Il cuore di Salerno è stato teatro di una protesta vibrante e disperata. Circa ottanta tute blu delle Fonderie Pisano hanno sfilato in corteo tra via Roma e piazza Amendola, sfidando un freddo insolito per rivendicare il diritto al futuro come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Il blocco stradale, accompagnato da fumogeni e trombe, ha squarciato il silenzio delle istituzioni dopo il recente stop produttivo imposto dal diniego del rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
Dal fronte sindacale interno (Rsu), le parole di Angelo Clemente hanno acceso il dibattito politico, puntando il dito contro la gestione regionale a guida Roberto Fico. L'accusa è quella di un accanimento burocratico che non concederebbe all'azienda i mesi necessari per adeguarsi alle nuove norme UE, che pure prevedono margini fino al 2028. «Un'azienda con cento padri di famiglia non può morire per un capriccio istituzionale», ha tuonato Clemente.
La strategia per il futuro resta legata alla delocalizzazione. I lavoratori chiedono che venga finalmente preso in seria considerazione il progetto per il sito di Luogosano, di proprietà della famiglia Pisano. L'obiettivo è la creazione di una "Fonderia 4.0" completamente decarbonizzata, un modello di eccellenza europea che permetterebbe di chiudere definitivamente la difficile pagina di Fratte, garantendo al contempo la continuità di un comparto industriale storico per il territorio salernitano.
Il blocco stradale, accompagnato da fumogeni e trombe, ha squarciato il silenzio delle istituzioni dopo il recente stop produttivo imposto dal diniego del rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
Fonderie Pisano, l'assedio degli operai scuote Salerno
La pressione della piazza ha prodotto risultati immediati. Nel pomeriggio, dopo giorni di attesa vana, sono arrivate le convocazioni ufficiali sui due tavoli decisivi:- 7 aprile (ore 15.30): Incontro in Regione Campania per discutere la gestione dell'emergenza occupazionale.
- 20 aprile (ore 17.00): Tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) con il ministro Adolfo Urso, richiesto a gran voce per elevare la vertenza a livello nazionale.
Dal fronte sindacale interno (Rsu), le parole di Angelo Clemente hanno acceso il dibattito politico, puntando il dito contro la gestione regionale a guida Roberto Fico. L'accusa è quella di un accanimento burocratico che non concederebbe all'azienda i mesi necessari per adeguarsi alle nuove norme UE, che pure prevedono margini fino al 2028. «Un'azienda con cento padri di famiglia non può morire per un capriccio istituzionale», ha tuonato Clemente.
La strategia per il futuro resta legata alla delocalizzazione. I lavoratori chiedono che venga finalmente preso in seria considerazione il progetto per il sito di Luogosano, di proprietà della famiglia Pisano. L'obiettivo è la creazione di una "Fonderia 4.0" completamente decarbonizzata, un modello di eccellenza europea che permetterebbe di chiudere definitivamente la difficile pagina di Fratte, garantendo al contempo la continuità di un comparto industriale storico per il territorio salernitano.

