Rivelazioni del pentito Petranovic a Pagani: «Il clan Fezza-De Vivo è ancora operativo»

Il collaboratore di giustizia 31enne Vincenzo Petranovic ha rilasciato pesanti dichiarazioni nell'ambito del maxi processo con rito abbreviato in corso a Salerno contro il clan Fezza-De Vivo di Pagani Come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Il giovane, figlio del boss all'ergastolo Tommaso Fezza, ha ribadito la piena attività dell'organizzazione criminale sul territorio, spiegando che le direttive venivano inviate dal carcere agli affiliati all'esterno, in particolare alle donne, attraverso telefoni cellulari introdotti clandestinamente.
I numerosi verbali firmati dal pentito stanno permettendo agli inquirenti di fare luce su estorsioni, punizioni corporali e condizionamenti delle piazze di spaccio non solo a Pagani, ma in diversi centri dell'Agro Nocerino-Sarnese. La sentenza di primo grado per gli imputati coinvolti nell'inchiesta è prevista entro il mese di dicembre.
Il giovane, figlio del boss all'ergastolo Tommaso Fezza, ha ribadito la piena attività dell'organizzazione criminale sul territorio, spiegando che le direttive venivano inviate dal carcere agli affiliati all'esterno, in particolare alle donne, attraverso telefoni cellulari introdotti clandestinamente.
Le rivelazioni del pentito Petranovic sul clan Fezza
Le parole del 31enne si inseriscono in un procedimento giudaziario che conta 72 imputati, per i quali la Direzione Distrettuale Antimafia e la sostituta procuratrice Elena Guarino hanno avanzato richieste di condanna per quasi 1000 anni complessivi di reclusione. Tra i reati contestati figurano l'associazione mafiosa, il traffico internazionale di droga con canali fino in Sud America, le estorsioni e il tentato omicidio. La scelta del giovane di prendere le distanze dalla cosca di Pagani è stata definita dal magistrato un atto di grande coraggio, considerando il drammatico passato del collaboratore, la cui madre fu uccisa nel 1994 dal padre stesso.I numerosi verbali firmati dal pentito stanno permettendo agli inquirenti di fare luce su estorsioni, punizioni corporali e condizionamenti delle piazze di spaccio non solo a Pagani, ma in diversi centri dell'Agro Nocerino-Sarnese. La sentenza di primo grado per gli imputati coinvolti nell'inchiesta è prevista entro il mese di dicembre.




