Come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino, la battaglia legale che vedeva contrapposti il colosso dell’illuminazione pubblica e il presidente del consiglio comunale di Cava de’ Tirreni, Antonio Barbuti, si è conclusa con una vittoria netta per quest'ultimo.
Il GIP, con un’ordinanza depositata il 31 marzo 2026, ha infatti archiviato il procedimento per diffamazione intentato dall'ATI Citelum-Gemmo. Le denunce del politico, che nell'agosto 2022 aveva usato toni durissimi per segnalare ombre sulla gestione del servizio venticinquennale, non solo non sono state ritenute calunniose, ma sono state confermate dai fatti.
I risvolti per le casse comunali sono stati tangibili: grazie a quel "grido d'allarme", l’Ente metelliano è riuscito a recuperare ben un milione e 800mila euro, ottenendo inoltre una decurtazione del canone di concessione. "È stata una sfida da Davide contro Golia", ha commentato Barbuti, assistito dall'avvocato Giovanni Del Vecchio, sottolineando come l’ordinanza del GIP riconosca la piena legittimità del suo ruolo di controllo e la fondatezza delle criticità esposte. Una sentenza che chiude una stagione di tensioni, trasformando un’accusa di diffamazione in una certificazione di buona politica a tutela del bene pubblico.
Il GIP, con un’ordinanza depositata il 31 marzo 2026, ha infatti archiviato il procedimento per diffamazione intentato dall'ATI Citelum-Gemmo. Le denunce del politico, che nell'agosto 2022 aveva usato toni durissimi per segnalare ombre sulla gestione del servizio venticinquennale, non solo non sono state ritenute calunniose, ma sono state confermate dai fatti.
Cava, archiviata la denuncia contro Barbuti
Al centro dello scontro c'erano le pesanti irregolarità tecniche e contabili sollevate da Barbuti, il quale aveva puntato il dito contro un subappalto alla Sedab Impianti giudicato non conforme agli accordi approvati dall'Assise, oltre a evidenziare una preoccupante carenza di controlli. Le sue dichiarazioni in aula hanno innescato una complessa attività istruttoria della Guardia di Finanza, durante la quale il consigliere è stato ascoltato più volte, producendo una documentazione così dettagliata da ribaltare completamente lo scenario giudiziario.I risvolti per le casse comunali sono stati tangibili: grazie a quel "grido d'allarme", l’Ente metelliano è riuscito a recuperare ben un milione e 800mila euro, ottenendo inoltre una decurtazione del canone di concessione. "È stata una sfida da Davide contro Golia", ha commentato Barbuti, assistito dall'avvocato Giovanni Del Vecchio, sottolineando come l’ordinanza del GIP riconosca la piena legittimità del suo ruolo di controllo e la fondatezza delle criticità esposte. Una sentenza che chiude una stagione di tensioni, trasformando un’accusa di diffamazione in una certificazione di buona politica a tutela del bene pubblico.

