Offese sessiste e insulti alla neo-comandante della Polizia Locale del Comune di Camposano, in provincia di Napoli: "Promossa perché bona"; "Qui pelo ci cova"; "Informate la moglie del sindaco". Scatta la denuncia. Il sindaco Csa condanna: "Frasi diffamatorie inaccettabili, ci costituiremo parte civile".
L'origine della vicenda risale a un post pubblicato da Carmela Rescigno, figura politica attualmente affiliata con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Pur non contenendo commenti sessisti contro la comandante, il testo criticava direttamente l'amministrazione comunale, sottolineando presunte irregolarità riguardo ai segni distintivi dell'uniforme. Rescigno ha precisato di non avere nulla contro la neo-comandante, ma ha messo in discussione l'attribuzione del grado di capitano a una dipendente inserita nell'Area degli Istruttori (ex categoria C), considerandolo contrario alle norme regionali vigenti.
Nonostante il contenuto del messaggio politico fosse esplicitamente legato a questioni legislative e amministrative, il dibattito degenerato sui social ha dato vita a una vera e propria gogna mediatica, con epicentro di attacchi personali e denigrazioni sessiste. Il CSA ha espresso preoccupazione per questa escalation, ribadendo il valore simbolico e morale della divisa e affermando: "Chi ha dato avvio a questa campagna mediatica non ha tenuto conto che dietro quella divisa c’è una donna, una lavoratrice e una madre". Il sindacato ha inoltre precisato che le critiche politiche sono legittime se effettuate nel contesto di un confronto civile, ma non possono tollerarsi l'uso del sessismo e degli insulti per motivazioni personali. Il CSA ha annunciato l'intenzione di costituirsi parte civile per tutelare i diritti della comandante in caso di azioni legali. Ha concluso denunciando il fenomeno del populismo digitale, colpevole di calpestare la dignità e il rispetto verso chi serve le istituzioni con dedizione e sacrificio.
Camposano, insulti alla nuova comandante della Polizia Locale
Offese sessiste alla nuova comandante della Polizia Locale del Comune di Camposano, nei pressi di Napoli, stanno alimentando un acceso dibattito. Promossa al grado di capitano dal sindaco Francesco Barbato, la dirigente dei caschi bianchi è stata presa di mira sui social con commenti volgari e discriminatori quali "Qui pelo ci cova", "Forse perché è bonazza", "Verificare subito grado di parentela e informare la moglie del sindaco" e "Al nord non sarebbe possibile questa cosa". Di fronte a questo scenario, è scattata una denuncia formale. Il sindacato CSA, rappresentante preminente della Polizia Locale, si è espresso con fermezza in una nota ufficiale della segreteria provinciale di Napoli, esprimendo totale solidarietà alla comandante e condannando l'ondata di attacchi sessisti ricevuti attraverso i social network. Il sindacato ha dichiarato: "Quanto accaduto è inaccettabile".L'origine della vicenda risale a un post pubblicato da Carmela Rescigno, figura politica attualmente affiliata con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Pur non contenendo commenti sessisti contro la comandante, il testo criticava direttamente l'amministrazione comunale, sottolineando presunte irregolarità riguardo ai segni distintivi dell'uniforme. Rescigno ha precisato di non avere nulla contro la neo-comandante, ma ha messo in discussione l'attribuzione del grado di capitano a una dipendente inserita nell'Area degli Istruttori (ex categoria C), considerandolo contrario alle norme regionali vigenti.
Nonostante il contenuto del messaggio politico fosse esplicitamente legato a questioni legislative e amministrative, il dibattito degenerato sui social ha dato vita a una vera e propria gogna mediatica, con epicentro di attacchi personali e denigrazioni sessiste. Il CSA ha espresso preoccupazione per questa escalation, ribadendo il valore simbolico e morale della divisa e affermando: "Chi ha dato avvio a questa campagna mediatica non ha tenuto conto che dietro quella divisa c’è una donna, una lavoratrice e una madre". Il sindacato ha inoltre precisato che le critiche politiche sono legittime se effettuate nel contesto di un confronto civile, ma non possono tollerarsi l'uso del sessismo e degli insulti per motivazioni personali. Il CSA ha annunciato l'intenzione di costituirsi parte civile per tutelare i diritti della comandante in caso di azioni legali. Ha concluso denunciando il fenomeno del populismo digitale, colpevole di calpestare la dignità e il rispetto verso chi serve le istituzioni con dedizione e sacrificio.

