La frana che ha squarciato via Monte Gelbison nel dicembre 2024 non è stata una tragica fatalità legata al clima, bensì la conseguenza di una gestione scriteriata del territorio come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
La consulenza tecnica depositata presso il Tribunale di Vallo della Lucania smonta la tesi dell'evento eccezionale: le piogge di quei giorni erano assolutamente nella norma e non possono giustificare il collasso del versante. A causare il disastro, secondo i periti, sarebbe stata una combinazione di negligenze umane, tra cui l'uso improprio di un canale comunale trasformato in un collettore abusivo per flussi idrici non autorizzati.
Mentre si profila una battaglia legale sulle presunte omissioni nei controlli, il sindaco di Novi Velia, Adriano De Vita, respinge fermamente ogni addebito. Il primo cittadino ha difeso l'operato dell'amministrazione, negando qualsiasi forma di negligenza e ribadendo che l'ente ha agito nel pieno rispetto delle normative vigenti.
Tuttavia, la relazione peritale resta un atto d'accusa pesante che sposta l'attenzione dalle "bombe d'acqua" alle responsabilità politiche e amministrative, riaprendo una ferita profonda nella comunità locale e mettendo sotto la lente la sicurezza dei percorsi verso il Santuario del Monte Sacro.
La consulenza tecnica depositata presso il Tribunale di Vallo della Lucania smonta la tesi dell'evento eccezionale: le piogge di quei giorni erano assolutamente nella norma e non possono giustificare il collasso del versante. A causare il disastro, secondo i periti, sarebbe stata una combinazione di negligenze umane, tra cui l'uso improprio di un canale comunale trasformato in un collettore abusivo per flussi idrici non autorizzati.
Disastro Gelbison, perizia choc
L'analisi dei tecnici evidenzia uno scenario di interventi selvaggi e manutenzioni fantasma. Opere strutturali realizzate in calcestruzzo senza i necessari collaudi e modifiche artigianali avrebbero compromesso l'assetto idrogeologico della montagna. A peggiorare la situazione, il deterioramento di un antico muro in pietra che, invece di canalizzare le acque, ha generato un "effetto imbuto", saturando il terreno fino al punto di rottura. Il fango ha poi travolto tutto, colpendo un'area protetta dalla rete Natura 2000 e mettendo in ginocchio l'economia locale, come dimostra il caso del ristorante "La Montanara", rimasto isolato dai collegamenti.Mentre si profila una battaglia legale sulle presunte omissioni nei controlli, il sindaco di Novi Velia, Adriano De Vita, respinge fermamente ogni addebito. Il primo cittadino ha difeso l'operato dell'amministrazione, negando qualsiasi forma di negligenza e ribadendo che l'ente ha agito nel pieno rispetto delle normative vigenti.
Tuttavia, la relazione peritale resta un atto d'accusa pesante che sposta l'attenzione dalle "bombe d'acqua" alle responsabilità politiche e amministrative, riaprendo una ferita profonda nella comunità locale e mettendo sotto la lente la sicurezza dei percorsi verso il Santuario del Monte Sacro.

