Il futuro delle Fonderie Pisano di Salerno si fa sempre più incerto. Dopo l'ultimo incontro tra la Regione Campania e i sindacati, l'amministratore delegato Ciro Pisano ha rotto il silenzio con una nota ufficiale che mescola apertura al dialogo e dure critiche verso i provvedimenti adottati dalle istituzioni. Al centro della contesa c'è il "no" all'autorizzazione all'esercizio, un diniego che di fatto spegne i forni dello storico stabilimento di via Gelsi Rossi.
"La costruzione di un nuovo impianto può avvenire solo garantendo la continuità produttiva: un’industria ferma non ha le risorse né il mercato per ripartire", spiega Ciro Pisano.
L'iter per la delocalizzazione sarebbe già partito, con aree e capannoni già opzionati, ma il blocco delle attività rischia di far saltare l'intera operazione finanziaria necessaria al trasloco.
Per cercare un compromesso, le Fonderie avevano presentato un piano di revisione impiantistica che prevedeva la riduzione del 50% della produzione durante i lavori di adeguamento, così da abbattere l'impatto ambientale nel breve termine. Tuttavia, la conferenza dei servizi è stata definita dall'azienda un "muro tecnico", con l'imposizione di parametri emissivi giudicati più stringenti rispetto a quelli applicati in altre regioni italiane.
Nonostante il muro contro muro, la proprietà sta ultimando un dossier tecnico per il nuovo stabilimento "green", che prevede:
Fonderie Pisano, la nota della proprietà: «Così delocalizzazione impossibile»
L'azienda contesta quella che definisce una "apparente contraddizione" nelle politiche regionali. Da un lato la Regione dichiara di voler tutelare l'occupazione e favorire il trasferimento in un nuovo sito, dall'altro impone la chiusura immediata dell'attuale impianto."La costruzione di un nuovo impianto può avvenire solo garantendo la continuità produttiva: un’industria ferma non ha le risorse né il mercato per ripartire", spiega Ciro Pisano.
L'iter per la delocalizzazione sarebbe già partito, con aree e capannoni già opzionati, ma il blocco delle attività rischia di far saltare l'intera operazione finanziaria necessaria al trasloco.
Per cercare un compromesso, le Fonderie avevano presentato un piano di revisione impiantistica che prevedeva la riduzione del 50% della produzione durante i lavori di adeguamento, così da abbattere l'impatto ambientale nel breve termine. Tuttavia, la conferenza dei servizi è stata definita dall'azienda un "muro tecnico", con l'imposizione di parametri emissivi giudicati più stringenti rispetto a quelli applicati in altre regioni italiane.
Nonostante il muro contro muro, la proprietà sta ultimando un dossier tecnico per il nuovo stabilimento "green", che prevede:
- Abbandono totale dei combustibili fossili.
- Utilizzo di forni elettrici di ultima generazione.
- Alimentazione tramite energia fotovoltaica.

