Avrebbero contribuito ad agevolare la latitanza dei vertici del clan Fezza-De Vivo di Pagani: quattro persone finiscono a processo. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
A dover comparire davanti al giudice sono un 40enne di Serino, già noto per precedenti legati alla droga, un 47enne di Pagani, un 29enne, anch'egli residente a Serino, e un 50enne della provincia irpina. Secondo l'accusa, ciascuno con compiti differenti, avrebbe fornito sostegno ai due esponenti di vertice della cosca, contribuendo a nasconderli e a consentire loro di sottrarsi alla cattura.
Per tutti l'imputazione è di favoreggiamento aggravato dall'agevolazione mafiosa. La ricostruzione della procura sostiene che, per circa una settimana, tra Aiello del Sabato e Serino, i quattro avrebbero garantito copertura alla fuga di De Vivo e Fezza, destinatari della prima ordinanza cautelare richiesta dalla Dda di Salerno, rappresentata in quel procedimento dal sostituto procuratore Elena Guarino. Il provvedimento risale al 2 dicembre 2022, mentre la cattura dei due paganesi arrivò l'11 dicembre.
L'arresto fu eseguito grazie a un'operazione congiunta della Squadra Mobile di Avellino e di quella di Salerno, con il supporto dei carabinieri del Reparto territoriale di Nocera Inferiore. L'attività investigativa si inseriva nella maxi-inchiesta sul clan paganese e sul gruppo guidato da Rosario Giugliano, ex esponente della Nuova Famiglia e già killer.
Stando a quanto successivamente riconosciuto nei procedimenti celebrati tra Nocera Inferiore e Salerno, le due organizzazioni avevano stretto un'alleanza, arrivando a consolidare il proprio controllo sul traffico di stupefacenti e sulle attività estorsive in gran parte dell'area settentrionale della provincia di Salerno.
La prima conferma giudiziaria dell'esistenza del clan "Fezza-De Vivo" arrivò con la sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Nocera Inferiore. In quell'occasione furono inflitte tredici condanne, tra cui quelle nei confronti di Andrea De Vivo e Francesco Fezza, riconosciuti responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso oltre che di numerosi altri reati collegati. L'indagine aveva preso in esame fatti avvenuti tra il 2019 e il 2021.
A contribuire alla ricostruzione della struttura e delle strategie criminali del gruppo fu, oltre al materiale raccolto dagli investigatori, anche lo stesso Rosario Giugliano, divenuto collaboratore di giustizia.
Negli anni successivi, la Dda Antimafia ha ottenuto ulteriori misure cautelari nei confronti di altri appartenenti al clan, ma anche di presunti complici e persone accusate di averne favorito le attività, coinvolgendo non soltanto Pagani ma anche diversi comuni dell'Agro nocerino.
L'ultimo procedimento, in particolare, coinvolge più di 80 imputati e la relativa udienza preliminare è attesa nelle prossime settimane al Tribunale di Salerno. Per i quattro presunti fiancheggiatori accusati di aver favorito la fuga dei vertici del clan paganese, adesso, si apre dunque il rischio di dover rispondere in giudizio dell'accusa di favoreggiamento.
«Agevolarono la latitanza dei boss di Pagani»: in 4 finiscono a giudizio
Avrebbero contribuito a proteggere la latitanza di Andrea De Vivo e Francesco Fezza, ritenuti dalla Dda Antimafia di Salerno, i vertici del clan Fezza-De Vivo di Pagani. Per quattro persone si apre ora la strada del processo, dopo la notifica del decreto di citazione diretta a giudizio disposto dalla procura di Avellino. L'udienza predibattimentale è stata fissata per il 16 settembre.A dover comparire davanti al giudice sono un 40enne di Serino, già noto per precedenti legati alla droga, un 47enne di Pagani, un 29enne, anch'egli residente a Serino, e un 50enne della provincia irpina. Secondo l'accusa, ciascuno con compiti differenti, avrebbe fornito sostegno ai due esponenti di vertice della cosca, contribuendo a nasconderli e a consentire loro di sottrarsi alla cattura.
Per tutti l'imputazione è di favoreggiamento aggravato dall'agevolazione mafiosa. La ricostruzione della procura sostiene che, per circa una settimana, tra Aiello del Sabato e Serino, i quattro avrebbero garantito copertura alla fuga di De Vivo e Fezza, destinatari della prima ordinanza cautelare richiesta dalla Dda di Salerno, rappresentata in quel procedimento dal sostituto procuratore Elena Guarino. Il provvedimento risale al 2 dicembre 2022, mentre la cattura dei due paganesi arrivò l'11 dicembre.
L'arresto fu eseguito grazie a un'operazione congiunta della Squadra Mobile di Avellino e di quella di Salerno, con il supporto dei carabinieri del Reparto territoriale di Nocera Inferiore. L'attività investigativa si inseriva nella maxi-inchiesta sul clan paganese e sul gruppo guidato da Rosario Giugliano, ex esponente della Nuova Famiglia e già killer.
Stando a quanto successivamente riconosciuto nei procedimenti celebrati tra Nocera Inferiore e Salerno, le due organizzazioni avevano stretto un'alleanza, arrivando a consolidare il proprio controllo sul traffico di stupefacenti e sulle attività estorsive in gran parte dell'area settentrionale della provincia di Salerno.
La prima conferma giudiziaria dell'esistenza del clan "Fezza-De Vivo" arrivò con la sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Nocera Inferiore. In quell'occasione furono inflitte tredici condanne, tra cui quelle nei confronti di Andrea De Vivo e Francesco Fezza, riconosciuti responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso oltre che di numerosi altri reati collegati. L'indagine aveva preso in esame fatti avvenuti tra il 2019 e il 2021.
A contribuire alla ricostruzione della struttura e delle strategie criminali del gruppo fu, oltre al materiale raccolto dagli investigatori, anche lo stesso Rosario Giugliano, divenuto collaboratore di giustizia.
Negli anni successivi, la Dda Antimafia ha ottenuto ulteriori misure cautelari nei confronti di altri appartenenti al clan, ma anche di presunti complici e persone accusate di averne favorito le attività, coinvolgendo non soltanto Pagani ma anche diversi comuni dell'Agro nocerino.
L'ultimo procedimento, in particolare, coinvolge più di 80 imputati e la relativa udienza preliminare è attesa nelle prossime settimane al Tribunale di Salerno. Per i quattro presunti fiancheggiatori accusati di aver favorito la fuga dei vertici del clan paganese, adesso, si apre dunque il rischio di dover rispondere in giudizio dell'accusa di favoreggiamento.

