Campania sotto assedio dei tir: nuova ondata di blocchi contro il caro carburante. Ecco perché protestano, quali strade sono interrotte e cosa rischia la regione

Lunedì 19 ottobre 2026 la Campania si è svegliata di nuovo sotto assedio. Dalla mezzanotte decine di mezzi pesanti hanno preso posizione sui principali snodi autostradali tra Napoli, Caserta e Salerno, rallentando o bloccando la circolazione e generando code chilometriche. La protesta degli autotrasportatori, a cui si sono uniti anche agricoltori e in alcuni casi pescatori, non è un’azione estemporanea: è la prosecuzione di una mobilitazione iniziata nei giorni scorsi e che continua a espandersi perché, secondo i protagonisti, «non si riesce più a lavorare».
Perché bloccano le strade: le ragioni profonde della protesta
Il cuore della rivolta è il caro carburante, in particolare il prezzo del gasolio. Per un’azienda di autotrasporto un pieno completo può arrivare a costare oltre duemila euro. In sei mesi, raccontano diversi camionisti, un trattore stradale ha pagato migliaia di euro in più solo di carburante. A questo si aggiungono i rincari energetici, i costi di manutenzione, le assicurazioni e i pedaggi autostradali che non scendono. Il risultato è un margine operativo che, per molte piccole e medie imprese del settore, è ormai azzerato o negativo.
Caro gasolio, in difficoltà anche gli agricoltori
Gli agricoltori condividono lo stesso dramma. Dopo un’estate particolarmente calda e secca che ha compromesso diversi raccolti, i costi di produzione (gasolio per i trattori, energia per le serre e i magazzini, fertilizzanti) sono schizzati in alto. Molti dicono di lavorare in perdita. Coldiretti Campania parla di una «tempesta perfetta» che sta mettendo in ginocchio intere filiere e chiede l’applicazione di misure europee che potrebbero ridurre fino al 70% il costo del carburante per l’agricoltura.
Le richieste di camionisti e agricoltori al Governo
I camionisti e gli agricoltori non chiedono solo un abbassamento immediato del prezzo del gasolio. Vogliono un tavolo strutturale con il Governo, interventi sulle accise, sostegni concreti alle imprese di trasporto e un riconoscimento del ruolo strategico dell’autotrasporto per l’intera economia. «Se si ferma il camion, si ferma il Paese», ripetono. Per questo, dopo le prime giornate di presidi, hanno deciso di tornare in strada con più decisione.
Le arterie bloccate o fortemente rallentate in Campania
Questa mattina la situazione è particolarmente critica su due grandi dorsali:
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Autostrada A1 Milano-Napoli: i punti più colpiti sono Napoli Nord, Caserta Nord, Caserta Sud e Caianello. Nella notte è stato chiuso temporaneamente il nodo di intersezione con l’A30 per chi proviene da Napoli. Si registrano code di circa due chilometri tra Villa Literno-Pomigliano e la barriera di Napoli Nord (direzione Roma) e altrettante tra Napoli Nord e Caserta Nord. A Caserta Sud la sede stradale risulta occupata dai mezzi.
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Autostrada A30 Caserta-Salerno: tensioni forti a Palma Campania, Nola, Nocera-Pagani e Sarno. Code di circa tre chilometri tra Maddaloni e il bivio con l’A1 in direzione Caserta. In diversi tratti i tir occupano una o due corsie, lasciando solo un passaggio ristretto.
Oltre alle autostrade, si segnalano rallentamenti e presidi anche su alcune arterie provinciali e strade di collegamento in Irpinia e nel Sannio, con ripercussioni sul traffico commerciale e pendolare. La Polizia Stradale e il personale di Autostrade per l’Italia sono presenti su tutti i punti caldi; le Prefetture monitorano l’evoluzione ora per ora.
Focus sulla provincia di Salerno e sull’area del Cilento
Nella provincia di Salerno la protesta ha toccato in particolare l’Agro Nocerino-Sarnese e la Piana del Sele, zone strategiche per i collegamenti verso il Cilento e il resto del Mezzogiorno.
Blocchi a Eboli, Sarno e Nocera-Pagani: gli svincoli più critici
I punti più critici sono:
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lo svincolo di Nocera-Pagani sull’A30, già chiuso temporaneamente nei giorni scorsi in entrambe le direzioni e oggi di nuovo sotto pressione;
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l’area di Sarno;
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lo svincolo di Eboli, snodo fondamentale per chi deve raggiungere la Piana del Sele e proseguire verso il Cilento. Qui si sono verificati rallentamenti e blocchi intermittenti, con chiusure temporanee disposte dalle autorità per evitare che la situazione degenerasse.
Nei giorni precedenti Autostrade aveva consigliato, in caso di chiusura di Nocera-Pagani, di uscire a Castel San Giorgio (provenendo da Salerno) o a Sarno (provenendo da Caserta). Oggi la situazione resta fluida e può cambiare rapidamente. Anche sull’A2 del Mediterraneo, nel tratto salernitano, non si esclude un allargamento della mobilitazione nelle prossime ore.
Supermercati, carburanti e merci: i rischi per i rifornimenti
Le conseguenze non sono solo code e ritardi. I supermercati della regione iniziano già a segnalare rifornimenti ridotti, soprattutto di frutta e verdura. Se i blocchi si protrarranno, il rischio è che la catena di distribuzione si inceppi ulteriormente: farmaci, prodotti freschi, carburanti e merci deperibili potrebbero arrivare in ritardo o non arrivare affatto. Le zone industriali e l’Interporto di Nola risentono già dei rallentamenti.
Traffico e viabilità: cosa devono sapere gli automobilisti
Per i pendolari e per chi deve spostarsi per lavoro o per motivi sanitari la giornata è particolarmente pesante. Chi è in viaggio è invitato a informarsi in tempo reale attraverso i canali ufficiali di Autostrade, le radio del traffico e le app di navigazione, e a considerare percorsi alternativi quando possibile.
Protesta dei tir, attesa per il 22 ottobre e per le risposte del Governo
La protesta non ha ancora una data di conclusione. Coldiretti ha annunciato una grande manifestazione regionale per giovedì 22 ottobre davanti alla sede della Regione Campania. I camionisti, dal canto loro, ripetono che continueranno finché non arriveranno risposte concrete. Intanto le istituzioni locali e nazionali sono sotto pressione: da un lato c’è il diritto di protesta di chi non riesce più a far quadrare i conti, dall’altro l’esigenza di garantire la circolazione delle merci e la vita quotidiana di milioni di cittadini.
La Campania, ancora una volta, si trova al centro di una mobilitazione che parla di costi, di lavoro e di un modello economico che, secondo chi è sceso in strada, non regge più.




