Reddito di restanza per i giovani in Campania: mille euro al mese contro lo spopolamento dei piccoli comuni

La Regione Campania muove i primi passi per fermare la fuga dai borghi delle aree interne attraverso una proposta di legge intitolata «Misure di contrasto allo spopolamento dei piccoli comuni delle aree interne della Campania».
L'iniziativa, firmata dal consigliere del MoVimento 5 Stelle Raffaele Aveta e dal capogruppo della lista Fico Presidente Nino Simeone, poggia sul principio della «restanza attiva» teorizzato dall'antropologo Vito Teti, inteso come scelta consapevole e progettuale di rimanere o fare ritorno nei paesi a rischio estinzione.
Il provvedimento istituisce un Fondo regionale speciale da 21 milioni di euro distribuito nel triennio 2026-2028 (1 milione per il 2026 e 10 milioni all'anno per il 2027 e 2028) per incentivare la permanenza nei borghi con meno di 2.000 abitanti qualificati come periferici, ultraperiferici o montani.
Requisiti, limiti e modalità d'accesso
L'accesso alle risorse è condizionato a precisi paletti anagrafici, territoriali e operativi volti a premiare la continuità della presenza sul territorio:
I due percorsi previsti dalla legge
La proposta legislativa struttura il sostegno economico su due direttrici differenziate a seconda dell'impatto sul tessuto comunitario o economico locale:
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Percorso di comunità: Prevede un assegno di 1.000 euro al mese per un massimo di 24 mesi non rinnovabili. È destinato a finanziare progetti ad utilità sociale, culturale, ambientale o digitale. Il testo vieta espressamente che tali mansioni vadano a sostituire servizi ordinari o funzioni comunali da affidare tramite gara, per evitare forme di lavoro dipendente mascherato.
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Percorso d'impresa: Prevede un assegno di 800 euro al mese per un massimo di 18 mesi (cumulabile con gli utili dell'attività), affiancato da un fondo a fondo perduto fino a 25.000 euro per le spese di avvio, oltre a tutoraggio e formazione regionale. È rivolto a chi apre una nuova attività o subentra in una struttura esistente.
Un beneficiario può transitare dal percorso di comunità a quello d'impresa per un tetto complessivo di 36 mesi di sussidio. Per evitare la creazione di nuovo precariato storico, la legge chiarisce che la partecipazione non assegna alcun titolo preferenziale per future assunzioni o concorsi nella pubblica amministrazione.



