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Intelligenza artificiale, a Salerno studenti ed esperti a confronto: «Il rischio è smettere di pensare con la propria testa»

Carla Castellano
Intelligenza artificiale, a Salerno studenti ed esperti a confronto: «Il rischio è smettere di pensare con la propria testa»

L'intelligenza artificiale può aiutare a studiare, lavorare e risolvere problemi complessi. Ma cosa accade quando si comincia a delegarle anche la capacità di ragionare? È uno degli interrogativi emersi a Salerno durante il convegno “Rimanere umani nell'era dell'IA. Tra innovazione tecnologica e responsabilità umana”, organizzato dall'Inner Wheel Salerno Club e ospitato presso la Provincia.

L'iniziativa ha riunito professionisti, docenti universitari, esperti e studenti per discutere delle conseguenze dell'intelligenza artificiale sulla società. Al centro del dibattito non soltanto le opportunità offerte dai nuovi strumenti, ma soprattutto la necessità di conservarne il controllo e utilizzarli senza rinunciare all'autonomia di giudizio.

Particolarmente significativo il contributo degli studenti del Liceo De Sanctis, che hanno raccontato come l'IA stia già cambiando il modo di apprendere e di vivere la scuola.

Intelligenza artificiale a Salerno, il confronto tra esperti e studenti

A portare il punto di vista delle nuove generazioni sono stati Sofia Rago e Tommaso Ascione, studenti del Liceo De Sanctis, intervenuti insieme alla dirigente scolastica Cinzia Lucia Guida.

Sofia Rago ha raccontato come l'intelligenza artificiale sia entrata rapidamente nella quotidianità degli studenti, modificando abitudini e modalità di studio.

L'istituto ha già adottato un regolamento per disciplinare l'utilizzo dell'IA, riconoscendone le potenzialità come strumento di supporto e non come sostituto dell'attività umana.

Tra le applicazioni richiamate dalla studentessa figurano il sostegno agli alunni con disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) e la possibilità per gli insegnanti di realizzare mappe interattive e materiali didattici.

Resta però una questione fondamentale: imparare a servirsi della tecnologia senza affidarle completamente il proprio percorso di formazione.

Secondo Sofia Rago, infatti, il problema nasce quando l'essere umano smette di esercitare le proprie capacità e delega ogni decisione agli strumenti automatici.

Tommaso Ascione: «Una rivoluzione, ma alcuni rischi esistevano già»

Una lettura differente è arrivata da Tommaso Ascione, che ha invitato a contestualizzare i timori legati allo sviluppo dell'intelligenza artificiale.

Lo studente ha riconosciuto la portata rivoluzionaria della tecnologia, osservando però che alcuni dei problemi oggi attribuiti all'IA non rappresentano fenomeni completamente nuovi.

È il caso delle trasformazioni occupazionali legate all'automazione, un processo che ha accompagnato anche precedenti fasi dello sviluppo tecnologico.

Una riflessione che ha contribuito ad ampliare il confronto, spostando l'attenzione dalla paura dell'innovazione alla capacità della società di affrontarne le conseguenze.

Fabio Coppola: «Serve alfabetizzazione per governare l'IA»

Tra gli interventi quello di Fabio Coppola, docente di Diritto penale e intelligenza artificiale all'Università di Salerno, che ha sottolineato l'importanza di una formazione specifica sull'utilizzo delle nuove tecnologie.

Il professore ha messo in guardia dalla tendenza ad attribuire ai sistemi di IA capacità di comprensione e affidabilità che non sempre possiedono.

Per dimostrare quanto possano essere inattendibili le risposte generate dall'intelligenza artificiale, Coppola ha ricordato il caso di Brian Hood, il cui nome sarebbe stato erroneamente associato da ChatGPT a uno scandalo di corruzione, nonostante avesse denunciato episodi corruttivi.

Un esempio utilizzato dal docente per evidenziare i rischi delle informazioni inesatte prodotte dai sistemi di IA e l'importanza di verificare sempre i contenuti.

Ma la preoccupazione riguarda anche le conseguenze dell'utilizzo eccessivo di questi strumenti sulle capacità individuali. «Mi spaventa la perdita di capacità fondamentali come quella di studiare in modo lento, di scrivere. Il pensiero così non si evolve», ha spiegato Coppola, sottolineando il rischio che un ricorso indiscriminato all'intelligenza artificiale possa impoverire alcune competenze cognitive.

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