A ottobre 2026 tornerà l’orario solare con lo spostamento delle lancette indietro di sessanta minuti. Nel frattempo prosegue il confronto, in Italia e nell’Unione europea, sull’ipotesi di mantenere l’ora legale per tutto l’anno, tra considerazioni legate ai consumi energetici, alla salute e una riforma ancora bloccata.
L’effetto sarà quindi duplice: nella notte del passaggio si guadagneranno sessanta minuti di sonno, mentre nelle ore pomeridiane si perderà un’ora di luce. Il sole apparirà sorgere prima rispetto all’orario segnato dall’orologio, ma il tramonto arriverà anticipatamente. La riduzione della luce pomeridiana diventerà progressivamente più evidente fino al solstizio d’inverno del 21 dicembre, dopodiché le ore di illuminazione naturale ricominceranno lentamente ad aumentare.
Per smartphone, computer e dispositivi elettronici collegati alla rete non sarà necessario intervenire, perché l’aggiornamento dell’orario avverrà automaticamente. Sarà invece necessario modificare manualmente l’impostazione degli orologi tradizionali e di alcuni apparecchi domestici privi di connessione.
Il confronto sull’opportunità di continuare con due cambi d’orario ogni anno torna puntualmente al centro dell’attenzione. Una parte consistente dell’opinione pubblica italiana sembra orientata verso il superamento del sistema stagionale. La petizione lanciata dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) insieme a Consumerismo No Profit ha raccolto più di 350mila sottoscrizioni ed è stata presentata alla Camera dei deputati nel novembre scorso.
Il presidente della Sima, Alessandro Miani, ha spiegato che il passaggio due volte all’anno determina «un mini-jet lag sociale» capace di influire sul sonno, sulla capacità di concentrazione e sulle prestazioni psicofisiche. Una posizione condivisa dal deputato della Lega Andrea Barabotti, primo firmatario dell’indagine conoscitiva avviata alla Camera, secondo il quale il mantenimento dell’ora legale durante tutto l’anno avrebbe ricadute favorevoli sia sull’economia sia sul benessere delle persone.
Sul fronte dei consumi, le stime indicano che tra il 2004 e il 2024 l’Italia ha ottenuto un risparmio superiore a 12 miliardi di kilowattora, corrispondente a circa 2,3 miliardi di euro, grazie all’utilizzo stagionale dell’ora legale. L’eventuale mantenimento dell’orario estivo per tutti i dodici mesi potrebbe portare a un ulteriore risparmio annuale di circa 720 milioni di kilowattora e 180 milioni di euro. Parallelamente, le emissioni di CO2 potrebbero diminuire di circa 200mila tonnellate ogni anno, una quantità paragonabile alla capacità di assorbimento di circa sei milioni di alberi.
Gli studi accademici ricordano inoltre che l’introduzione dell’ora legale ha anche una dimensione storica. Il sistema venne adottato nel 1916 con l’obiettivo di contenere il consumo di energia durante il periodo bellico.
A Bruxelles, invece, la questione resta sostanzialmente congelata da diversi anni. Il percorso aveva preso avvio nel 2018, quando la Commissione europea aveva promosso una consultazione pubblica alla quale avevano partecipato 4,6 milioni di persone. L’84% dei partecipanti si era espresso a favore dell’eliminazione del cambio stagionale.
Nel marzo 2019 il Parlamento europeo aveva approvato la proposta di porre fine al sistema del doppio orario, lasciando ai singoli Stati la possibilità di scegliere se adottare stabilmente l’ora solare oppure quella legale. L’ultimo passaggio coordinato era stato inizialmente previsto per il 2021.
Il procedimento, tuttavia, non è arrivato a conclusione. Per procedere è infatti necessario un’intesa tra Parlamento europeo e Consiglio, che deve pronunciarsi a maggioranza qualificata. A rallentare il percorso hanno contribuito dapprima la pandemia e successivamente le differenti posizioni dei Paesi membri.
Gli Stati del Nord Europa tendono a preferire l’ora solare permanente, considerando che durante l’estate dispongono già di giornate naturalmente molto lunghe. I Paesi meridionali, Italia compresa, sono invece più favorevoli all’adozione definitiva dell’ora legale, così da prolungare la disponibilità di luce nelle ore serali.
Nel 2024, 67 eurodeputati appartenenti ai diversi schieramenti politici avevano chiesto alla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola di riaprire il dossier e inserirlo tra le priorità della legislatura. Il cambio stagionale dell’orario era stato definito praticamente trasversalmente come una pratica ormai «obsoleta» e dannosa per la salute. Tra i sottoscrittori figuravano rappresentanti di Ppe, S&D, Re, Verdi, Ecr, PfE ed Esn.
Anche il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez aveva annunciato nel 2025 l’intenzione di sostenere a livello europeo l’eliminazione del cambio d’ora dal 2026. Anche questa iniziativa, però, non ha prodotto risultati concreti.
Tra le eccezioni figura l’Islanda, che mantiene l’ora solare durante tutto l’anno. Russia e Bielorussia hanno invece scelto un orario fisso, adottato rispettivamente tra il 2011 e il 2014, che equivale di fatto a un mantenimento permanente dell’ora legale. L’Ucraina aveva annunciato l’intenzione di eliminare il doppio passaggio a partire dal 2025.
In Asia il cambio d’orario è quasi completamente assente: non viene utilizzato, tra gli altri, da Cina, Giappone e India, né dalla maggior parte dei Paesi del Sud-est asiatico. In Africa il sistema è adottato esclusivamente dall’Egitto, dopo una storia caratterizzata da successive abolizioni e reintroduzioni.
Nel continente sudamericano il passaggio stagionale rimane in vigore soltanto in Cile, Paraguay e Uruguay, mentre Brasile e Argentina hanno scelto di abbandonarlo. In Nord America viene invece applicato da Stati Uniti e Canada, sebbene esistano alcune eccezioni territoriali, come l’Arizona. In Oceania il quadro è variegato: l’ora legale viene utilizzata in Nuova Zelanda e nella parte sud-orientale dell’Australia, mentre non è prevista nel resto del continente.
Un’altra analisi epidemiologica citata nello stesso contesto ha rilevato, nei lunedì immediatamente successivi al cambio, un aumento medio del 5-6% degli infortuni sul lavoro, risultati più gravi rispetto alla consueta casistica, oltre a una crescita degli incidenti stradali associati a una diminuzione della concentrazione.
Secondo la specialista, alla base di questi fenomeni ci sarebbe soprattutto la carenza di sonno, che determina un aumento degli ormoni dello stress e modifica alcuni processi metabolici. Le persone che presentano già problemi legati al sonno e i lavoratori sottoposti a turni sarebbero quelle maggiormente esposte.
Per rendere più semplice l’adattamento al nuovo orario, Tomasi suggerisce di modificare progressivamente nei giorni precedenti gli orari dedicati al riposo e ai pasti, cercare l’esposizione alla luce naturale durante le prime ore della giornata e ridurre invece quella artificiale nelle ore serali.
Ora solare 2026, ecco quando cambierà l’orario e perché la questione divide politica e comunità scientifica
Nella notte compresa tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 l’Italia ripristinerà l’ora solare. Alle 3 del mattino gli orologi dovranno essere riportati alle 2, permettendo così di dormire un’ora in più. Di contro, nel pomeriggio farà buio prima. Il cambiamento interesserà contemporaneamente tutti i Paesi dell’Unione europea.L’effetto sarà quindi duplice: nella notte del passaggio si guadagneranno sessanta minuti di sonno, mentre nelle ore pomeridiane si perderà un’ora di luce. Il sole apparirà sorgere prima rispetto all’orario segnato dall’orologio, ma il tramonto arriverà anticipatamente. La riduzione della luce pomeridiana diventerà progressivamente più evidente fino al solstizio d’inverno del 21 dicembre, dopodiché le ore di illuminazione naturale ricominceranno lentamente ad aumentare.
Per smartphone, computer e dispositivi elettronici collegati alla rete non sarà necessario intervenire, perché l’aggiornamento dell’orario avverrà automaticamente. Sarà invece necessario modificare manualmente l’impostazione degli orologi tradizionali e di alcuni apparecchi domestici privi di connessione.
Il confronto sull’opportunità di continuare con due cambi d’orario ogni anno torna puntualmente al centro dell’attenzione. Una parte consistente dell’opinione pubblica italiana sembra orientata verso il superamento del sistema stagionale. La petizione lanciata dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) insieme a Consumerismo No Profit ha raccolto più di 350mila sottoscrizioni ed è stata presentata alla Camera dei deputati nel novembre scorso.
Il presidente della Sima, Alessandro Miani, ha spiegato che il passaggio due volte all’anno determina «un mini-jet lag sociale» capace di influire sul sonno, sulla capacità di concentrazione e sulle prestazioni psicofisiche. Una posizione condivisa dal deputato della Lega Andrea Barabotti, primo firmatario dell’indagine conoscitiva avviata alla Camera, secondo il quale il mantenimento dell’ora legale durante tutto l’anno avrebbe ricadute favorevoli sia sull’economia sia sul benessere delle persone.
Sul fronte dei consumi, le stime indicano che tra il 2004 e il 2024 l’Italia ha ottenuto un risparmio superiore a 12 miliardi di kilowattora, corrispondente a circa 2,3 miliardi di euro, grazie all’utilizzo stagionale dell’ora legale. L’eventuale mantenimento dell’orario estivo per tutti i dodici mesi potrebbe portare a un ulteriore risparmio annuale di circa 720 milioni di kilowattora e 180 milioni di euro. Parallelamente, le emissioni di CO2 potrebbero diminuire di circa 200mila tonnellate ogni anno, una quantità paragonabile alla capacità di assorbimento di circa sei milioni di alberi.
Gli studi accademici ricordano inoltre che l’introduzione dell’ora legale ha anche una dimensione storica. Il sistema venne adottato nel 1916 con l’obiettivo di contenere il consumo di energia durante il periodo bellico.
Un risparmio energetico già documentato
Statistiche e documenti del Parlamento europeo indicano una riduzione dei consumi energetici nazionali pari all’1%, associata anche a possibili benefici sul piano del benessere psicofisico. Secondo la Società italiana di medicina ambientale, negli Stati Uniti l’estensione dell’ora legale è stata sperimentata nel 2007, ottenendo risultati favorevoli sia per quanto riguarda l’utilizzo dell’energia sia sul piano della sicurezza, con una diminuzione dei reati nelle ore serali arrivata fino al 27%.A Bruxelles, invece, la questione resta sostanzialmente congelata da diversi anni. Il percorso aveva preso avvio nel 2018, quando la Commissione europea aveva promosso una consultazione pubblica alla quale avevano partecipato 4,6 milioni di persone. L’84% dei partecipanti si era espresso a favore dell’eliminazione del cambio stagionale.
Nel marzo 2019 il Parlamento europeo aveva approvato la proposta di porre fine al sistema del doppio orario, lasciando ai singoli Stati la possibilità di scegliere se adottare stabilmente l’ora solare oppure quella legale. L’ultimo passaggio coordinato era stato inizialmente previsto per il 2021.
Il procedimento, tuttavia, non è arrivato a conclusione. Per procedere è infatti necessario un’intesa tra Parlamento europeo e Consiglio, che deve pronunciarsi a maggioranza qualificata. A rallentare il percorso hanno contribuito dapprima la pandemia e successivamente le differenti posizioni dei Paesi membri.
Gli Stati del Nord Europa tendono a preferire l’ora solare permanente, considerando che durante l’estate dispongono già di giornate naturalmente molto lunghe. I Paesi meridionali, Italia compresa, sono invece più favorevoli all’adozione definitiva dell’ora legale, così da prolungare la disponibilità di luce nelle ore serali.
Nel 2024, 67 eurodeputati appartenenti ai diversi schieramenti politici avevano chiesto alla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola di riaprire il dossier e inserirlo tra le priorità della legislatura. Il cambio stagionale dell’orario era stato definito praticamente trasversalmente come una pratica ormai «obsoleta» e dannosa per la salute. Tra i sottoscrittori figuravano rappresentanti di Ppe, S&D, Re, Verdi, Ecr, PfE ed Esn.
Anche il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez aveva annunciato nel 2025 l’intenzione di sostenere a livello europeo l’eliminazione del cambio d’ora dal 2026. Anche questa iniziativa, però, non ha prodotto risultati concreti.
I Paesi che cambiano orario e quelli che non lo fanno
Il passaggio stagionale tra ora solare e ora legale non è una pratica adottata in tutto il mondo. In Europa il sistema interessa quasi tutti gli Stati dell’Unione, oltre a Regno Unito, Svizzera e diversi Paesi balcanici.Tra le eccezioni figura l’Islanda, che mantiene l’ora solare durante tutto l’anno. Russia e Bielorussia hanno invece scelto un orario fisso, adottato rispettivamente tra il 2011 e il 2014, che equivale di fatto a un mantenimento permanente dell’ora legale. L’Ucraina aveva annunciato l’intenzione di eliminare il doppio passaggio a partire dal 2025.
In Asia il cambio d’orario è quasi completamente assente: non viene utilizzato, tra gli altri, da Cina, Giappone e India, né dalla maggior parte dei Paesi del Sud-est asiatico. In Africa il sistema è adottato esclusivamente dall’Egitto, dopo una storia caratterizzata da successive abolizioni e reintroduzioni.
Nel continente sudamericano il passaggio stagionale rimane in vigore soltanto in Cile, Paraguay e Uruguay, mentre Brasile e Argentina hanno scelto di abbandonarlo. In Nord America viene invece applicato da Stati Uniti e Canada, sebbene esistano alcune eccezioni territoriali, come l’Arizona. In Oceania il quadro è variegato: l’ora legale viene utilizzata in Nuova Zelanda e nella parte sud-orientale dell’Australia, mentre non è prevista nel resto del continente.
Cosa comporta per l’organismo
Il ritorno all’ora solare viene generalmente considerato meno problematico rispetto al passaggio primaverile all’ora legale, perché in questo caso si guadagna un’ora di riposo anziché perderla. Cristina Tomasi, medico specialista in medicina interna e angiologia e human metabolist, ha spiegato che l’organismo umano segue ritmi circadiani regolati dalla luce naturale. Ogni modifica dell’orario può quindi determinare «una forma di jet-lag sociale» con ripercussioni sul sonno, sul metabolismo e sull’apparato cardiovascolare. Per la maggior parte delle persone in buona salute, questi effetti tendono comunque a scomparire nell’arco di tre o quattro giorni.I possibili effetti del cambio primaverile
Le conseguenze più rilevanti vengono associate al passaggio di marzo, quando si perde un’ora di sonno. Lo studio “Daylight savings time and myocardial infarction”, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, ha evidenziato un incremento di circa il 3-4% dei casi di infarto miocardico acuto trattati con angioplastica coronarica nel lunedì successivo all’introduzione dell’ora legale.Un’altra analisi epidemiologica citata nello stesso contesto ha rilevato, nei lunedì immediatamente successivi al cambio, un aumento medio del 5-6% degli infortuni sul lavoro, risultati più gravi rispetto alla consueta casistica, oltre a una crescita degli incidenti stradali associati a una diminuzione della concentrazione.
Secondo la specialista, alla base di questi fenomeni ci sarebbe soprattutto la carenza di sonno, che determina un aumento degli ormoni dello stress e modifica alcuni processi metabolici. Le persone che presentano già problemi legati al sonno e i lavoratori sottoposti a turni sarebbero quelle maggiormente esposte.
Per rendere più semplice l’adattamento al nuovo orario, Tomasi suggerisce di modificare progressivamente nei giorni precedenti gli orari dedicati al riposo e ai pasti, cercare l’esposizione alla luce naturale durante le prime ore della giornata e ridurre invece quella artificiale nelle ore serali.

