Neonato morto in ospedale a Castellammare, arrestato il primario: «Creato un nodo al cordone per simulare una complicazione imprevedibile»

Quattro persone, tre medici e un’ostetrica, sono destinatarie di misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di un neonato avvenuta a fine marzo 2024, poco più di un mese dopo la nascita. I provvedimenti sono stati eseguiti questa mattina dai militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata su disposizione del GIP del Tribunale di Torre Annunziata, nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura.
Neonato morto a Castellammare di Stabia, quattro sanitari indagati: domiciliari per il primario
Nei confronti del primario pro tempore del Presidio Ospedaliero San Leonardo di Castellammare di Stabia è stata disposta la misura degli arresti domiciliari. Per altri due medici e un’ostetrica, tutti in servizio all’epoca dei fatti nello stesso ospedale, è stata invece applicata per 12 mesi la doppia misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale e della sospensione dal pubblico ufficio o servizio ricoperto.
Le contestazioni riguardano, a vario titolo, i reati di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, falsità materiale e ideologica in atto pubblico commessa da pubblico ufficiale, frode in processo penale e depistaggio.
Il decesso del neonato dopo le complicazioni durante il parto
L’inchiesta nasce dalla morte di un neonato, avvenuta alla fine di marzo 2024, poco più di un mese dopo la nascita. Il piccolo era stato ricoverato immediatamente in terapia intensiva a seguito di complicazioni intervenute durante il parto, avvenuto nell’ospedale stabiese.
Le indagini sono state condotte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria – aliquota Guardia di Finanza – della Procura di Torre Annunziata insieme alla Compagnia della Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia.
Secondo la ricostruzione investigativa, il personale sanitario coinvolto non solo avrebbe avuto responsabilità colpose nel decesso, ma avrebbe anche messo in atto una serie di condotte finalizzate a nascondere quanto accaduto.
L’ipotesi del nodo al cordone e della cartella clinica falsificata
Nel corso degli accertamenti sarebbe emerso che gli indagati avrebbero creato artificiosamente un nodo al cordone ombelicale del neonato , che avrebbe dovuto rappresentare un evento imprevedibile per i ginecologi.
Gli indagati, secondo quanto ricostruito, avrebbero inoltre provveduto all’immediato smaltimento del cordone ombelicale e della placenta, con una condotta ritenuta non conforme alle normali prassi cliniche seguite nell’ospedale.
Gli investigatori contestano anche la presunta falsificazione della cartella clinica relativamente agli orari di presenza e alle attività svolte dal personale medico intervenuto durante il parto. I sanitari avrebbero inoltre concordato tra loro versioni da riferire agli inquirenti.
Il ruolo contestato al primario
Secondo gli inquirenti, il primario pro tempore del reparto di Ginecologia avrebbe avuto un ruolo di impulso nelle presunte attività finalizzate ad alterare le fonti di prova. La condotta, sempre secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stata diretta anche a tutelare la propria posizione, facendo leva sull’influenza esercitata all’interno del reparto da lui diretto.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e le misure cautelari possono essere impugnate davanti al Tribunale del Riesame. Gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.




