Pochi minuti dopo aver concluso il colloquio della Maturità 2026, Carmine Margarita di Cava de' Tirreni si è seduto davanti al pianoforte suonando una melodia di Beethoven. Lo riporta Il Mattino.
Carmine ha 19 anni, vive a Cava de' Tirreni ed è cieco dalla nascita. Nato prematuro, ha affrontato la scuola con la determinazione di chi non ha mai chiesto scorciatoie. Cammina con il bastone bianco, perché ha scelto di rinunciare al cane guida. Ha voluto conquistare da solo ogni metro della propria autonomia, trasformando anche il corridoio di una scuola in un piccolo traguardo quotidiano. Cinque anni fa, quando varcò per la prima volta la porta della presidenza del liceo classico "De Filippis-Galdi", quella storia era ancora tutta da scrivere.
Dietro quel diploma non ci sono soltanto interrogazioni, versioni di greco e traduzioni di latino. C'è un'intera scuola che ha deciso di cambiare se stessa. Grazie al sostegno della Fondazione Sinapsi, punto di riferimento internazionale per le tecnologie “assistive” degli ipovedenti, i docenti hanno imparato a utilizzare software dedicati, strumenti hardware e nuove modalità di insegnamento. Non è stato Carmine ad adattarsi alla scuola. È stata la scuola a crescere insieme a lui. "La sfida dell'inclusione è stata centrata pienamente - racconta la dirigente - Abbiamo rivoluzionato il modello didattico e ogni docente ha acquisito competenze che oggi rappresentano un patrimonio dell'intera comunità scolastica". Ma l'inclusione, quella autentica, non vive soltanto nelle tecnologie. Vive nelle persone. Per cinque anni la docente di sostegno Eliana Vitale ha chiesto ogni anno l'assegnazione sulla stessa cattedra pur di accompagnare Carmine fino al diploma. Una continuità educativa rara, costruita giorno dopo giorno, verifica dopo verifica, difficoltà dopo difficoltà. «È anche grazie a lei se oggi voglio iscrivermi a Lettere classiche - afferma il neo diplomato Carmine - Ricordo la sua infinita pazienza. Mi rispondeva sempre con grande garbo. L'umanità dei miei docenti è la cosa che mi ha colpito più di tutte».
L'umanità. È la parola che ritorna continuamente nei suoi ricordi. Come quando racconta le mattinate trascorse a tradurre Seneca al biennio. O come le serate al Teatro Verdi di Salerno. Dal secondo anno il liceo gli ha regalato un abbonamento alle prove generali delle opere liriche. Quando gli si chiede cosa farà domani, evita ogni enfasi. «Non mi faccio pronostici - conferma serafico - La vita è mutevole e non so cosa possa succedere. Il mio obiettivo è diventare un filologo e magari fare ricerca».
Carmine Margherita supera la Maturità con la melodia di Beethoven: il talento che “vede” oltre la disabilità
Alla fine non sono stati gli applausi a rompere il silenzio. È stato Beethoven. Pochi minuti dopo aver concluso il colloquio della Maturità, con il diploma finalmente conquistato, Carmine Margarita si è seduto davanti al pianoforte. Nell'aula erano rimaste una ventina di persone: i docenti, la dirigente scolastica, chi in questi cinque anni aveva condiviso con lui un percorso che nessuno avrebbe definito semplice. Le mani hanno cercato la tastiera con naturalezza. Poi le prime note del Chiaro di luna hanno riempito la stanza. Non era un'esibizione. Era un grazie. Un grazie pronunciato senza parole da un ragazzo che il mondo ha imparato a conoscerlo attraverso le mani, i suoni, le emozioni e le persone.Carmine ha 19 anni, vive a Cava de' Tirreni ed è cieco dalla nascita. Nato prematuro, ha affrontato la scuola con la determinazione di chi non ha mai chiesto scorciatoie. Cammina con il bastone bianco, perché ha scelto di rinunciare al cane guida. Ha voluto conquistare da solo ogni metro della propria autonomia, trasformando anche il corridoio di una scuola in un piccolo traguardo quotidiano. Cinque anni fa, quando varcò per la prima volta la porta della presidenza del liceo classico "De Filippis-Galdi", quella storia era ancora tutta da scrivere.
Dietro quel diploma non ci sono soltanto interrogazioni, versioni di greco e traduzioni di latino. C'è un'intera scuola che ha deciso di cambiare se stessa. Grazie al sostegno della Fondazione Sinapsi, punto di riferimento internazionale per le tecnologie “assistive” degli ipovedenti, i docenti hanno imparato a utilizzare software dedicati, strumenti hardware e nuove modalità di insegnamento. Non è stato Carmine ad adattarsi alla scuola. È stata la scuola a crescere insieme a lui. "La sfida dell'inclusione è stata centrata pienamente - racconta la dirigente - Abbiamo rivoluzionato il modello didattico e ogni docente ha acquisito competenze che oggi rappresentano un patrimonio dell'intera comunità scolastica". Ma l'inclusione, quella autentica, non vive soltanto nelle tecnologie. Vive nelle persone. Per cinque anni la docente di sostegno Eliana Vitale ha chiesto ogni anno l'assegnazione sulla stessa cattedra pur di accompagnare Carmine fino al diploma. Una continuità educativa rara, costruita giorno dopo giorno, verifica dopo verifica, difficoltà dopo difficoltà. «È anche grazie a lei se oggi voglio iscrivermi a Lettere classiche - afferma il neo diplomato Carmine - Ricordo la sua infinita pazienza. Mi rispondeva sempre con grande garbo. L'umanità dei miei docenti è la cosa che mi ha colpito più di tutte».
L'umanità. È la parola che ritorna continuamente nei suoi ricordi. Come quando racconta le mattinate trascorse a tradurre Seneca al biennio. O come le serate al Teatro Verdi di Salerno. Dal secondo anno il liceo gli ha regalato un abbonamento alle prove generali delle opere liriche. Quando gli si chiede cosa farà domani, evita ogni enfasi. «Non mi faccio pronostici - conferma serafico - La vita è mutevole e non so cosa possa succedere. Il mio obiettivo è diventare un filologo e magari fare ricerca».

