Occupa un terreno e abbatte le recinzioni con il trattore: la Cassazione condanna un agricoltore 55enne di Battipaglia al risarcimento. L'imputato era stato assolto nel procedimento penale ma dovrà comunque rispondere dei danni provocati ai proprietari del fondo. Le sue continue azioni di disturbo avrebbero anche fatto desistere un possibile acquirente. Lo riporta SalernoToday.
Nel corso del procedimento sono stati documentati diversi accessi non autorizzati e comportamenti considerati particolarmente invasivi. L’agricoltore avrebbe infatti rimosso con un trattore la recinzione installata dai proprietari, abbattuto i paletti utilizzati per segnare i confini e adottato una serie di condotte che avrebbero ostacolato anche la vendita del terreno. In particolare, un potenziale compratore avrebbe rinunciato all’acquisto proprio a causa di tali episodi.
I proprietari del terreno, tuttavia, hanno proseguito la loro battaglia sul piano civile, rivolgendosi alla Corte d’Appello di Salerno per ottenere il risarcimento. Nel 2025 i giudici di secondo grado hanno accolto la loro richiesta, ritenendo che, nonostante l’assoluzione penale, i fatti accertati e le conseguenze dannose fossero sufficientemente dimostrati. È stata quindi riconosciuta la responsabilità ai fini del risarcimento, la cui entità dovrà essere stabilita in un successivo procedimento.
La difesa ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che tra l’agricoltore e i proprietari fosse intervenuto un accordo verbale di affitto e che l’uomo avesse agito per tutelare il proprio diritto a coltivare il terreno, reagendo a presunte condotte violente dei proprietari. È stata inoltre chiesta la valutazione di alcune pronunce della sezione agraria. La Corte di Cassazione ha però respinto la ricostruzione difensiva, ritenendola priva di adeguati elementi di supporto, generica e non fondata.
Occupa un terreno e abbatte le recinzioni con il trattore: agricoltore 55enne di Battipaglia condannato al risarcimento
Nessuna attenuante per un 55enne di Battipaglia, coinvolto da anni in una controversia relativa alla disponibilità di un terreno agricolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, confermando quindi l’obbligo per l’uomo di risarcire i proprietari per i danni provocati dalle ripetute occupazioni e incursioni sul fondo.Il contenzioso
La disputa ha avuto origine nel 2009, quando i proprietari avevano autorizzato l’agricoltore a utilizzare il terreno per una semina, stabilendo però che l’area sarebbe dovuta tornare libera entro la fine di gennaio 2010. Da quel momento è iniziato un lungo conflitto. Nonostante una precedente sentenza civile avesse escluso qualsiasi diritto del 55enne sul terreno, l’uomo avrebbe continuato a utilizzarlo come se ne fosse il proprietario.Nel corso del procedimento sono stati documentati diversi accessi non autorizzati e comportamenti considerati particolarmente invasivi. L’agricoltore avrebbe infatti rimosso con un trattore la recinzione installata dai proprietari, abbattuto i paletti utilizzati per segnare i confini e adottato una serie di condotte che avrebbero ostacolato anche la vendita del terreno. In particolare, un potenziale compratore avrebbe rinunciato all’acquisto proprio a causa di tali episodi.
Il percorso giudiziario
Nel 2021 il Tribunale di Salerno aveva assolto il 55enne dalle contestazioni penali, tra cui invasione di terreni, appropriazione indebita, danneggiamento e violenza privata. La decisione era legata, a seconda delle singole accuse, alla prescrizione di alcuni reati, alla loro intervenuta depenalizzazione o alla mancanza degli elementi necessari per considerarli sussistenti.I proprietari del terreno, tuttavia, hanno proseguito la loro battaglia sul piano civile, rivolgendosi alla Corte d’Appello di Salerno per ottenere il risarcimento. Nel 2025 i giudici di secondo grado hanno accolto la loro richiesta, ritenendo che, nonostante l’assoluzione penale, i fatti accertati e le conseguenze dannose fossero sufficientemente dimostrati. È stata quindi riconosciuta la responsabilità ai fini del risarcimento, la cui entità dovrà essere stabilita in un successivo procedimento.
La difesa ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che tra l’agricoltore e i proprietari fosse intervenuto un accordo verbale di affitto e che l’uomo avesse agito per tutelare il proprio diritto a coltivare il terreno, reagendo a presunte condotte violente dei proprietari. È stata inoltre chiesta la valutazione di alcune pronunce della sezione agraria. La Corte di Cassazione ha però respinto la ricostruzione difensiva, ritenendola priva di adeguati elementi di supporto, generica e non fondata.

