Piscina vietata ad un bambino disabile a Bologna: i genitori vincono la causa, per il Tribunale costituisce "attività discriminatoria indiretta".
Dopo l'ordinanza provvisoria emessa lo scorso anno, la decisione del Tribunale conferma che la discriminazione può derivare non solo dall'esclusione dal servizio, ma anche da organizzazioni che rendono la partecipazione meno efficace rispetto ad altri utenti.
La vicenda risale all'estate precedente, quando i genitori di un bambino disabile hanno iscritto il figlio al centro estivo organizzato dall'Unione Reno Galliera. Sebbene siano state autorizzate 16 ore settimanali di sostegno educativo, rispetto alle 190 ore richieste dalla famiglia, il supporto è stato garantito solo dal lunedì al giovedì, escludendo le attività del venerdì come le gite fuori o la piscina. Ciò ha precluso al bambino disabile la possibilità di partecipare a tali attività per tutta l'estate.
Questa situazione ha spinto i genitori, rappresentati dall'avvocato Laura Andrao, a ricorrere in giudizio. Un anno dopo, la giudice Carolina Gentili della seconda sezione civile del Tribunale di Bologna ha dichiarato: "L'impossibilità per il minore di prendere parte alle attività ricreative e sportive del venerdì presso il centro sportivo Galliera Asd costituisce attività discriminatoria indiretta". La giudice ha rimarcato che la discriminazione può scaturire non solo dall'esclusione dal servizio, ma anche da modalità organizzative che limitano l'accessibilità rispetto agli altri. Non sono stati riconosciuti danni patrimoniali o morali poiché l'ordinanza urgente emessa l'estate precedente aveva già richiesto all'ente di eliminare la discriminazione indiretta.
Piscina vietata ad un bambino disabile a Bologna: i genitori vincono la causa
Una sentenza del Tribunale civile di Bologna segna un importante precedente giuridico sul diritto al sostegno: l'ente coinvolto, l'Unione Reno Galliera che comprende otto Comuni della provincia, non aveva messo a disposizione adeguato supporto educativo per il bambino, costringendo i genitori a intraprendere un'azione legale.Dopo l'ordinanza provvisoria emessa lo scorso anno, la decisione del Tribunale conferma che la discriminazione può derivare non solo dall'esclusione dal servizio, ma anche da organizzazioni che rendono la partecipazione meno efficace rispetto ad altri utenti.
La vicenda risale all'estate precedente, quando i genitori di un bambino disabile hanno iscritto il figlio al centro estivo organizzato dall'Unione Reno Galliera. Sebbene siano state autorizzate 16 ore settimanali di sostegno educativo, rispetto alle 190 ore richieste dalla famiglia, il supporto è stato garantito solo dal lunedì al giovedì, escludendo le attività del venerdì come le gite fuori o la piscina. Ciò ha precluso al bambino disabile la possibilità di partecipare a tali attività per tutta l'estate.
Questa situazione ha spinto i genitori, rappresentati dall'avvocato Laura Andrao, a ricorrere in giudizio. Un anno dopo, la giudice Carolina Gentili della seconda sezione civile del Tribunale di Bologna ha dichiarato: "L'impossibilità per il minore di prendere parte alle attività ricreative e sportive del venerdì presso il centro sportivo Galliera Asd costituisce attività discriminatoria indiretta". La giudice ha rimarcato che la discriminazione può scaturire non solo dall'esclusione dal servizio, ma anche da modalità organizzative che limitano l'accessibilità rispetto agli altri. Non sono stati riconosciuti danni patrimoniali o morali poiché l'ordinanza urgente emessa l'estate precedente aveva già richiesto all'ente di eliminare la discriminazione indiretta.

