Inchiesta

Social media: molti ne hanno abbastanza

Per anni cancellarsi dai social network è sembrato quasi un gesto radicale. Facebook, Instagram, TikTok e le altre piattaforme sono diventate progressivamente non soltanto luoghi di intrattenimento, ma spazi nei quali informarsi, lavorare, mantenere relazioni e costruire una parte della propria identità

Maria Chiara Niglio
Social media: molti ne hanno abbastanza

Per anni cancellarsi dai social network è sembrato quasi un gesto radicale. Facebook, Instagram, TikTok e le altre piattaforme sono diventate progressivamente non soltanto luoghi di intrattenimento, ma spazi nei quali informarsi, lavorare, mantenere relazioni e costruire una parte della propria identità.

Oggi, però, qualcosa sembra iniziare a cambiare.

Sempre più persone scelgono di ridurre il tempo trascorso sui social, cancellare alcune applicazioni dal telefono o, in alcuni casi, abbandonare completamente le piattaforme. Non si tratta necessariamente di un rifiuto della tecnologia. Piuttosto, sembra emergere una nuova esigenza: tornare a decidere quanto spazio concederle nella propria vita.

I dati italiani fotografano chiaramente questo fenomeno. Secondo il 21° Rapporto sulla comunicazione del Censis, il 38,1% degli italiani ha sentito almeno una volta l'esigenza di fare una forma di “social detox”, limitando il tempo trascorso sulle piattaforme, disinstallando le applicazioni o disattivando il proprio account. Il 15,3% dichiara di farlo regolarmente.

La motivazione più frequente è molto semplice: i social distraggono. Il 25,6% di chi ha sentito il bisogno di allontanarsene indica infatti l'eccessiva distrazione dalle attività quotidiane come principale ragione della propria scelta. Il 20,6% vuole recuperare tempo per sé e per le attività offline, mentre il 17,8% riconosce una sensazione di dipendenza nell'utilizzo delle piattaforme. Ci sono poi la tutela della privacy, indicata dal 17,4%, e la pressione sociale derivante dal continuo confronto con gli altri, citata dal 16,7%.

Non significa, naturalmente, che i social stiano scomparendo. In Italia continuano a essere utilizzati dall'86,1% della popolazione. È proprio questo apparente paradosso a rendere interessante il fenomeno: siamo ancora profondamente immersi nei social network, ma contemporaneamente iniziamo a interrogarci sul prezzo della connessione permanente.

Per molto tempo il digitale ci ha promesso soprattutto una cosa: permetterci di essere sempre raggiungibili. Ogni momento vuoto poteva essere riempito da una notifica, un video, una conversazione, una storia da guardare. Progressivamente, però, quella possibilità si è trasformata anche in un'aspettativa. Essere online non significa più soltanto poter comunicare, ma in molti casi sentirsi obbligati a rispondere, aggiornarsi, pubblicare e osservare quello che fanno gli altri.

Ed è forse proprio questa sensazione di presenza continua a essere diventata pesante.

Il cambiamento si osserva anche tra i più giovani. Negli Stati Uniti, una ricerca del Pew Research Center pubblicata nel 2025 rilevava che il 45% degli adolescenti riteneva di trascorrere troppo tempo sui social, contro il 27% registrato appena due anni prima. Il 44% dichiarava inoltre di aver già cercato di ridurne l'utilizzo.

Non è quindi necessariamente in corso una fuga da Internet, quanto piuttosto una ridefinizione del rapporto con esso.

C'è chi cancella Instagram per qualche settimana, chi elimina TikTok dal telefono, chi disattiva le notifiche e chi sceglie dispositivi più semplici per alcune ore della giornata. Piccoli tentativi di ricreare una separazione che negli ultimi anni si è progressivamente assottigliata: quella tra essere online ed essere offline.

Anche il concetto stesso di “digital detox” sta così cambiando. Non è più soltanto la settimana senza smartphone durante una vacanza o la promessa di stare lontani dai social per qualche giorno. Per alcune persone sta diventando una forma di gestione ordinaria della tecnologia: stabilire fasce orarie senza telefono, limitare determinate applicazioni o scegliere consapevolmente quando essere raggiungibili.

Forse il punto non è stabilire se i social network siano positivi o negativi. Sono strumenti che hanno modificato profondamente il modo in cui comunichiamo, lavoriamo e ci informiamo e continueranno probabilmente a far parte della nostra quotidianità.

La vera novità potrebbe essere un'altra.

Dopo anni trascorsi a imparare a essere costantemente connessi, stiamo iniziando a imparare anche a disconnetterci.

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