L’artigianato resta una colonna portante del sistema produttivo italiano, ma il settore deve fare i conti con una criticità sempre più urgente: la difficoltà nel trovare personale qualificato e nel trasmettere competenze alle nuove generazioni.
A richiamare l’attenzione sul tema è Sergio Casola, presidente di FeNAILP Artigianato, partendo dai dati che fotografano il peso del comparto: oltre 1,14 milioni di imprese e circa 2,72 milioni di addetti in Italia.
Il nodo delle assunzioni difficili
Secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, quasi il 60% delle assunzioni programmate dalle imprese artigiane risulta difficile da coprire.
Un dato che, per Casola, racconta un paradosso: da un lato ci sono aziende che continuano a lavorare, innovare e cercare manodopera; dall’altro mancano figure preparate e giovani disposti a raccogliere il testimone.
La difficoltà riguarda numerosi settori: edilizia specializzata, impiantistica, manutenzione, meccanica, falegnameria, sartoria, lavorazioni artistiche e servizi alla persona. Mestieri che richiedono tecnica, esperienza e formazione sul campo.
Casola: “L’artigianato non scompare, sta cambiando”
Per il presidente di FeNAILP Artigianato, il problema non è la fine dell’artigianato, ma la sua trasformazione.
Molte imprese stanno innovando, investendo e cercando nuovi mercati. Tuttavia, la mancanza di personale formato rischia di diventare una questione strutturale.
Casola sottolinea la necessità di far conoscere meglio ai giovani le opportunità offerte dal mondo artigiano. Un mestiere qualificato, afferma, può rappresentare una prospettiva concreta di lavoro, crescita economica e realizzazione professionale.
Transizione energetica e nuove opportunità
Tra i comparti con maggiore domanda ci sono quelli legati alla riqualificazione degli immobili, all’efficienza energetica e alla transizione tecnologica.
Elettricisti, idraulici, installatori, serramentisti e tecnici specializzati sono figure sempre più richieste, ma per Casola servono regole chiare e stabili.
Le piccole imprese, infatti, hanno bisogno di programmare investimenti, assumere personale e acquistare attrezzature senza dover affrontare continui cambiamenti normativi.
Tradizione e digitale possono convivere
Accanto ai mestieri più tradizionali crescono anche attività collegate alla digitalizzazione, alla personalizzazione dei prodotti e all’innovazione tecnologica.
Il turismo, inoltre, apre nuove possibilità per l’artigianato alimentare e per le produzioni legate all’identità dei territori: panifici, pasticcerie, laboratori gastronomici, ceramica, legno, moda, pelletteria e oreficeria.
Secondo Casola, il Made in Italy conserva una forza straordinaria, ma oggi qualità e tradizione devono essere affiancate dalla capacità di comunicare, innovare e usare i nuovi strumenti digitali.
Il rischio del mancato passaggio generazionale
Il tema più delicato resta il ricambio generazionale. Unioncamere ha evidenziato che l’11% dei titolari d’impresa italiani ha almeno 70 anni, pari a circa 320mila persone.
Per Casola, quando chiude una bottega non scompare soltanto un’attività economica, ma rischia di andare perduto un patrimonio di conoscenze costruito in decenni.
Da qui la richiesta di rafforzare apprendistato, rapporto tra scuola e impresa, formazione pratica, accesso al credito, incentivi per assunzione e formazione dei giovani, sostegno alla digitalizzazione e strumenti per agevolare il passaggio generazionale.
FeNAILP: “La formazione pratica non sia considerata una scelta di serie B”
Casola invita a restituire valore alla formazione pratica, considerandola una risorsa e non un percorso minore.
Per il presidente di FeNAILP Artigianato, scuola e impresa devono dialogare di più, perché il trasferimento delle competenze non può essere affidato al caso.
Gli artigiani, conclude, hanno dimostrato capacità di adattamento, ma le piccole imprese non possono affrontare da sole ogni trasformazione. Difendere l’artigianato significa tutelare lavoro, competenze e identità dei territori.

