Il sogno di una regia unica per il turismo cilentano si è infranto contro il muro delle divisioni politiche. La scadenza del 31 marzo è passata senza che si raggiungesse un'intesa unitaria, lasciando il territorio frammentato in tre diverse Dmo (Destination Management Organization). Il colpo di grazia al progetto di sintesi è arrivato dal Presidente del Parco Nazionale, Giuseppe Coccorullo, che ha annunciato il ritiro ufficiale dell'Ente dal coordinamento, denunciando apertamente come le "logiche di appartenenza" abbiano prevalso sul rilancio internazionale della destinazione come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Durissime le parole dei vertici del Parco, che hanno voluto marcare una netta distanza dai progetti formalizzati, precisando che nessuna delle attuali sigle rappresenta ufficialmente l'area protetta. Secondo Coccorullo, la frammentazione è una sconfitta collettiva figlia di una visione miope: l'Ente Parco ambiva a una governance unica capace di presentare il Cilento come un brand integrato, ma la resistenza dei sindaci e degli organismi intermedi ha trasformato la sfida turistica in una sterile occupazione di posizioni di potere. Il rischio concreto, ora, è quello di una promozione sovrapposta e inefficace proprio alla vigilia della stagione estiva 2026.
Cilento diviso sulla promozione: "fallimento" delle Dmo
Il risultato di settimane di mediazioni fallite è un "spezzatino" progettuale che rischia di confondere i mercati esteri. Da una parte prosegue il cammino di Cilento Autentico, guidata da Marco Sansiviero, che è tornata alla proposta originaria di inizio anno. Dall'altra si è consolidata la Dmo Cilento Vallo di Diano, sostenuta dalla Provincia e dall'Anci sotto la guida di Stefano Sansone, mentre resta in campo il raggruppamento coordinato da Michelangelo Lurgi. In questo caos di sigle, persino i grandi comuni si muovono in ordine sparso, come dimostra l'adesione di Capaccio Paestum alla Dmo della Piana del Sele.Durissime le parole dei vertici del Parco, che hanno voluto marcare una netta distanza dai progetti formalizzati, precisando che nessuna delle attuali sigle rappresenta ufficialmente l'area protetta. Secondo Coccorullo, la frammentazione è una sconfitta collettiva figlia di una visione miope: l'Ente Parco ambiva a una governance unica capace di presentare il Cilento come un brand integrato, ma la resistenza dei sindaci e degli organismi intermedi ha trasformato la sfida turistica in una sterile occupazione di posizioni di potere. Il rischio concreto, ora, è quello di una promozione sovrapposta e inefficace proprio alla vigilia della stagione estiva 2026.

