Napoli, presunto scambio di embrione al San Paolo: coppia chiede 540mila euro di risarcimento

Una richiesta di risarcimento da 540mila euro è stata presentata da una coppia napoletana all’Asl Napoli 1 Centro e alla direzione sanitaria dell’ospedale San Paolo di Fuorigrotta, dopo la scoperta che la loro figlia, nata attraverso un percorso di fecondazione assistita, non avrebbe lo stesso patrimonio genetico dei genitori.
La vicenda riguarda una procedura eseguita presso il Centro di Medicina della Riproduzione dell’ospedale. La bambina è nata il 3 giugno 2025 e oggi ha 15 mesi.
Gli esami genetici e i dubbi della coppia
Secondo quanto sostenuto dai genitori, Angela e Marco, di 36 e 41 anni, la piccola non sarebbe nata dall’embrione congelato appartenente alla coppia.
Il dubbio sarebbe emerso dopo alcuni accertamenti sul Dna, dai quali la bambina non sarebbe risultata geneticamente compatibile con i due genitori.
I coniugi, assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi, hanno quindi inviato una diffida e una messa in mora tramite Pec, chiedendo di fare piena chiarezza su quanto accaduto.
La coppia aveva già avuto nello stesso centro il primo figlio, ricorrendo alla medesima tecnica di procreazione medicalmente assistita.
Le indagini del Nas
Sul caso stanno indagando anche i Carabinieri del Nas, coordinati dalla Procura di Napoli. L’ipotesi investigativa indicata è quella di lesioni colpose.
L’Asl Napoli 1 Centro aveva già comunicato nei mesi scorsi di aver avviato verifiche interne e sospeso temporaneamente le attività del centro di fecondazione assistita.
La stessa azienda sanitaria aveva però precisato che, secondo gli accertamenti svolti fino a quel momento, non si sarebbe trattato di uno scambio tra due coppie nel senso tradizionale del termine, poiché l’embrione appartenente ai coniugi che hanno presentato denuncia non sarebbe stato impiantato a un’altra coppia.
La richiesta di risarcimento
Alla richiesta economica è stata allegata anche una relazione del consulente di parte, il dottor Luca Scognamiglio.
Nel documento vengono indicati diversi presunti profili di danno, tra cui un danno biologico permanente di natura psichica, la lesione dell’autodeterminazione procreativa, la compromissione degli embrioni propri e l’incertezza legata all’origine genetica della bambina.
Vengono inoltre richiamati possibili effetti sul primogenito e richiesto il rimborso delle spese legali.
Sarà ora necessario attendere l’esito degli accertamenti giudiziari e sanitari per ricostruire con precisione quanto avvenuto all’interno del centro e stabilire eventuali responsabilità.




