Battipaglia, Cecilia Francese attacca dopo la sfiducia: «Hanno mandato a casa il sindaco, ma a pagare è la città»

La prosecuzione dei progetti comunali sotto la gestione commissariale, i finanziamenti destinati alla bonifica della Castelluccia e le tensioni che hanno attraversato la maggioranza negli ultimi mesi. Sono alcuni dei temi affrontati da Cecilia Francese, che sabato 10 ottobre è tornata pubblicamente sulla conclusione anticipata della sua amministrazione a Battipaglia, ricostruendo le vicende politiche che hanno portato all'approvazione della mozione di sfiducia.
Nel corso di una conferenza stampa, l'ex prima cittadina ha attribuito la responsabilità della crisi alle opposizioni e ad alcuni consiglieri che avevano precedentemente sostenuto la sua amministrazione. Al centro delle contestazioni, soprattutto, la scelta di interrompere la consiliatura a sette mesi dalla sua naturale scadenza, senza che questo comporti, secondo Francese, un anticipo delle elezioni comunali.
«Non è un atto contro di me: è un atto contro la città di Battipaglia», ha dichiarato, sostenendo che la decisione avrebbe prodotto conseguenze sull'intera comunità.
Il commissario De Rosa e i progetti avviati dall'amministrazione
Uno dei primi aspetti evidenziati dall'ex sindaca riguarda la continuità dell'attività amministrativa dopo lo scioglimento del Consiglio comunale.
Francese ha espresso apprezzamento per l'operato del commissario prefettizio De Rosa, sottolineando come stia proseguendo diversi interventi programmati dalla precedente giunta.
Tra questi figurano i lavori pubblici e il recupero degli immobili confiscati alla criminalità organizzata, destinati a ospitare servizi di carattere sociale. L'ex sindaca ha richiamato, in particolare, il polo della carità, il poliambulatorio, il centro antiviolenza e il centro per i minori.
Un ulteriore riferimento è stato riservato alle procedure concorsuali inserite nel piano del fabbisogno del personale, approvato dalla sua amministrazione e successivamente modificato anche sulla base delle sollecitazioni dei consiglieri.
«Mi fa piacere vedere che ha avviato i concorsi previsti nel piano approvato dalla giunta», ha affermato Francese, interpretando la prosecuzione degli interventi come una conferma delle scelte compiute durante il mandato.
L'ex prima cittadina ha inoltre descritto positivamente l'approccio del commissario nei confronti della città, ricordando di averlo incontrato mentre percorreva le strade di Battipaglia per conoscere il territorio.
Le contestazioni all'opposizione e il ruolo del Pd di Salerno
La parte più critica dell'intervento ha riguardato le circostanze che hanno preceduto la votazione della sfiducia.
Secondo Francese, l'iniziativa sarebbe maturata nell'ambito di una strategia politica che avrebbe coinvolto progressivamente l'intera opposizione.
«Questa mozione nasce dal livore di pochi consiglieri dell'opposizione e poi si è allargata a tutta l'opposizione», ha sostenuto.
L'ex sindaca ha contestato soprattutto la tempistica dell'operazione, chiedendo perché i consiglieri abbiano deciso di porre fine all'amministrazione quando mancavano soltanto sette mesi alla conclusione ordinaria del mandato.
Ha poi ricordato la richiesta di azzeramento della giunta, alla quale aveva aderito nella prospettiva di definire un nuovo documento programmatico per l'ultima fase della consiliatura.
Quel documento, secondo la sua ricostruzione, non sarebbe mai stato presentato.
Francese ha quindi collegato il successivo cambiamento degli equilibri politici a una comunicazione del Partito Democratico di Salerno, diffusa poco prima della seduta consiliare.
«La mattina si incontrano in Comune e parlano di questo documento, nel primo pomeriggio cambia tutto: esce una nota del Pd di Salerno, quindi l'ordine parte da Salerno», ha dichiarato, attribuendo al partito salernitano un ruolo nell'accelerazione della crisi.
Il tredicesimo voto e la variazione di bilancio da 25 milioni
Un altro passaggio della conferenza ha riguardato il numero di consiglieri necessario per determinare la caduta dell'amministrazione.
Francese ha individuato nel tredicesimo voto l'elemento decisivo per l'approvazione della mozione, concentrando le proprie critiche su una consigliera eletta nella maggioranza e successivamente passata all'opposizione.
«Perché non l'hanno fatto prima? Perché serviva il tredicesimo voto», ha affermato.
L'ex sindaca ha messo in discussione le motivazioni della consigliera, che avrebbe giustificato la propria posizione richiamando la necessità di accelerare l'attività amministrativa e una maggiore attenzione alle questioni ambientali.
A questo proposito, Francese ha citato la mancata approvazione di una variazione di bilancio in entrata da 25 milioni di euro, comprendente 12 milioni destinati alla bonifica della Castelluccia.
L'ex prima cittadina ha evidenziato quella che considera una contraddizione tra l'attenzione dichiarata per l'ambiente e il voto contrario al provvedimento finanziario.
Ha inoltre espresso fiducia nella possibilità che il commissario possa occuparsi della questione, evitando la perdita delle risorse.
La richiesta di un assessore e le tensioni nella maggioranza
Nel ricostruire i rapporti con alcuni ex alleati, Cecilia Francese ha raccontato anche un episodio relativo alla composizione dell'esecutivo comunale.
Secondo quanto riferito, un gruppo misto di maggioranza avrebbe avanzato la richiesta di nominare un assessore. L'ex sindaca avrebbe respinto il nominativo proposto, chiedendo un'alternativa.
«Ho detto: datemi un altro nome», ha raccontato, spiegando di non ritenere possibile l'ingresso in giunta di una persona che, a suo giudizio, assumeva frequentemente posizioni critiche nei confronti del sindaco.
Al diniego, secondo la sua versione, sarebbe seguita una frase pronunciata da esponenti del gruppo riconducibile a Castroello: «Ci saranno delle conseguenze».
Francese ha collegato quell'episodio alla successiva rottura politica, considerandolo uno dei momenti determinanti nel deterioramento dei rapporti interni.
L'ex prima cittadina ha poi criticato i cambi di schieramento durante il mandato amministrativo, richiamando il caso della consigliera eletta attraverso il suo movimento politico e successivamente schieratasi con l'opposizione.
«La transumanza non dovrebbe essere permessa: questo è il problema», ha dichiarato.
Gli errori nella composizione delle liste e gli alleati rimasti
Pur attribuendo alle opposizioni gran parte delle responsabilità politiche della sfiducia, Francese ha riconosciuto anche alcune criticità nelle scelte compiute dalla propria area.
In particolare, ha individuato nella composizione delle liste elettorali un possibile errore che avrebbe contribuito alle successive divisioni.
«C'è sicuramente stata una piccola colpa interna», ha ammesso, invitando a osservare la provenienza politica dei consiglieri che hanno progressivamente abbandonato la maggioranza.
Allo stesso tempo, ha sottolineato la compattezza degli esponenti rimasti al suo fianco, citando Catarozzo, Francesca Napoli, Gianluigi Farina e Cappelli, oltre al vicesindaco e al presidente del Consiglio comunale.
Secondo l'ex sindaca, la conclusione dell'esperienza amministrativa avrebbe contribuito a rafforzare i rapporti tra coloro che hanno continuato a sostenerla.
Elezioni comunali nel maggio 2027, le critiche alla fine anticipata del mandato
Nelle considerazioni conclusive, Francese è tornata sulle conseguenze istituzionali della sfiducia, contestando l'idea che la cessazione anticipata dell'amministrazione possa determinare un'immediata consultazione elettorale.
«Non è vero, come hanno fatto credere, che con la mozione si va al voto anticipato: si vota comunque a maggio 2027, e intanto la città viene lasciata in mano a un commissario», ha affermato.
L'ex prima cittadina ha quindi chiesto ai consiglieri che hanno sostenuto la mozione di spiegare pubblicamente le ragioni della loro decisione, ribadendo che, a suo giudizio, non vi fossero motivazioni sufficienti per interrompere il mandato a pochi mesi dalla scadenza.
A conclusione della conferenza stampa, ha nuovamente richiamato l'attività del commissario De Rosa, considerando la prosecuzione dei provvedimenti già adottati dalla precedente giunta un elemento a sostegno del lavoro svolto dalla sua amministrazione.
«Per fortuna abbiamo un commissario che porta avanti quanto avevamo già ratificato negli atti, e questo è un sollievo: vuol dire che eravamo sulla strada giusta», ha concluso.




