Cronaca

Eboli, presunti appartenenti al clan Maiale: la Procura torna a sollecitare la custodia cautelare per Esposito e altre tredici persone

Alessia Benincasa
Eboli, presunti appartenenti al clan Maiale: la Procura torna a sollecitare la custodia cautelare per Esposito e altre tredici persone
La Procura di Salerno torna a sollecitare la custodia cautelare per Esposito e altre tredici persone, verosimilmente appartenenti al clan Maiale di Eboli. Oggi, lunedì 28 settembre, davanti al Tribunale del Riesame il ricorso contro il provvedimento del gip che aveva negato gli arresti. Lo riporta Il Mattino.

Eboli, presunti appartenenti al clan Maiale: la Procura torna a sollecitare la custodia cautelare per Esposito e altre tredici persone

Sono venti gli indagati, otto le contestazioni formulate e quattordici le persone per le quali viene nuovamente sollecitata l'applicazione di una misura cautelare. La Procura insiste sulla propria richiesta e ripropone l'istanza di arresto nei confronti dei soggetti coinvolti nell'indagine della Direzione distrettuale antimafia incentrata su Paolo Esposito e sulle persone a lui ritenute vicine. La discussione è fissata per questa mattina davanti al Tribunale del Riesame, chiamato a esaminare l'appello presentato dal sostituto procuratore Elena Guarino contro il provvedimento con cui il gip Giovanni Rossi aveva rigettato le richieste di custodia.

Si tratta di un'inchiesta articolata, sviluppatasi nel corso di molti anni e composta da differenti percorsi investigativi. Il fascicolo attualmente esaminato è contraddistinto dal numero 3550/2022 e comprende altri procedimenti avviati tra il 2022 e il 2025. Rappresenta però soltanto uno dei filoni scaturiti dalla più ampia attività degli investigatori, che nel tempo ha concentrato l'attenzione sugli interessi economici, sulle imprese e sui rapporti riconducibili a Esposito. Alcune delle precedenti informative e dei fascicoli separati hanno seguito direzioni diverse, arrivando in determinati casi a coinvolgere anche contesti politici e amministrativi di Eboli, che non risultano tuttavia interessati dall'attuale istanza cautelare.

Le tredici persone finite sotto indagine comprendono parenti di Esposito, soggetti considerati a lui vicini, persone coinvolte nelle attività imprenditoriali oggetto degli approfondimenti e un professionista. Il fulcro dell'indagine rimane Paolo Esposito, già destinatario di una condanna per pesanti reati legati alla criminalità organizzata e indicato negli atti per la sua storica vicinanza al clan Maiale. Le contestazioni sono otto e comprendono ipotesi di estorsione e tentata estorsione, quattro episodi riguardanti la presunta intestazione simulata di società e un caso di violenza privata aggravata. Per alcune delle condotte viene inoltre ipotizzata l'aggravante del metodo mafioso.

A collegare i diversi episodi sono gli elementi raccolti attraverso le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, le conversazioni intercettate, le registrazioni degli impianti di videosorveglianza e gli approfondimenti svolti dalla Squadra Mobile e dalla Guardia di Finanza.

I collaboratori

Un ruolo centrale nella ricostruzione investigativa è attribuito al collaboratore di giustizia Pompeo D'Auria, che ha illustrato quello che, secondo la Procura, sarebbe stato il sistema adottato per inserirsi nelle attività di imprenditori in difficoltà economica. Il meccanismo avrebbe avuto origine dalla concessione di somme di denaro a interessi usurari: qualora i debitori non fossero riusciti a restituire quanto dovuto, Esposito avrebbe puntato a prendere il controllo delle imprese per recuperare sia il capitale sia gli interessi.

Secondo la ricostruzione accusatoria, per ottenere questo risultato non sarebbe stato indispensabile ricorrere a minacce esplicite. Gli imprenditori, sostiene D'Auria, sarebbero stati consapevoli dei precedenti criminali di Esposito e, dopo il suo ingresso nelle attività, l'uomo avrebbe assunto un atteggiamento «molto perentorio» nel sostenere le proprie richieste, «facendo leva sulla sua fama criminale indiscussa». È però nel passaggio dalla descrizione generale del presunto sistema all'esame dei singoli episodi che, secondo la valutazione del gip, emergerebbero le principali criticità dell'impianto accusatorio.

I timori

In una delle vicende esaminate, un imprenditore, inizialmente poco disposto a parlare e arrivato anche a piangere per la paura di possibili ritorsioni, aveva riferito dell'ingresso di Esposito nella propria azienda e della consegna di assegni insieme al timbro della società. Nel corso degli anni, però, alcuni aspetti del suo racconto sarebbero stati modificati. Il gip, mettendo a confronto queste dichiarazioni con quelle rese da D'Auria, considera il nucleo principale del racconto non sufficientemente attendibile sul piano oggettivo e non supportato da elementi specifici tali da confermare l'ipotesi di estorsione.

Tra gli episodi più gravi riportati nell'ordinanza figura inoltre l'aggressione del 5 giugno 2024. La persona offesa sarebbe stata attirata all'interno di una concessionaria con la motivazione di dover noleggiare un'automobile. Le intercettazioni avrebbero invece evidenziato il progetto di farle impartire una «bella mazziata» da parte dei «ragazzi di Salerno». Successivamente sarebbe scattata l'aggressione, caratterizzata da pugni, schiaffi, calci e colpi inferti anche utilizzando un casco.

In relazione a questo episodio, il gip descrive una condotta «concertata, pianificata e collettiva», contraddistinta da «estrema violenza» e da una finalità punitiva e ritorsiva. Il giudice ha però modificato la qualificazione giuridica attribuita dalla Procura, riconducendo il fatto alla fattispecie delle percosse, per la quale non risultano applicabili le misure cautelari richieste.

Quello che sarà discusso questa mattina davanti al Riesame costituisce comunque soltanto uno dei segmenti di un'indagine di dimensioni più vaste. Restano infatti al vaglio della Procura ulteriori filoni investigativi, nei quali interessi economici, società, ambienti politici e amministrazione pubblica tornano più volte a intrecciarsi.
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