Secondo i dati preliminari diffusi dall’Istat relativi al periodo gennaio-marzo 2026, l’economia italiana mostra segni di rallentamento, con occupazione in calo e un aumento degli inattivi. il Pil è pari a un modesto 0,2% rispetto agli ultimi tre mesi del 2025 e uno 0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
A trainare l’economia è il settore dei servizi, mentre agricoltura e industria subiscono contrazioni, data la loro maggiore dipendenza da risorse energetiche. Sul fronte della domanda, si osserva un contributo positivo dalla componente estera netta, compensato tuttavia da un contraccolpo negativo della domanda interna, comprese le scorte.
Il tasso di occupazione si attesta al 62,4%, stabile rispetto al mese precedente ma in calo di 0,3 punti percentuali rispetto all’anno scorso. Al contempo, il tasso di inattività sale al 34,1%, con un incremento di 0,1 punti su base mensile e di 1 punto rispetto a dodici mesi fa. Scende invece il numero complessivo di persone in cerca di lavoro (-2,8%, pari a 38 mila unità in meno), ad eccezione della fascia d’età tra i 15 e i 24 anni, dove i disoccupati registrano un lieve aumento (18,1%, +0,6 punti percentuali).
In sintesi, l’Italia si trova in una fase critica della sua economia: mentre la crescita resta debole e condizionata da fattori geopolitici ed economici internazionali, il mercato del lavoro appare sempre meno dinamico, con segnali allarmanti sul fronte dell’occupazione.
L'economia dell'Italia rallenta: Pil in crescita dello 0,2% nel primo trimestre, dello 0,5% per il 2026
Il prodotto interno lordo italiano riesce ancora a mantenere un lieve segno positivo, ma il margine si assottiglia sempre più. Le stime preliminari dell’Istat indicano una crescita trimestrale del Pil pari a un modesto 0,2% rispetto agli ultimi tre mesi del 2025 e uno 0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La crescita acquisita fino a oggi per il 2026 resta ancorata a uno scarso 0,5%, a patto che la situazione geopolitica, segnata dalla crisi in Medio Oriente e dal blocco dello stretto di Hormuz, non peggiori ulteriormente.Crescita frenata: gli impatti della crisi energetica
Secondo le prime analisi governative di aprile, il conflitto in Medio Oriente ha già generato una perdita stimata di due decimi di Pil. L’aumento dei costi energetici pesa notevolmente: il petrolio Brent è schizzato da 72 a oltre 100 dollari al barile in due mesi, mentre il prezzo del gas al TTF di Amsterdam è cresciuto da 31 a oltre 45 euro al megawattora. Questo rincaro colpisce duramente sia le imprese sia le famiglie, gonfiando le bollette.A trainare l’economia è il settore dei servizi, mentre agricoltura e industria subiscono contrazioni, data la loro maggiore dipendenza da risorse energetiche. Sul fronte della domanda, si osserva un contributo positivo dalla componente estera netta, compensato tuttavia da un contraccolpo negativo della domanda interna, comprese le scorte.
Mercato del lavoro: disoccupazione in calo ma aumentano gli inattivi
A marzo il tasso di disoccupazione è sceso al 5,2%, ma lo scenario lavorativo si rivela stagnante. L’apparente miglioramento è però mitigato dall’aumento del numero di inattivi, come già evidenziato nei report precedenti. L’Istat rileva che il numero degli occupati è diminuito di 12 mila unità rispetto a febbraio e di 30 mila unità rispetto a marzo dello scorso anno.Il tasso di occupazione si attesta al 62,4%, stabile rispetto al mese precedente ma in calo di 0,3 punti percentuali rispetto all’anno scorso. Al contempo, il tasso di inattività sale al 34,1%, con un incremento di 0,1 punti su base mensile e di 1 punto rispetto a dodici mesi fa. Scende invece il numero complessivo di persone in cerca di lavoro (-2,8%, pari a 38 mila unità in meno), ad eccezione della fascia d’età tra i 15 e i 24 anni, dove i disoccupati registrano un lieve aumento (18,1%, +0,6 punti percentuali).
In sintesi, l’Italia si trova in una fase critica della sua economia: mentre la crescita resta debole e condizionata da fattori geopolitici ed economici internazionali, il mercato del lavoro appare sempre meno dinamico, con segnali allarmanti sul fronte dell’occupazione.

