Infuria la bufera politica a Salerno attorno al caso del Grand Hotel. I consiglieri comunali di minoranza Franco Massimo Lanocita, Rino Avella, Giso Amendola e Claudio Russolillo hanno lanciato un duro affondo contro l'amministrazione, a seguito dell'esposto presentato dal Comune in Procura e alla Guardia di Finanza per il mancato incasso di quasi 9 milioni di euro tra Imu, Tari e tassa di soggiorno da parte della società di gestione della struttura come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Secondo gli esponenti d'opposizione, la vicenda mette a nudo l'incapacità dell'Ufficio tributi di riscuotere le somme dovute, una falla strutturale che ha contribuito a generare il buco di bilancio sfociato nell'adesione al decreto Salva Comuni e nel conseguente rincaro delle tasse per i cittadini.
Lanocita e i colleghi chiedono di chiarire eventuali condotte omissive da parte delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi 14 anni, ipotizzando che la mossa legale dell'Ente serva anche a prender le distanze dalle passate operazioni urbanistiche legate alla medesima famiglia imprenditoriale.
Nel mirino dei consiglieri è finita la cessione dei suoli dell'ex cementificio alla foce dell'Irno, dove l'area dell'ex parcheggio è stata alienata per la realizzazione di un nuovo albergo nonostante — sostengono i rappresentanti di minoranza — vi gravasse un vincolo a verde pubblico. L'attacco investe l'intero piano di dismissioni comunali, che ha visto il municipio vendere anche l'ex Ufficio di igiene in via Mobilio e l'ex Procura di via Rafastia per ripianare i debiti, determinando un impoverimento dei beni pubblici a vantaggio dei costruttori privati.
Grana Grand Hotel a Salerno: l'opposizione attacca Palazzo di Città
L'azione giudiziaria coincide con la scadenza dell'ultimatum fissato dal sindaco De Luca: se entro il 12 agosto i tributi arretrati non saranno saldati, scatterà la sospensione della licenza.Secondo gli esponenti d'opposizione, la vicenda mette a nudo l'incapacità dell'Ufficio tributi di riscuotere le somme dovute, una falla strutturale che ha contribuito a generare il buco di bilancio sfociato nell'adesione al decreto Salva Comuni e nel conseguente rincaro delle tasse per i cittadini.
Lanocita e i colleghi chiedono di chiarire eventuali condotte omissive da parte delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi 14 anni, ipotizzando che la mossa legale dell'Ente serva anche a prender le distanze dalle passate operazioni urbanistiche legate alla medesima famiglia imprenditoriale.
Nel mirino dei consiglieri è finita la cessione dei suoli dell'ex cementificio alla foce dell'Irno, dove l'area dell'ex parcheggio è stata alienata per la realizzazione di un nuovo albergo nonostante — sostengono i rappresentanti di minoranza — vi gravasse un vincolo a verde pubblico. L'attacco investe l'intero piano di dismissioni comunali, che ha visto il municipio vendere anche l'ex Ufficio di igiene in via Mobilio e l'ex Procura di via Rafastia per ripianare i debiti, determinando un impoverimento dei beni pubblici a vantaggio dei costruttori privati.

