Morte di Alessandro Farina, ancora nessun risarcimento dal Ruggi di Salerno: la famiglia torna di nuovo in tribunale

A quasi nove anni dalla morte di Alessandro Farina, il tredicenne salernitano deceduto nel 2017 dopo una diagnosi tardiva di diabete di tipo 1 e gravi omissioni nelle cure, per la famiglia si apre un nuovo capitolo giudiziario. Nonostante la sentenza definitiva della Corte di Cassazione abbia confermato lo scorso 30 aprile le condanne penali per due sanitari e la responsabilità civile dell’Azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, il risarcimento non è ancora arrivato. I familiari del ragazzo hanno quindi deciso di citare nuovamente in giudizio l’azienda ospedaliera, questa volta in sede civile. Lo riporta Il Mattino.
Morte di Alessandro Farina, ancora nessun risarcimento dal Ruggi di Salerno: la famiglia torna in tribunale
Secondo quanto ricostruito dai giudici, una diagnosi tempestiva avrebbe consentito di avviare immediatamente la terapia necessaria e di trasferire Alessandro in un centro specializzato. La corretta applicazione delle linee guida avrebbe inoltre permesso di intervenire sulla disidratazione e sul rapido peggioramento delle condizioni cliniche del ragazzo.
Dopo tre gradi di giudizio, la famiglia aveva tentato di chiudere la vicenda attraverso un accordo stragiudiziale. Anche il successivo procedimento di mediazione obbligatoria, però, non avrebbe portato a una soluzione. Da qui la decisione della madre e degli altri familiari, assistiti dall’avvocato Federico Conte, di notificare un nuovo atto di citazione civile nei confronti dell’ospedale.
La madre: «Un altro calvario dopo anni di processi»
«Non c’è somma che possa restituirmi Alessandro e la vita di un figlio non ha prezzo», afferma la madre del tredicenne come riporta Il Mattino. Il nodo, sottolinea, riguarda soprattutto la necessità di affrontare un nuovo percorso giudiziario dopo anni trascorsi tra udienze e tribunali. «Il punto è capire se una famiglia che ha già attraversato anni di aule giudiziarie debba necessariamente affrontare un altro calvario».
La richiesta di accesso agli atti rimasta senza risposta
La famiglia lamenta anche la mancata risposta a una richiesta di accesso agli atti presentata dopo la sentenza della Cassazione. L’obiettivo era conoscere se l’azienda ospedaliera avesse adottato provvedimenti disciplinari o correttivi nei confronti dei sanitari coinvolti nella vicenda.
«Dopo tanti anni ho almeno il diritto di sapere se quegli errori accertati abbiano insegnato qualcosa – aggiunge la madre –. Alessandro non è una sentenza e non è un numero di fascicolo. Chiedo risposte, trasparenza e che le istituzioni abbiano la capacità di ascoltare chi ha già pagato il prezzo più alto».




