Scoperta una nuova variante del Covid 19. Si chiama T478K ed è una mutazione che, come nel caso delle varianti di maggiore preoccupazione, è localizzata nel dominio di legame (RBD) della proteina Spike con il recettore umano ACE2, dunque nella porzione che il virus utilizza per legare le cellule e penetrare al loro interno. Alla sua identificazione, dopo l’analisi di oltre un milione di sequenze virali, è giunto il team di ricerca del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna che ha individuato una nuova variante diffusa principalmente in Messico ma di cui sono state trovate tracce anche in Europa.
Covid: la mutazione T478K della variante messicana, ecco cosa sappiamo
La
mutazione T478K, descritta nel dettaglio in uno studio pubblicato sul
Journal of Medical Virology, è una delle alterazioni che caratterizza il nuovo ceppo messicano B.1.1.519, attualmente classificato come “variante sotto osservazione” dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (
ECDC). La stessa mutazione è presente anche nella
variante indiana B.1.617.2 (ribattezzata Delta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e considerata una delle “varianti di preoccupazione” per l’aumentata trasmissibilità – almeno il 50% secondo i dati preliminari – e il potenziale di fuga immunitaria).
La sua diffusione in Messico
La
nuova variante messicana, spiegano i ricercatori, si è rapidamente diffusa nella popolazione nordamericana nelle ultime settimane, e in particolare in
Messico, dove rappresenta
più della metà dei casi di Covid-19 sequenziati . “
Si tratta di una crescita che ha velocità simili a quella della più nota variante inglese – ha spiegato Federico Manuel Giorgi, professore del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna e autore senior dello studio – .
La mutazione della proteina Spike che la caratterizza si localizza nel dominio di interazione con la proteina umana ACE2, il recettore a cui il coronavirus si lega per infettare le cellule, e questo probabilmente favorisce la sua diffusione”.
Quattro casi segnalati in Italia
Per arrivare alla sua
identificazione, i ricercatori sono partiti dall’analisi di tutte le sequenze genomiche di Sars-Cov-2 disponibili sui database internazionali al 27 aprile scorso, esaminando quasi 1,2 milioni di record, di cui 11.435 riconducibili alla nuova variante con
mutazione T478K. Nell’arco dell’ultimo mese di studio, indicano gli studiosi, sono state registrate circa la metà delle sequenze con questa mutazione, evidenziando la rapida diffusione della variante. Oltre che in
Messico, questo ceppo è stato rilevato anche negli
Stati Uniti, dove al momento è poco diffuso, così come in
Europa, dove sono state segnalate alcune centinaia di infezioni in
Germania,
Svizzera e
Danimarca, mentre in
Italia sono stati riportati
quattro casi.
"Può alterare l'interazione del virus"
Il timore degli esperti è che il profilo mutazionale della
variante messicana, come detto caratterizzato dalla
mutazione T478K analoga a quella del ceppo indiano e altre due sostituzioni (P681H e T732A) a livello della
proteina Spike, possa essere associato a una
maggiore trasmissibilità e conferire al virus la capacità di
eludere gli
anticorpi indotti dalla
vaccinazione o da precedenti infezioni di altri ceppi. In particolare, nelle simulazioni di dinamica molecolare in silico, la
mutazione T478K ha indicato che “
può alterare in modo significativo la carica elettrostatica superficiale della proteina e, di conseguenza, anche l’interazione sia con la proteina umana ACE2, sia con gli anticorpi del sistema immunitario e l’azione dei farmaci” osservano gli studiosi.
Situazione sotto controllo
“
La grande quantità di dati disponibili a livello internazionale ci permette di tenere la situazione sotto controllo quasi in tempo reale, monitorando la diffusione delle varianti del coronavirus nelle diverse aree geografiche – ha aggiunto Giorgi – .
È molto importante continuare questo lavoro anche nei prossimi mesi per poter mettere in campo in modo tempestivo contromisure efficaci”.