Il prezzo del petrolio balza sopra i 100 dollari al barile a seguito degli attacchi israeliani in Iran, con un conseguente aumento vertiginoso dei costi per diesel e benzina. Il gasolio si attesta ai livelli massimi dal luglio 2022, spingendo il governo a considerare un possibile taglio delle accise.
Diesel e benzina sempre più cari: fino a 12 euro in più per un pieno
Gli attacchi condotti da Israele contro i depositi di carburante in Iran hanno alimentato il panico sui mercati petroliferi globali. Oggi, lunedì 9 marzo 2026, all'apertura delle contrattazioni asiatiche, il prezzo del Brent ha superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, sfiorando successivamente i 119 dollari prima di stabilizzarsi intorno ai 108 dollari. Un livello che non si registrava da luglio 2022. Il timore di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali fattori di pressione sul mercato del greggio.
Anche le quotazioni dei prodotti raffinati hanno continuato a crescere. Venerdì scorso, il prezzo del gasolio ha raggiunto il punto più alto dal novembre 2022, mentre quello della benzina ha toccato livelli mai visti dall'estate del 2024. A peggiorare la situazione vi è anche il deprezzamento dell'euro rispetto al dollaro.
Alla pompa, i rincari si fanno sempre più evidenti: la benzina ha raggiunto il massimo livello dall'inizio del 2025, mentre il gasolio è tornato ai prezzi registrati oltre tre anni fa, durante il luglio del 2022, quando era stato introdotto lo sconto sulle accise da parte del governo Draghi.
Il meccanismo dell'accisa mobile era stato utilizzato una sola altra volta in passato, precisamente tra aprile e maggio del 2008, dal secondo governo Prodi, con uno sconto di due centesimi al litro durato circa un mese. Tale norma permette al Ministero dell’Economia di intervenire direttamente tramite decreto per ridurre le accise sfruttando le maggiori entrate derivanti dall'Iva sugli aumenti di prezzo del petrolio.
Secondo il Documento programmatico di finanza pubblica di ottobre 2025, il prezzo medio previsto del Brent per il 2026 si attesta a 66,1 dollari al barile con un tasso di cambio euro/dollaro stimato a 1,2, per un valore di riferimento pari a 55,1 euro al barile. A gennaio il Brent è stato allineato a tale valore medio; tuttavia, a febbraio è salito a 58,7 euro, raggiungendo nei primi giorni di marzo i 72 euro/barile. Questi dati sembrano rendere possibile l'attivazione della norma sull'accisa mobile.
In appena dieci giorni il prezzo del gasolio alla pompa è cresciuto di oltre il 14%, portando un pieno di diesel a costare ben 12,3 euro in più rispetto alla fine di febbraio. Come denuncia il Codacons in base a un confronto tra i prezzi medi regionali pubblicati oggi dal MIMIT e quelli del 27 febbraio scorso (prima dell'attacco all'Iran), il prezzo medio nazionale per il gasolio self è arrivato ieri a 1,970 euro al litro. Questo rappresenta un incremento del 14,3% rispetto agli 1,723 euro/litro registrati alla fine di febbraio. In termini pratici, ciò comporta una maggiore spesa di circa 12,3 euro per ogni pieno di carburante diesel; su base annua si tratterebbe di un aggravio di circa 296 euro considerando due rifornimenti mensili. Parallelamente, nello stesso periodo la benzina in modalità self è aumentata del 7%, determinando un rincaro di circa 5,8 euro per pieno e un maggior costo annuale stimato intorno ai 140 euro.
Per quanto riguarda i prezzi medi regionali elaborati dal Codacons su dati MIMIT, si osservano ulteriori ritocchi al rialzo. Il gasolio self tocca quota media di 2,008 euro al litro a Bolzano, segue la Calabria con 1,993 euro/litro, mentre in Sicilia e Valle d’Aosta si segnalano rispettivamente prezzi medi di 1,990 e 1,985 euro/litro. Secondo l'associazione dei consumatori, è urgente che il governo intervenga tempestivamente riducendo le accise sui carburanti di almeno 15 centesimi al litro per riportare i costi ai livelli pre-crisi. Per farlo non sarebbero necessari nuovi decreti; basterebbe attivare la legge del 2023 sulle accise mobili che permette ai Ministeri dell’Economia (MEF) e dell’Ambiente (MASE) di approvare rapidamente una misura volta alla riduzione della tassazione. Tale intervento avrebbe ricadute immediate non solo sui prezzi alla pompa ma anche sui listini dei prodotti trasportati con beneficio diretto sui costi finali per i consumatori.
Diesel e benzina sempre più cari: fino a 12 euro in più per un pieno
Gli attacchi condotti da Israele contro i depositi di carburante in Iran hanno alimentato il panico sui mercati petroliferi globali. Oggi, lunedì 9 marzo 2026, all'apertura delle contrattazioni asiatiche, il prezzo del Brent ha superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, sfiorando successivamente i 119 dollari prima di stabilizzarsi intorno ai 108 dollari. Un livello che non si registrava da luglio 2022. Il timore di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali fattori di pressione sul mercato del greggio. Anche le quotazioni dei prodotti raffinati hanno continuato a crescere. Venerdì scorso, il prezzo del gasolio ha raggiunto il punto più alto dal novembre 2022, mentre quello della benzina ha toccato livelli mai visti dall'estate del 2024. A peggiorare la situazione vi è anche il deprezzamento dell'euro rispetto al dollaro.
Alla pompa, i rincari si fanno sempre più evidenti: la benzina ha raggiunto il massimo livello dall'inizio del 2025, mentre il gasolio è tornato ai prezzi registrati oltre tre anni fa, durante il luglio del 2022, quando era stato introdotto lo sconto sulle accise da parte del governo Draghi.
Ipotesi taglio delle accise
Nel weekend, sia la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si sono dichiarate a favore dell'adozione dell'accisa mobile. La premier, tramite un video sui social media, ha fatto sapere che il Ministero dell'Economia sta analizzando questa possibilità già da giorni. Nel 2022, il provvedimento adottato dal governo Draghi aveva tagliato di 25 centesimi al litro le accise sui carburanti (30 centesimi considerando anche l'Iva), finanziando la misura con gli introiti della tassa sugli extraprofitti delle società energetiche.Il meccanismo dell'accisa mobile era stato utilizzato una sola altra volta in passato, precisamente tra aprile e maggio del 2008, dal secondo governo Prodi, con uno sconto di due centesimi al litro durato circa un mese. Tale norma permette al Ministero dell’Economia di intervenire direttamente tramite decreto per ridurre le accise sfruttando le maggiori entrate derivanti dall'Iva sugli aumenti di prezzo del petrolio.
Secondo il Documento programmatico di finanza pubblica di ottobre 2025, il prezzo medio previsto del Brent per il 2026 si attesta a 66,1 dollari al barile con un tasso di cambio euro/dollaro stimato a 1,2, per un valore di riferimento pari a 55,1 euro al barile. A gennaio il Brent è stato allineato a tale valore medio; tuttavia, a febbraio è salito a 58,7 euro, raggiungendo nei primi giorni di marzo i 72 euro/barile. Questi dati sembrano rendere possibile l'attivazione della norma sull'accisa mobile.
Aggiornamento sui prezzi odierni di benzina e diesel
Passando ai prezzi, secondo la consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, Q8 ha incrementato di 2 centesimi al litro il costo consigliato della benzina e di 10 centesimi quello del gasolio. Per Tamoil, si segnalano aumenti di 6 centesimi per la benzina e 14 centesimi per il gasolio. Anche il GPL ha subito un incremento, con variazioni tra 1 e 2 centesimi al litro. Di seguito, le medie dei prezzi applicati, comunicate dai gestori all’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e analizzate dalla Staffetta. I dati riportano i valori registrati ieri mattina alle 8 su circa 20mila impianti: benzina self service a 1,782 euro/litro (+38 millesimi, compagnie 1,786, pompe bianche 1,774), gasolio self service a 1,965 euro/litro (+98 millesimi, compagnie 1,967, pompe bianche 1,961). Per il servito, la benzina è a 1,917 euro/litro (+38 millesimi, compagnie 1,957, pompe bianche 1,843) e il gasolio a 2,091 euro/litro (+95 millesimi, compagnie 2,125, pompe bianche 2,028). Il GPL servito si attesta a 0,702 euro/litro (+5 millesimi, compagnie 0,713, pompe bianche 0,691), mentre per il metano servito il prezzo è di 1,475 euro/kg (+30 millesimi, compagnie 1,480, pompe bianche 1,471). Infine, il GNL registra un costo medio di 1,232 euro/kg (+3 millesimi, compagnie 1,238 euro/kg, pompe bianche 1,228 euro/kg). Sul fronte autostradale: benzina self service a 1,867 euro/litro (servito 2,124), gasolio self service a 2,017 euro/litro (servito 2,276), GPL a 0,835 euro/litro, metano a 1,524 euro/kg e GNL a 1,291 euro/kg.In appena dieci giorni il prezzo del gasolio alla pompa è cresciuto di oltre il 14%, portando un pieno di diesel a costare ben 12,3 euro in più rispetto alla fine di febbraio. Come denuncia il Codacons in base a un confronto tra i prezzi medi regionali pubblicati oggi dal MIMIT e quelli del 27 febbraio scorso (prima dell'attacco all'Iran), il prezzo medio nazionale per il gasolio self è arrivato ieri a 1,970 euro al litro. Questo rappresenta un incremento del 14,3% rispetto agli 1,723 euro/litro registrati alla fine di febbraio. In termini pratici, ciò comporta una maggiore spesa di circa 12,3 euro per ogni pieno di carburante diesel; su base annua si tratterebbe di un aggravio di circa 296 euro considerando due rifornimenti mensili. Parallelamente, nello stesso periodo la benzina in modalità self è aumentata del 7%, determinando un rincaro di circa 5,8 euro per pieno e un maggior costo annuale stimato intorno ai 140 euro.
Per quanto riguarda i prezzi medi regionali elaborati dal Codacons su dati MIMIT, si osservano ulteriori ritocchi al rialzo. Il gasolio self tocca quota media di 2,008 euro al litro a Bolzano, segue la Calabria con 1,993 euro/litro, mentre in Sicilia e Valle d’Aosta si segnalano rispettivamente prezzi medi di 1,990 e 1,985 euro/litro. Secondo l'associazione dei consumatori, è urgente che il governo intervenga tempestivamente riducendo le accise sui carburanti di almeno 15 centesimi al litro per riportare i costi ai livelli pre-crisi. Per farlo non sarebbero necessari nuovi decreti; basterebbe attivare la legge del 2023 sulle accise mobili che permette ai Ministeri dell’Economia (MEF) e dell’Ambiente (MASE) di approvare rapidamente una misura volta alla riduzione della tassazione. Tale intervento avrebbe ricadute immediate non solo sui prezzi alla pompa ma anche sui listini dei prodotti trasportati con beneficio diretto sui costi finali per i consumatori.

