Scuola e integrazione, De Luca: sì al divieto del volto coperto, dubbi sul tetto del 30% di alunni stranieri

Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca interviene sulle nuove misure approvate dal Governo in materia di scuola e integrazione, distinguendo nettamente tra il divieto di presentarsi negli istituti con il volto coperto e le nuove regole sulla composizione delle classi.
Durante la sua consueta trasmissione settimanale, De Luca si è detto favorevole alla prima misura, arrivando a sostenere che il divieto potrebbe essere esteso anche oltre gli ambienti scolastici. La posizione è stata espressa il 25 settembre, all’indomani dell’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto scuola.
De Luca: favorevole al divieto del volto coperto
Sul tema del riconoscimento del volto, il primo cittadino ha espresso una posizione chiara: si è detto "assolutamente d’accordo" con il divieto previsto nelle scuole e favorevole a una sua applicazione anche all’esterno degli istituti.
Il provvedimento approvato dal Governo vieta, salvo specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza, di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto o comunque in una maniera che ne impedisca il riconoscimento.
Il tetto del 30% nelle classi: le perplessità del sindaco
Più articolata la posizione di De Luca sulla norma che introduce un limite del 30% in determinate classi prime. Il sindaco ha definito la misura "estremamente problematica", sostenendo che il tema dell’integrazione vada affrontato senza ignorare né le preoccupazioni di alcune famiglie né il rischio di produrre discriminazioni nei confronti dei bambini.
Il decreto, nello specifico, prevede dalla scuola 2027/2028 un limite del 30% nelle classi prime della primaria per gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia o non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Per le secondarie il limite riguarda gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni del sistema scolastico nazionale. Non si tratta quindi indistintamente di tutti gli alunni stranieri o “extracomunitari”.
“Un bambino resta un bambino”
De Luca ha insistito soprattutto sull’aspetto umano della questione. Pur riconoscendo che possano esistere situazioni di disagio nelle famiglie quando la presenza di studenti provenienti da altri Paesi è molto elevata, ha sottolineato come sarebbe altrettanto problematico adottare atteggiamenti discriminatori verso bambini e ragazzi.
Il sindaco ha richiamato, in particolare, il caso degli alunni provenienti da famiglie islamiche, osservando che la loro origine o religione non dovrebbe tradursi in una discriminazione nell’accesso alla scuola e alla vita della classe.
I problemi organizzativi
Tra le perplessità sollevate anche quelle di carattere pratico. De Luca ha chiesto come possa essere concretamente applicato il tetto numerico nei territori in cui la distribuzione degli studenti rende difficile formare classi alternative.
Ha inoltre richiamato la necessità di garantire un numero adeguato di docenti e strumenti per l’apprendimento della lingua italiana. Secondo il sindaco, la frequentazione quotidiana con gli altri bambini può favorire proprio l’acquisizione più rapida della lingua e l’integrazione scolastica.
La posizione espressa da De Luca separa quindi due aspetti del provvedimento: sostegno al divieto di coprire il volto negli istituti e maggiori riserve sulla definizione numerica della composizione delle classi.




