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Alessia Benincasa06/04/2025

Il decreto Sicurezza è legge tra risse sfiorate e sit-in al Senato, nuova stretta su proteste e manifestazioni: cosa prevede

Con 109 voti favorevoli il decreto Sicurezza diventa legge, introducendo nuove fattispecie di reato, pene più severe su manifestazioni, sgomberi e occupazioni. Proteste e tensioni al Senato segnano l’approvazione. Ecco cosa prevede e cosa cambia con la nuova legge.

Il decreto Sicurezza è legge: il via libera al Senato

Con 109 voti favorevoli, 69 contrari e un’astensione, il decreto Sicurezza ha ottenuto la fiducia anche al Senato, diventando ufficialmente legge dopo l’approvazione della Camera lo scorso 29 maggio. L’aula di Palazzo Madama si è trasformata in un teatro acceso di protesta e tensione: senatori dell’opposizione hanno improvvisato un sit-in sedendosi per terra davanti ai banchi del governo, urlando «Vergogna, vergogna» e chiedendo una conferenza dei capigruppo, mentre sono sfiorate anche risse tra i presenti.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa, inizialmente contrario a sospendere la seduta, ha poi ceduto dopo una breve trattativa con l’opposizione. Il decreto, composto da 39 articoli, rappresenta una nuova e significativa stretta sulle manifestazioni, sulle occupazioni e su diverse forme di dissenso pubblico.

Cosa prevede il decreto Sicurezza

L’obiettivo dichiarato è rafforzare la sicurezza interna introducendo 11 nuovi reati e 11 aggravanti. Il testo modifica diversi articoli del codice penale e di procedura penale, includendo nuove fattispecie che vanno dalla punibilità della resistenza passiva – finora considerata non violenta – alla cosiddetta norma “anti Gandhi”, che trasforma il blocco stradale o ferroviario in illecito penale con pene fino a sei anni di carcere.

Sono inasprite le pene per danneggiamenti durante manifestazioni pubbliche, con pene detentive fino a cinque anni e multe salate, oltre all’arresto in flagranza differita in caso di reati commessi durante le proteste.

Un altro punto molto controverso riguarda la cannabis light: la coltivazione, vendita e distribuzione delle infiorescenze, anche con basso contenuto di THC, viene equiparata agli stupefacenti tradizionali, con le stesse sanzioni previste per il traffico di droga. Questa norma ha suscitato forti reazioni da parte di imprenditori, consumatori ed esperti del settore.

Il decreto introduce il reato di «occupazione arbitraria» di immobili, con pene da 2 a 7 anni di reclusione e procedure di sgombero accelerate, mentre viene modificato il regime per le detenute madri, ora con possibilità (non obbligo) di rinviare l’esecuzione della pena in casi specifici e condizioni particolari.

Sul fronte della sicurezza nazionale, viene ampliata la tutela degli agenti dell’intelligence, esentandoli da responsabilità penali se autorizzati dalla Presidenza del Consiglio, misura che ha generato vivaci polemiche per il rischio di limitare il controllo giudiziario.

Tra le altre novità, si segnalano aggravanti per reati commessi vicino a stazioni e metropolitane, pene severe per lesioni a ufficiali di polizia, e sanzioni più rigide per truffe agli anziani.

La norma sulla vendita delle SIM telefoniche, modificata rispetto al testo originario, impone ora l’identificazione con documento d’identità per l’acquisto, introducendo anche sanzioni per i gestori che non rispettano gli obblighi.

Le reazioni e le controversie

L’approvazione ha subito acceso un acceso dibattito politico e sociale. Le opposizioni e molte organizzazioni per i diritti civili denunciano un arretramento per le libertà fondamentali e un pericoloso restringimento degli spazi democratici. Oltre 250 giuristi hanno firmato un appello che solleva profili di incostituzionalità soprattutto sulle norme riguardanti il diritto di manifestazione e dissenso.

Il governo, invece, difende l’efficacia del decreto, sottolineando risultati immediati come gli sgomberi degli immobili occupati abusivamente. Intanto, nuove manifestazioni sono già previste, con la prossima in programma a Roma per sabato 31 maggio, mentre la tensione resta alta tra attivisti, cittadini e forze dell’ordine.

#ddl sicurezza

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