La pubblica accusa ha chiesto una condanna a 24 anni di reclusione per Marco Aiello, imputato davanti alla Corte d’Assise di Salerno per l’omicidio della moglie Maria Rosaria Troisi, avvenuto il 20 settembre 2023 a Battipaglia come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
L’uomo è accusato di aver colpito la donna con sette coltellate, provocandone la morte mentre era incinta. L’accusa contesta anche il reato di aborto procurato, sostenendo che l’imputato fosse consapevole dello stato di gravidanza della vittima e che l’aggressione abbia causato la morte del feto.
Nel corso dell’intervento davanti ai giudici, il pubblico ministero ha espresso forti dubbi sulla versione fornita dall’imputato durante il processo. In particolare, ha sottolineato come Aiello abbia dichiarato di non ricordare nulla della sera del delitto, salvo poi fornire dettagli che non risultavano nei verbali precedenti. Secondo l’accusa questo comportamento rappresenterebbe un tentativo di simulazione. La pm ha definito l’imputato “un simulatore dei fatti”, sostenendo che la ricostruzione proposta dall’uomo presenti contraddizioni e incongruenze.
Durante la requisitoria sono state richiamate anche le consulenze tecniche e le perizie psichiatriche eseguite nel corso delle indagini. La pm ha ricordato il primo incontro con l’imputato dopo il delitto, descrivendo l’atteggiamento dell’uomo come privo di reazioni emotive. Allo stesso tempo, ha evidenziato come Aiello abbia parlato a lungo dell’omicidio della moglie, sostenendo che la donna avrebbe intrattenuto relazioni extraconiugali e che, secondo la sua percezione, avrebbe addirittura voluto ucciderlo.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, tali affermazioni non troverebbero riscontro negli elementi raccolti durante l’indagine. Tuttavia la pm ha osservato che l’imputato sembrerebbe convinto della veridicità delle proprie dichiarazioni. Da qui il nodo centrale del processo: stabilire se il delitto sia stato commesso da un marito mosso da gelosia oppure se le azioni dell’uomo siano riconducibili a una forma di delirio legato proprio alla gelosia.
Al termine della requisitoria della procura è intervenuta l’avvocata Antonietta De Genova, legale di una delle parti civili. Nel suo intervento ha sostenuto la tesi della piena capacità di intendere e di volere dell’imputato, chiedendo alla Corte di non riconoscere la seminfermità mentale. La posizione delle parti civili punta dunque a una valutazione più severa della responsabilità penale dell’imputato.
Il procedimento proseguirà nelle prossime udienze con gli interventi degli altri avvocati delle parti civili e con la discussione della difesa. Non è escluso che nel prossimo appuntamento in aula possa prendere la parola anche l’avvocato Giuliano, difensore di Marco Aiello, che presenterà la propria ricostruzione dei fatti e le conclusioni difensive davanti alla Corte d’Assise di Salerno.
L’uomo è accusato di aver colpito la donna con sette coltellate, provocandone la morte mentre era incinta. L’accusa contesta anche il reato di aborto procurato, sostenendo che l’imputato fosse consapevole dello stato di gravidanza della vittima e che l’aggressione abbia causato la morte del feto.
Sette coltellate alla moglie incinta: il pm chiede 24 anni per Aiello
La richiesta di condanna è stata formulata dalla pubblico ministero Licia Vivaldi nel corso della requisitoria pronunciata in aula. Secondo la ricostruzione dell’accusa, al momento dell’aggressione Aiello sarebbe stato parzialmente capace di intendere e di volere. Per questo la procura ha chiesto una pena di 24 anni, con il riconoscimento delle aggravanti ritenute equivalenti al vizio parziale di mente e senza la concessione delle attenuanti generiche.Nel corso dell’intervento davanti ai giudici, il pubblico ministero ha espresso forti dubbi sulla versione fornita dall’imputato durante il processo. In particolare, ha sottolineato come Aiello abbia dichiarato di non ricordare nulla della sera del delitto, salvo poi fornire dettagli che non risultavano nei verbali precedenti. Secondo l’accusa questo comportamento rappresenterebbe un tentativo di simulazione. La pm ha definito l’imputato “un simulatore dei fatti”, sostenendo che la ricostruzione proposta dall’uomo presenti contraddizioni e incongruenze.
Durante la requisitoria sono state richiamate anche le consulenze tecniche e le perizie psichiatriche eseguite nel corso delle indagini. La pm ha ricordato il primo incontro con l’imputato dopo il delitto, descrivendo l’atteggiamento dell’uomo come privo di reazioni emotive. Allo stesso tempo, ha evidenziato come Aiello abbia parlato a lungo dell’omicidio della moglie, sostenendo che la donna avrebbe intrattenuto relazioni extraconiugali e che, secondo la sua percezione, avrebbe addirittura voluto ucciderlo.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, tali affermazioni non troverebbero riscontro negli elementi raccolti durante l’indagine. Tuttavia la pm ha osservato che l’imputato sembrerebbe convinto della veridicità delle proprie dichiarazioni. Da qui il nodo centrale del processo: stabilire se il delitto sia stato commesso da un marito mosso da gelosia oppure se le azioni dell’uomo siano riconducibili a una forma di delirio legato proprio alla gelosia.
Al termine della requisitoria della procura è intervenuta l’avvocata Antonietta De Genova, legale di una delle parti civili. Nel suo intervento ha sostenuto la tesi della piena capacità di intendere e di volere dell’imputato, chiedendo alla Corte di non riconoscere la seminfermità mentale. La posizione delle parti civili punta dunque a una valutazione più severa della responsabilità penale dell’imputato.
Il procedimento proseguirà nelle prossime udienze con gli interventi degli altri avvocati delle parti civili e con la discussione della difesa. Non è escluso che nel prossimo appuntamento in aula possa prendere la parola anche l’avvocato Giuliano, difensore di Marco Aiello, che presenterà la propria ricostruzione dei fatti e le conclusioni difensive davanti alla Corte d’Assise di Salerno.

