Cronaca

Unisa, illustrate le novità emerse dagli scavi archeologici di Caselle in Pittari

Alessia Benincasa
Unisa, illustrate le novità emerse dagli scavi archeologici di Caselle in Pittari
Le recenti evidenze rinvenute nel santuario dell’antico insediamento di Caselle in Pittari, nell’area interna del Golfo di Policastro, offrono nuovi elementi di particolare interesse per approfondire la dimensione religiosa dell’Italia precedente alla romanizzazione.

Unisa, illustrate le novità emerse dagli scavi archeologici di Caselle in Pittari

Le recenti evidenze rinvenute nel santuario dell’antico insediamento di Caselle in Pittari, nell’area interna del Golfo di Policastro, offrono nuovi elementi di particolare interesse per approfondire la dimensione religiosa dell’Italia precedente alla romanizzazione. Nella mattinata di martedì 29 settembre, nella Sala Stampa “B. Agnes” del campus universitario di Fisciano, sono stati illustrati i risultati delle attività archeologiche svolte dall’Università degli Studi di Salerno nell’antico centro lucano.

La campagna di ricerca, che ha prodotto informazioni significative per lo studio delle pratiche religiose delle popolazioni italiche, è stata realizzata dagli studiosi del Laboratorio di Archeologia Classica “Mario Napoli”, grazie alla concessione del Ministero della Cultura e attraverso una collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino. All’incontro hanno preso parte, per i saluti istituzionali, il Rettore dell’Università di Salerno Virgilio D’Antonio e Teresa Elena Cinquantaquattro, Dirigente del Servizio II - Scavi e tutela del patrimonio archeologico della DGABAP del Ministero della Cultura.

“Si tratta di un’attività di ricerca alla quale il nostro Ateneo è particolarmente affezionato – ha affermato in apertura il Rettore D’Antonio –. Il sito di Caselle in Pittari rappresenta uno degli scavi più rappresentativi della nostra tradizione archeologica. Le evidenze presentate oggi costituiscono una scoperta di notevole importanza e consentono di riconsiderare alcuni aspetti dei culti italici preromani. Per questo motivo siamo particolarmente soddisfatti”, ha concluso.

Teresa Elena Cinquantaquattro ha evidenziato l’importanza dell’indagine archeologica: “Questa ricerca prende avvio da una concessione concessa dal Ministero all’Università per svolgere attività scientifiche nel sito, che ha restituito elementi innovativi sotto diversi profili, dall’organizzazione urbanistica alla cultura materiale, dall’epigrafia allo studio delle religioni. L’ampia quantità di iscrizioni rinvenute consente di approfondire la ritualità delle comunità italiche e di gettare nuova luce sulle forme della religiosità antica”.

Nel corso dell’apertura dei lavori sono intervenuti anche Armando Bisogno, Direttore del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale DiSPaC dell’UNISA, Giampiero Nuzzo, sindaco di Caselle in Pittari, e Salvatore Angione, Direttore generale della BCC Magna Grecia. Tutti hanno evidenziato l’importanza della collaborazione tra le diverse istituzioni che ha accompagnato lo sviluppo dell’intero progetto di ricerca.

Il focus dell’incontro è stato dedicato alla presentazione dei risultati dello studio. A illustrarli sono state la Soprintendente ABAP di Salerno e Avellino Anna Onesti, la Funzionaria Archeologa responsabile dell’area Elena Russo e i ricercatori dell’Università Maria Luigia Rizzo, Michele Scafuro e Antonia Serritella.

“Le evidenze emerse dalle nuove attività archeologiche condotte nell’abitato di Caselle in Pittari consentono di aprire nuovi filoni di studio sulla religiosità dell’Italia preromana. Questo risultato è frutto della consolidata collaborazione tra la Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino e l’Università degli Studi di Salerno – ha dichiarato la Soprintendente Anna Onesti –. Si tratta di un risultato straordinario, reso possibile dalla lungimiranza di coloro che negli anni passati hanno riconosciuto le potenzialità archeologiche di questo territorio, a cominciare dalla Soprintendente Giuliana Tocco e dalla dottoressa Antonella Fiammenghi, che ricordiamo con grande affetto. Oggi possiamo vedere gli effetti degli investimenti strategici sostenuti dal Ministero della Cultura e comprendere come una vicenda storica di tale rilievo possa essere riportata alla luce anche in un piccolo centro delle aree interne. Questo patrimonio costituisce una risorsa essenziale per favorire lo sviluppo culturale ed economico di Caselle in Pittari e dell’intero territorio”.

“Quella appena conclusa è stata una campagna di ricerca di particolare importanza – ha spiegato la professoressa Serritella –. Il ritrovamento di diverse iscrizioni all’interno del santuario, insieme alla presenza di spazi chiaramente riconducibili alle pratiche rituali, consente di rileggere sotto una nuova prospettiva il passato del sito. Le iscrizioni appartengono all’ambito linguistico italico. Le divinità individuate sono otto e comprendono figure che vanno da Cerere alle Ninfe legate alla pioggia e alle sorgenti. Prima di queste scoperte, i loro nomi erano conosciuti esclusivamente grazie alla Tavola di Agnone, risalente alla fine dell’Ottocento. Il fatto di averle rinvenute a Caselle all’interno di un contesto archeologico che permette di stabilirne cronologia e collocazione precisa apre nuove possibilità di ricerca sulla complessità della religiosità italica”, ha concluso.

Scheda di presentazione dei risultati

Le attività archeologiche svolte nel 2026 dall’Università degli Studi di Salerno hanno portato alla luce strutture con funzione rituale e numerose iscrizioni, fornendo testimonianze relative a divinità già note attraverso la celebre Tavola di Agnone, proveniente dall’area interna del Sannio.

Il luogo di culto, integrato nell’organizzazione urbana dell’insediamento, è articolato su due livelli terrazzati. Davanti alla struttura quadrangolare pavimentata della terrazza inferiore sono stati rinvenuti un pozzo, verosimilmente collegato alle pratiche rituali, e diverse basi destinate agli altari.

Su un’ansa di brocca sono leggibili le iscrizioni ANAFRISS, [P]ATANAI e [D]IUMPAIS, mentre sul lato di una piccola figura in terracotta, probabilmente femminile, compare la scritta FLUUSAI. A queste testimonianze si aggiungono KERE, collegabile a Cerere, ANTER STAT[…], riferibile ad Anter Stata, [IU]VEIS, associabile a Giove, e ASANAS, corrispondente alla denominazione dorica di Atena.

Il raffronto con la Tavola di Agnone consente di individuare rapporti tra le divinità presenti. La lamina bronzea descrive infatti uno spazio sacro dedicato a Cerere, elenca diverse divinità e altari e stabilisce le modalità dei sacrifici. Diumpais, associata alle Ninfe, Anafriss, interpretata come potenza connessa alla pioggia, e Fluusa, identificata con Flora, risultano direttamente collegate alla sfera di Cerere.

Rimane invece ancora oggetto di discussione il ruolo attribuibile a Patanai. Nel santuario di Caselle assume particolare rilievo anche Anter Stata: il nome, conservato solo parzialmente nella formula ANTER STAT[…], trova un parallelo nella Tavola di Agnone. Secondo una parte degli studiosi, questa divinità potrebbe essere collegata alla protezione del parto, suggerendo così che alla fertilità del terreno fosse associata anche la tutela della nascita e della prosecuzione della comunità.

Particolarmente interessante è anche la sequenza cronologica. I contesti archeologici individuati a Caselle sono databili tra la conclusione del IV secolo e l’inizio del III secolo a.C., mentre la Tavola di Agnone viene generalmente collocata intorno al 200-150 a.C. nell’edizione di Imagines Italicae. In base a questa cronologia, le testimonianze provenienti dalla Lucania risultano quindi anteriori di circa un secolo, o anche più, rispetto al documento sannitico.

La presenza di queste divinità amplia pertanto l’area geografica nella quale erano finora documentati culti soprattutto riconducibili alla tradizione del santuario di Capracotta, offrendo nuovi elementi per ricostruire l’evoluzione della religiosità delle popolazioni italiche.

Anche l’acqua sembra avere avuto un ruolo significativo nel santuario di Caselle. Oltre al pozzo, nell’area sacra sono state individuate una fontana e diverse canalizzazioni alimentate da una sorgente. Alcuni frammenti recanti iscrizioni sono stati recuperati in una zona nella quale gli archeologi ipotizzano la presenza di un piccolo bacino d’acqua.

L’insieme di questi elementi lascia ipotizzare un coinvolgimento dell’acqua nelle attività rituali e la possibile compresenza di culti differenti ma collegati tra loro. Saranno le successive fasi di studio e scavo a consentire di definire con maggiore precisione le funzioni degli spazi e le modalità delle cerimonie.

Un altro aspetto di particolare interesse riguarda il sistema di scrittura utilizzato per i nomi divini confrontabili con quelli attestati ad Agnone. Le iscrizioni presentano infatti l’alfabeto osco di tradizione settentrionale, derivato dalla matrice etrusca, differente rispetto alla tradizione alfabetica greca maggiormente diffusa nell’area osca della Lucania meridionale.

La combinazione tra le denominazioni delle divinità e le forme grafiche adottate testimonia l’esistenza di rapporti culturali e religiosi sviluppatisi attraverso l’Appennino. Il santuario di Caselle restituisce quindi non soltanto i nomi delle divinità, ma anche gli ambienti e gli strumenti utilizzati nei culti, offrendo nuove informazioni utili alla ricostruzione di un sistema religioso probabilmente condiviso tra differenti comunità italiche.

Prossimi appuntamenti

Il 7, 8 e 9 ottobre 2026, presso l’Università degli Studi di Salerno, si svolgerà il primo convegno interamente dedicato alle ricerche archeologiche condotte a Caselle in Pittari. L’appuntamento consentirà di analizzare gli esiti delle campagne di scavo e di approfondire, anche alla luce delle nuove iscrizioni emerse, la natura dei rituali e le funzioni degli spazi individuati.
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