Economia

Lavorare non basta più per permettersi una casa: la nuova crisi dell'indipendenza economica

Secondo un'elaborazione della CNA, tra il 2019 e il 2025 gli affitti nei principali capoluoghi italiani sono cresciuti molto più rapidamente delle retribuzioni. A Milano e Firenze i canoni sono aumentati del 49%, mentre gli stipendi netti, nelle città analizzate, hanno registrato incrementi generalmente compresi tra il 7% e il 15%

Maria Chiara Niglio
Lavorare non basta più per permettersi una casa: la nuova crisi dell'indipendenza economica

Un tempo trovare un lavoro rappresentava il primo passo verso l'indipendenza economica. Oggi, per una parte crescente dei giovani italiani, avere uno stipendio non significa necessariamente potersi permettere di vivere da soli. E non è soltanto una questione di precarietà lavorativa: anche chi può contare su un'occupazione stabile deve fare i conti con un mercato immobiliare sempre meno accessibile.

Secondo un'elaborazione della CNA, tra il 2019 e il 2025 gli affitti nei principali capoluoghi italiani sono cresciuti molto più rapidamente delle retribuzioni. A Milano e Firenze i canoni sono aumentati del 49%, mentre gli stipendi netti, nelle città analizzate, hanno registrato incrementi generalmente compresi tra il 7% e il 15%.

È una sproporzione che racconta qualcosa di più di una semplice difficoltà economica. Quando il costo di un'abitazione cresce più velocemente dei redditi, l'autonomia smette di essere una conseguenza naturale del lavoro e diventa un obiettivo sempre più difficile da raggiungere.

Il problema riguarda soprattutto chi si trova all'inizio della propria carriera. Trasferirsi per accettare un'offerta professionale, lasciare la casa dei genitori o iniziare una convivenza sono decisioni che dipendono sempre più dalla disponibilità economica della famiglia d'origine.

Si crea così un paradosso: le città che concentrano maggiori opportunità professionali sono spesso le stesse in cui vivere costa di più. E uno stipendio che sulla carta può sembrare adeguato rischia di diventare insufficiente una volta sottratte le spese per l'abitazione.

Ma c'è anche una questione meno evidente, che riguarda il significato stesso dell'indipendenza. Per decenni abbiamo considerato la capacità di mantenersi attraverso il proprio lavoro uno degli elementi fondamentali dell'età adulta. Oggi questo passaggio non è più così automatico.

Il rischio è che l'autonomia diventi un privilegio determinato non soltanto dal reddito, ma anche dal patrimonio familiare. Due persone con lo stesso stipendio possono avere possibilità radicalmente diverse a seconda che dispongano o meno di una casa di proprietà, di un sostegno economico o di qualcuno con cui condividere le spese.

Il tema, dunque, non è soltanto quanto guadagnano i giovani, ma quanto costa loro costruirsi una vita indipendente. E soprattutto quanto una società possa continuare a considerare il lavoro uno strumento di emancipazione, se non garantisce più, da solo, le condizioni economiche per esercitarla.

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