Una notizia preoccupante segna il mese di maggio: la libertà di stampa globale ha toccato il punto più basso degli ultimi 25 anni con l'Italia che scivola al 56esimo posto.
Il rapporto pone particolare attenzione alla criticità del Mezzogiorno e denuncia che circa venti giornalisti italiani vivono sotto scorta a causa di minacce o aggressioni subite. A complicare ulteriormente il lavoro dei professionisti dell’informazione, vi è la politica: molti operatori dei media si rifugiano nell’autocensura, dettata sia dalle direttive editoriali che dalla paura di azioni legali come denunce per diffamazione.
Un dato positivo arriva dalla Siria, che dopo la caduta del regime di Bashar Al-Assad ha guadagnato ben 36 posizioni rispetto all’anno scorso. Tuttavia, non mancano note dolenti: il Niger registra il peggior calo, scendendo di 37 posti fino alla 120ª posizione.
Particolarmente significativo è anche il retrocedere degli Stati Uniti, che perdono sette gradini rispetto al 2025 e si ritrovano ora al 64° posto, tra Botswana e Panama. Questa discesa è attribuita all'“effetto Trump”, con le recenti controversie legate ai tentativi dell’ex presidente di smantellare le reti mediatiche pubbliche negli USA. Un campanello d’allarme per una democrazia mondiale in difficoltà.
Libertà di stampa al minimo storico nel mondo: l'Italia scivola al 56° posto
Una notizia preoccupante segna il mese di maggio: la libertà di stampa globale ha toccato il punto più basso degli ultimi 25 anni. In questa cornice poco rassicurante, l'Italia scivola ulteriormente nella classifica mondiale stilata da "Reporters sans frontières" (RSF), passando dal 49° posto nel 2025 al 56° nel 2026. Questo dato emerge dall'ultimo "World Press Freedom Index 2026", il report annuale dell'organizzazione non governativa con sede a Parigi, che analizza approfonditamente lo stato di salute della stampa in tutto il mondo.Gli indicatori della libertà di stampa
La graduatoria si basa su cinque indicatori principali: economico, legale, sicurezza, politico e sociale. Anne Bocandè, direttrice editoriale dell'organizzazione, evidenzia una regressione particolarmente marcata sotto il profilo legale a livello globale. Anche la situazione italiana risulta preoccupante, con il nostro Paese superato persino da nazioni come Costa d’Avorio, Ghana e Gambia. Tra le criticità principali segnalate per l’Italia figurano le minacce delle organizzazioni mafiose nei confronti dei giornalisti, così come la pressione esercitata da gruppi estremisti. A peggiorare il quadro, il report menziona i tentativi del ceto politico di limitare libertà di espressione su temi giudiziari, con politiche restrittive come la cosiddetta “legge bavaglio”.Il rapporto pone particolare attenzione alla criticità del Mezzogiorno e denuncia che circa venti giornalisti italiani vivono sotto scorta a causa di minacce o aggressioni subite. A complicare ulteriormente il lavoro dei professionisti dell’informazione, vi è la politica: molti operatori dei media si rifugiano nell’autocensura, dettata sia dalle direttive editoriali che dalla paura di azioni legali come denunce per diffamazione.
Il commento sulla crisi italiana
Secondo Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi), l’arretramento dell’Italia nella classifica internazionale è un chiaro segnale della sofferenza della libertà di stampa nel Paese. Ha affermato con fermezza: "La libertà di informazione in Italia è rispettata solo a parole. Nei fatti, continua a essere penalizzata sia dal punto di vista legislativo che da quello economico. È cruciale avviare interventi concreti: servono leggi per proteggere la libertà di stampa e risorse economiche che possano sostenerla".Il panorama globale
Ai vertici della classifica annuale sulla libertà di stampa spiccano Norvegia, Paesi Bassi ed Estonia come nazioni "virtuose". Dall’altro lato dello spettro troviamo l’Eritrea, che si conferma all'ultimo posto (180°) per il terzo anno consecutivo, preceduta solo da Corea del Nord (179°) e Cina (178°).Un dato positivo arriva dalla Siria, che dopo la caduta del regime di Bashar Al-Assad ha guadagnato ben 36 posizioni rispetto all’anno scorso. Tuttavia, non mancano note dolenti: il Niger registra il peggior calo, scendendo di 37 posti fino alla 120ª posizione.
Particolarmente significativo è anche il retrocedere degli Stati Uniti, che perdono sette gradini rispetto al 2025 e si ritrovano ora al 64° posto, tra Botswana e Panama. Questa discesa è attribuita all'“effetto Trump”, con le recenti controversie legate ai tentativi dell’ex presidente di smantellare le reti mediatiche pubbliche negli USA. Un campanello d’allarme per una democrazia mondiale in difficoltà.

