Il caso del piccolo Domenico, morto dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli, ha riaperto una ferita profonda nella sanità campana e riacceso il dibattito sulla gestione della cardiochirurgia regionale. Tra sospensioni immediate e presunte inerzie amministrative, emergono interrogativi sulle modalità con cui le aziende sanitarie affrontano situazioni delicate e su come vengano gestite le responsabilità.
È su questo terreno che interviene Mario Polichetti, responsabile nazionale del Dipartimento Salute dell’Udc, con una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e all’assessore regionale all’Ambiente, Claudia Pecoraro.
«La storia del piccolo Domenico - dichiara Polichetti - è un po’ come la storia che riguarda il cardiochirurgo Enrico Coscioni. È la cardiochirurgia campana che ne esce con le ossa rotte, non tanto per l’errore medico che può capitare a tutti, quanto per il clima di disorganizzazione e di approssimazione in cui, come dimostrano i fatti, si lavora».
Polichetti mette a confronto due situazioni che, a suo dire, mostrerebbero una gestione profondamente diversa delle responsabilità. «Nel caso del Monaldi - spiega - la direzione aziendale ha adottato provvedimenti immediati di sospensione dall’attività medica interna per il dottor Guido Oppido e per la sua équipe, senza attendere il giudizio della magistratura. A Salerno, invece, per fatti altrettanto gravi che riguardano il dottor Coscioni, già oggetto di provvedimenti della magistratura tra sospensioni, divieto di dimora e rinvio a giudizio, l’ospedale sembra non aver assunto alcuna iniziativa amministrativa».
Il responsabile nazionale Salute dell’Udc chiama in causa direttamente la governance del Ruggi e il direttore generale facente funzioni, Sergio Russo. «Per questo - afferma Polichetti - chiediamo al direttore generale facente funzioni del Ruggi, Sergio Russo, di spiegare pubblicamente perché l’azienda ospedaliera non abbia attivato l’Ufficio procedimenti disciplinari né adottato provvedimenti amministrativi, come invece accaduto in altri casi analoghi. Si tratta di un atto dovuto, non di una scelta discrezionale».
È su questo terreno che interviene Mario Polichetti, responsabile nazionale del Dipartimento Salute dell’Udc, con una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e all’assessore regionale all’Ambiente, Claudia Pecoraro.
L'appello di Polichetti: "Sul Ruggi di Salerno va applicato lo stesso metodo in corso al Monaldi di Napoli"
Secondo Polichetti, entrambi rappresentano figure che, “in tempi e modalità diverse, hanno dimostrato di saper contrastare il sistema di potere costruito negli anni attorno al deluchismo”, e proprio per questo oggi sono chiamati a prendere posizione su quanto accade all’Azienda ospedaliera universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona" di Salerno.«La storia del piccolo Domenico - dichiara Polichetti - è un po’ come la storia che riguarda il cardiochirurgo Enrico Coscioni. È la cardiochirurgia campana che ne esce con le ossa rotte, non tanto per l’errore medico che può capitare a tutti, quanto per il clima di disorganizzazione e di approssimazione in cui, come dimostrano i fatti, si lavora».
Polichetti mette a confronto due situazioni che, a suo dire, mostrerebbero una gestione profondamente diversa delle responsabilità. «Nel caso del Monaldi - spiega - la direzione aziendale ha adottato provvedimenti immediati di sospensione dall’attività medica interna per il dottor Guido Oppido e per la sua équipe, senza attendere il giudizio della magistratura. A Salerno, invece, per fatti altrettanto gravi che riguardano il dottor Coscioni, già oggetto di provvedimenti della magistratura tra sospensioni, divieto di dimora e rinvio a giudizio, l’ospedale sembra non aver assunto alcuna iniziativa amministrativa».
Il responsabile nazionale Salute dell’Udc chiama in causa direttamente la governance del Ruggi e il direttore generale facente funzioni, Sergio Russo. «Per questo - afferma Polichetti - chiediamo al direttore generale facente funzioni del Ruggi, Sergio Russo, di spiegare pubblicamente perché l’azienda ospedaliera non abbia attivato l’Ufficio procedimenti disciplinari né adottato provvedimenti amministrativi, come invece accaduto in altri casi analoghi. Si tratta di un atto dovuto, non di una scelta discrezionale».

