Arturo Cola, non sussisterebbero elementi tali da far ritenere concreto un pericolo di fuga. Dopo aver appreso di essere sotto indagine e in seguito alla perquisizione subita a luglio, che aveva provocato l'annullamento di un viaggio in Africa, Lavitola avrebbe mantenuto contatti costanti con i carabinieri del Nucleo investigativo e con i magistrati, comunicando i propri movimenti.
Gli avvocati sottolineano inoltre che, dopo essere stato arrestato, l'imprenditore avrebbe scelto di collaborare con gli investigatori, riconoscendo di aver predisposto l'attentato. Il gip, tuttavia, aveva giudicato le sue spiegazioni «fumose» e «inverosimili», soprattutto per quanto concerneva la ragione che lo avrebbe spinto ad agire.
L'ex editore sarebbe ora intenzionato a fornire ulteriori precisazioni, ricostruendo con maggiore dettaglio i rapporti con Ranucci e le preoccupazioni legate alla sua sicurezza. La strategia difensiva punta così a ridimensionare la sua posizione e a ottenere anche l'esclusione dell'aggravante delle modalità mafiose contestata dagli investigatori.

