Un tratto di costa cilentana, lungo circa un chilometro e che interessa in particolare i comuni di Acciaroli, Casal Velino e Ascea, è stato ricoperto da un fitto tappeto blu di piccoli organismi marini. Si tratta della Velella velella, nota comunemente come “Barchetta di San Pietro”, una specie tipica del Mar Mediterraneo che si muove in grandi colonie sospinta dalle correnti e dai venti.
Il fenomeno non è costante ogni anno, ma quando si manifesta può essere molto evidente. La presenza massiccia delle Velelle può rappresentare un indicatore positivo della qualità delle acque, segnalando mari puliti e ben ossigenati. Tuttavia, l’abbondanza di questi organismi può avere ripercussioni sull’ecosistema marino locale, in particolare sulla catena alimentare. Si nutrono di piccoli crostacei e di uova di pesce, e per esempio le acciughe, che depositano uova galleggianti da marzo in poi, potrebbero risentire di una predazione intensa, con possibili riduzioni delle rese di pesca nei mesi successivi.
Il fenomeno delle Velelle ha precedenti documentati nel territorio: anni come il 2009, 2010 e 2018 hanno visto analoghe invasioni. Nel 2018, l’arrivo della Velella fu accompagnato anche dalla Janthina, un gasteropode che si nutre proprio di queste colonie. In quell’occasione furono interessate Agropoli e le località della Piana del Sele, con un fenomeno amplificato dalle mareggiate.
La presenza di tali organismi, seppur suggestiva dal punto di vista paesaggistico, richiede attenzione da parte di biologi e operatori della pesca, che dovranno monitorare l’impatto sull’ecosistema marino e sulla produzione locale, conciliando la conservazione ambientale con le attività economiche tradizionali.
Cilento, torna la “Barchetta di San Pietro”
Nonostante l’aspetto possa trarre in inganno, la Velella non è una medusa, ma una colonia di sifonofori della famiglia Porpitidae. Ogni colonia è composta da numerosi individui che cooperano tra loro e possiedono tentacoli con tossine capaci di immobilizzare piccoli organismi planctonici, le loro prede naturali. Per l’uomo queste tossine sono innocue. Il nome deriva dalla presenza di una piccola vela rigida che consente all’organismo di galleggiare e di spostarsi in superficie, sfruttando i venti e le correnti marine.Il fenomeno non è costante ogni anno, ma quando si manifesta può essere molto evidente. La presenza massiccia delle Velelle può rappresentare un indicatore positivo della qualità delle acque, segnalando mari puliti e ben ossigenati. Tuttavia, l’abbondanza di questi organismi può avere ripercussioni sull’ecosistema marino locale, in particolare sulla catena alimentare. Si nutrono di piccoli crostacei e di uova di pesce, e per esempio le acciughe, che depositano uova galleggianti da marzo in poi, potrebbero risentire di una predazione intensa, con possibili riduzioni delle rese di pesca nei mesi successivi.
Il fenomeno delle Velelle ha precedenti documentati nel territorio: anni come il 2009, 2010 e 2018 hanno visto analoghe invasioni. Nel 2018, l’arrivo della Velella fu accompagnato anche dalla Janthina, un gasteropode che si nutre proprio di queste colonie. In quell’occasione furono interessate Agropoli e le località della Piana del Sele, con un fenomeno amplificato dalle mareggiate.
La presenza di tali organismi, seppur suggestiva dal punto di vista paesaggistico, richiede attenzione da parte di biologi e operatori della pesca, che dovranno monitorare l’impatto sull’ecosistema marino e sulla produzione locale, conciliando la conservazione ambientale con le attività economiche tradizionali.

