Torna al lavoro con alcuni giorni di ritardo per assistere la madre affetta da tumore: 55enne licenziata a Belluno

Torna al lavoro con alcuni giorni di ritardo per assistere la madre affetta da tumore: 55enne licenziata in provincia di Belluno.
Non hanno avuto esito positivo né le spiegazioni fornite dalla lavoratrice né le proposte per arrivare a una mediazione, compresa la disponibilità ad accettare provvedimenti disciplinari o sanzioni economiche. A portare all’attenzione pubblica la vicenda è la Fiom Cgil, che solleva anche il dubbio che la posizione rigida assunta nei confronti della 55enne, alle prese con una situazione familiare particolarmente delicata, possa essere collegata alla sua iscrizione al sindacato e al precedente incarico nella Rsu.
«Riteniamo la sanzione eccessiva: non è accettabile interrompere il rapporto di lavoro senza considerare né il fatto che l’assenza fosse stata concordata con il proprio responsabile né le motivazioni familiari alla base della richiesta», afferma Stefano Bona, segretario generale della Fiom di Belluno. «È necessario ricostruire con precisione le comunicazioni avvenute tra la lavoratrice e il caporeparto. Su un aspetto, però, il sindacato non intende fare passi indietro: il provvedimento deve essere commisurato al comportamento contestato e, nell’eventuale scelta della sanzione, devono essere valutate anche le circostanze che hanno portato all’assenza».
«Le grandi aziende si presentano spesso attraverso codici etici e certificazioni sulla parità di genere – osserva Denise Casanova, segretaria generale della Cgil di Belluno – ma quando si presenta una difficoltà la risposta è questa. Le norme vanno rispettate, ma non possono essere messi da parte il buon senso e il principio di proporzionalità».
Le organizzazioni sindacali sollecitano quindi l’apertura immediata di un confronto. La segretaria della Cgil di Belluno intende inoltre trasferire la questione a livello nazionale e fa sapere che verrà cercato un nuovo confronto con l’amministratore delegato Nocivelli. Nel frattempo, nello stabilimento di Limana il clima continua a essere teso, anche dopo le due ore di sciopero proclamate nei giorni scorsi dalla Fiom Cgil per manifestare solidarietà alla lavoratrice licenziata.
Torna al lavoro con alcuni giorni di ritardo per assistere la madre affetta da tumore: 55enne licenziata a Belluno
La madre, che vive in Romania, scopre di avere un tumore e Liliana, dipendente della Epta Costan di Limana, nel Bellunese, chiede al proprio responsabile di poter posticipare di sei giorni il rientro dopo le ferie. Come previsto dalla prassi interna dell’azienda, la richiesta viene comunicata a voce e non attraverso una comunicazione scritta. Quando però la donna torna sul posto di lavoro, già segnata dalla situazione della madre e dall’ansia di doverla lasciare da sola, si trova davanti una contestazione per assenza ingiustificata relativa al periodo compreso tra il 24 agosto e il primo settembre, successivo alla conclusione delle ferie collettive. L’azienda non accoglie alcuna giustificazione e richiama quanto stabilito dal contratto nazionale dei metalmeccanici: avendo oltrepassato i quattro giorni di assenza ingiustificata, la dipendente viene licenziata con effetto immediato, dopo undici anni di servizio senza precedenti disciplinari.Non hanno avuto esito positivo né le spiegazioni fornite dalla lavoratrice né le proposte per arrivare a una mediazione, compresa la disponibilità ad accettare provvedimenti disciplinari o sanzioni economiche. A portare all’attenzione pubblica la vicenda è la Fiom Cgil, che solleva anche il dubbio che la posizione rigida assunta nei confronti della 55enne, alle prese con una situazione familiare particolarmente delicata, possa essere collegata alla sua iscrizione al sindacato e al precedente incarico nella Rsu.
«Riteniamo la sanzione eccessiva: non è accettabile interrompere il rapporto di lavoro senza considerare né il fatto che l’assenza fosse stata concordata con il proprio responsabile né le motivazioni familiari alla base della richiesta», afferma Stefano Bona, segretario generale della Fiom di Belluno. «È necessario ricostruire con precisione le comunicazioni avvenute tra la lavoratrice e il caporeparto. Su un aspetto, però, il sindacato non intende fare passi indietro: il provvedimento deve essere commisurato al comportamento contestato e, nell’eventuale scelta della sanzione, devono essere valutate anche le circostanze che hanno portato all’assenza».
«Le grandi aziende si presentano spesso attraverso codici etici e certificazioni sulla parità di genere – osserva Denise Casanova, segretaria generale della Cgil di Belluno – ma quando si presenta una difficoltà la risposta è questa. Le norme vanno rispettate, ma non possono essere messi da parte il buon senso e il principio di proporzionalità».
Le organizzazioni sindacali sollecitano quindi l’apertura immediata di un confronto. La segretaria della Cgil di Belluno intende inoltre trasferire la questione a livello nazionale e fa sapere che verrà cercato un nuovo confronto con l’amministratore delegato Nocivelli. Nel frattempo, nello stabilimento di Limana il clima continua a essere teso, anche dopo le due ore di sciopero proclamate nei giorni scorsi dalla Fiom Cgil per manifestare solidarietà alla lavoratrice licenziata.




