Nel processo per presunti appalti pilotati al Comune di Capaccio Paestum il ruolo di Andrea Campanile, ex capostaff di Franco Alfieri, è stato definito dall’accusa come quello di «longa manus» dell’ex primo cittadino, con compiti di gestione dei contatti e delle relazioni con terzi nell’ambito delle procedure finite sotto inchiesta come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
L’udienza di giovedì presso il Tribunale di Vallo della Lucania si è aperta con una questione pregiudiziale sollevata dalla difesa. L’avvocato Cecchino Cacciatore ha depositato una memoria contestando il carattere indiscriminato del sequestro di telefoni cellulari, hard disk e supporti digitali, richiamando il principio di proporzionalità e la tutela della corrispondenza digitale. Il collegio presieduto dal presidente Vincenzo Pellegrino ha ritenuto la questione non rilevante, richiamando valutazioni già espresse in precedenza.
Successivamente è iniziato l’esame dei testi. Il colonnello Massimo Otranto, firmatario dell’informativa investigativa, ha illustrato le fonti a sostegno dell’accusa: dichiarazioni di persone informate sui fatti, in primis Carmine Pagano, analisi dei dispositivi sequestrati e contenuti digitali acquisiti. Fondamentali per l’accusa sono state le intercettazioni telefoniche e ambientali, ritenute determinanti per ricostruire i rapporti tra gli imputati e le presunte ingerenze di Alfieri nella gestione delle gare.
Durante l’udienza sono stati richiamati documenti progettuali rinvenuti sul computer di Greco e riferibili alla Dervit Project, con date antecedenti alla pubblicazione ufficiale dei bandi e contenuti in parte sovrapponibili a quelli pubblicati successivamente sul sito del Comune. Per l’accusa, tali elementi evidenziano possibili irregolarità nelle procedure di gara.
Il dibattimento ha inoltre affrontato la trascrizione delle intercettazioni. Il controesame del colonnello Otranto è stato fissato per il 26 marzo.
Appalti sospetti a Capaccio Paestum, le ultime novità
Oltre ad Alfieri, sono imputati la sorella Elvira Alfieri, lo stesso Campanile, il funzionario comunale Carmine Greco, Vittorio De Rosa e Alfonso D'Auria.L’udienza di giovedì presso il Tribunale di Vallo della Lucania si è aperta con una questione pregiudiziale sollevata dalla difesa. L’avvocato Cecchino Cacciatore ha depositato una memoria contestando il carattere indiscriminato del sequestro di telefoni cellulari, hard disk e supporti digitali, richiamando il principio di proporzionalità e la tutela della corrispondenza digitale. Il collegio presieduto dal presidente Vincenzo Pellegrino ha ritenuto la questione non rilevante, richiamando valutazioni già espresse in precedenza.
Successivamente è iniziato l’esame dei testi. Il colonnello Massimo Otranto, firmatario dell’informativa investigativa, ha illustrato le fonti a sostegno dell’accusa: dichiarazioni di persone informate sui fatti, in primis Carmine Pagano, analisi dei dispositivi sequestrati e contenuti digitali acquisiti. Fondamentali per l’accusa sono state le intercettazioni telefoniche e ambientali, ritenute determinanti per ricostruire i rapporti tra gli imputati e le presunte ingerenze di Alfieri nella gestione delle gare.
Durante l’udienza sono stati richiamati documenti progettuali rinvenuti sul computer di Greco e riferibili alla Dervit Project, con date antecedenti alla pubblicazione ufficiale dei bandi e contenuti in parte sovrapponibili a quelli pubblicati successivamente sul sito del Comune. Per l’accusa, tali elementi evidenziano possibili irregolarità nelle procedure di gara.
Il dibattimento ha inoltre affrontato la trascrizione delle intercettazioni. Il controesame del colonnello Otranto è stato fissato per il 26 marzo.

