Salerno, il sindaco De Luca critica lo “Stabilicum”: «Tra sicurezza e cambiamenti istituzionali, il pericolo è restituire il Paese a gruppi di potere e intermediari politici»

Salerno, il sindaco De Luca critica lo “Stabilicum”: «Tra sicurezza e cambiamenti istituzionali, il pericolo è restituire il Paese a gruppi di potere e intermediari politici»
Un approfondimento sul valore della sicurezza quale fondamento della vita collettiva, accompagnato da una dura contestazione della nuova normativa elettorale licenziata dalla Camera dei deputati. Nel consueto video settimanale, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca ha evidenziato la distanza tra le esigenze quotidiane dei cittadini e quelle che considera le «finzioni» del dibattito politico romano, mettendo in guardia dai possibili effetti negativi di un ritorno ai vecchi meccanismi di selezione della classe politica.
Tutela delle persone e ordine pubblico, priorità condivise
L'esponente politico ha sviluppato un ragionamento che supera la semplice analisi degli episodi di cronaca e affronta questioni centrali per la società contemporanea. A suo giudizio, la protezione dei cittadini e il mantenimento dell'ordine pubblico occupano oggi una posizione fondamentale, paragonabile a quella storicamente riconosciuta alle questioni occupazionali. «La sicurezza rappresenta ormai un elemento essenziale dell'identità collettiva, capace di unire la comunità», ha dichiarato il primo cittadino salernitano, sottolineando come questa esigenza riguardi indistintamente elettori di ogni orientamento politico, oltre le divisioni tra progressisti, conservatori e moderati.
Ricollegandosi al passaggio dalla condizione originaria dominata dalla sopraffazione a una società organizzata attraverso norme condivise, De Luca ha ribadito che le istituzioni devono innanzitutto assicurare alla popolazione la possibilità di frequentare gli spazi pubblici e condurre la propria esistenza senza timori per la propria incolumità.
Le contraddizioni dello “Stabilicum” e le criticità della riforma
Dalle questioni legate alla legalità sul territorio, l'attenzione si è spostata sulla revisione della normativa elettorale nazionale, conosciuta con il nome di «Stabilicum». De Luca ha contestato le motivazioni avanzate da chi sostiene il provvedimento, secondo cui le nuove regole servirebbero a rendere più solidi gli esecutivi.
«Siamo davanti a una contraddizione evidente», ha osservato il sindaco. «Poche settimane fa la presidente del Consiglio ha celebrato un primato, rivendicando la durata dell'attuale governo, il più longevo dal secondo dopoguerra. È singolare che, mentre si sottolinea la solidità dell'esecutivo in carica, nato peraltro grazie alle precedenti disposizioni elettorali, si voglia introdurre un'altra legge con la motivazione di assicurare proprio quella stabilità».
Per il primo cittadino, dietro questa impostazione si nasconderebbe una rappresentazione fuorviante della realtà. Se l'intenzione della maggioranza fosse attribuire direttamente agli elettori la scelta del presidente del Consiglio, ha sostenuto, sarebbe necessario intervenire sulla Costituzione attraverso una revisione formale, anziché ricorrere a una legge ordinaria.
Preferenze elettorali e rischio di accordi clientelari
La parte più incisiva dell'intervento riguarda il possibile ritorno del voto di preferenza e la promessa di restituire agli elettori un maggiore potere decisionale, definita da De Luca un'aspettativa che non corrisponderebbe pienamente alla realtà. Secondo la sua valutazione, infatti, i cittadini potrebbero incidere direttamente soltanto sulla scelta di una quota compresa tra il 35 e il 40 per cento dei parlamentari complessivamente eletti. La questione più delicata, tuttavia, riguarderebbe l'indebolimento degli strumenti predisposti per limitare il clientelismo e le possibili infiltrazioni criminali nei meccanismi di consenso.
«In Italia le preferenze vennero abolite circa trent'anni fa per una motivazione precisa: impedire il commercio dei voti, talvolta legato ad ambienti criminali, soprattutto in alcune zone del Mezzogiorno», ha ricordato De Luca.
Il timore espresso è che possano riaffermarsi alleanze trasversali e reti di influenza costruite da esponenti locali, capaci di mobilitare gruppi di elettori per tutelare interessi personali e consolidare posizioni di potere.
«Il rischio è un Parlamento privo delle migliori professionalità»
Secondo De Luca, la conseguenza più preoccupante di questo modello potrebbe riguardare direttamente il livello qualitativo delle istituzioni. Una competizione incentrata quasi esclusivamente sulla raccolta delle preferenze personali rischierebbe infatti di escludere dalle assemblee legislative figure autorevoli provenienti dal mondo della ricerca, dell'università, dell'impresa, delle professioni e della cultura. «Queste persone sono assorbite da incarichi impegnativi e non dispongono né del tempo né delle caratteristiche necessarie per dedicarsi alla ricerca sistematica di consensi», ha rimarcato il sindaco.
Al contrario, un modello fondato prevalentemente sulla capacità di aggregare voti in specifiche aree geografiche potrebbe favorire, nella sua valutazione, «mediatori di interessi e professionisti della politica abituati a costruire rapporti clientelari».
La conclusione dell'intervento è un richiamo alla responsabilità e alla necessità di valutare con attenzione gli effetti delle riforme: per De Luca, il funzionamento della democrazia deve poggiare sulla competenza, sulla correttezza e sulla trasparenza, evitando che formule propagandistiche finiscano per compromettere l'autorevolezza delle istituzioni.




