A Roma, all'interno del penitenziario di Rebibbia, si è verificata un'aggressione ai danni dell'ex editore Valter Lavitola, originario di Salerno.
L'episodio di violenza si è consumato nel pomeriggio di martedì 1° settembre nella struttura carceraria capitolina, dove il manager salernitano si trova ristretto dallo scorso 10 agosto con l'accusa di essere il mandante dell'attentato dinamitardo perpetrato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci. Soccorso dal personale sanitario interno, l'uomo non avrebbe riportato lesioni di grave entità.
Secondo le ricostruzioni investigative, il gruppo sarebbe stato reclutato dal collaboratore di Lavitola, Clesio Gomez Tavares, per posizionare l'ordigno esplosivo davanti all'abitazione di Ranucci. L'aggressione al manager salernitano parrebbe collegata alle tensioni maturate tra le mura del carcere dopo le recenti perquisizioni, a seguito delle quali i presunti attentatori avevano manifestato propositi ritorsivi nei suoi confronti.
L'episodio di violenza si è consumato nel pomeriggio di martedì 1° settembre nella struttura carceraria capitolina, dove il manager salernitano si trova ristretto dallo scorso 10 agosto con l'accusa di essere il mandante dell'attentato dinamitardo perpetrato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci. Soccorso dal personale sanitario interno, l'uomo non avrebbe riportato lesioni di grave entità.
Aggressione in cella per il salernitano Valter Lavitola
Il contesto detentivo vede Lavitola recluso nello stesso istituto di pena in cui sono ristretti Pellegrino D'Avino, Antonio Passariello e Saverio Mutone, i tre esponenti della criminalità irpina arrestati a fine giugno e ritenuti gli esecutori materiali dell'attacco.Secondo le ricostruzioni investigative, il gruppo sarebbe stato reclutato dal collaboratore di Lavitola, Clesio Gomez Tavares, per posizionare l'ordigno esplosivo davanti all'abitazione di Ranucci. L'aggressione al manager salernitano parrebbe collegata alle tensioni maturate tra le mura del carcere dopo le recenti perquisizioni, a seguito delle quali i presunti attentatori avevano manifestato propositi ritorsivi nei suoi confronti.

