Capaccio Paestum, opere contestate in un locale dell’area archeologica: il Comune difende al Tar l’ordine di demolizione

Il Comune di Capaccio Paestum ha deciso di resistere davanti al Tar nel giudizio promosso dalla società destinataria di un’ordinanza di demolizione relativa ad alcune strutture esterne di un locale situato in via Tavernelle, nell’area archeologica.
Al centro del contenzioso c’è il provvedimento adottato dall’amministrazione il 18 giugno 2026, con il quale era stata disposta la rimozione delle opere contestate entro 90 giorni e il conseguente ripristino dello stato dei luoghi. Lo riporta Il Giornale del Cilento.
Capaccio Paestum, strutture di un locale in area archeologica da demolire: il Comune si costituisce al Tar
Palazzo di Città ha scelto di costituirsi in giudizio per sostenere la legittimità dell’atto amministrativo. La difesa dell’Ente sarà affidata all’avvocatura civica, con l’avvocato Raffaele Carpinelli incaricato di rappresentare il Comune nel procedimento davanti ai giudici amministrativi.
La società interessata ha impugnato l’ordinanza sollevando diverse contestazioni sulla ricostruzione effettuata dagli uffici comunali e sulla natura delle strutture interessate dal provvedimento.
Le contestazioni della società
Nel ricorso viene sostenuto, tra gli altri aspetti, che alcune delle opere indicate nell’ordinanza sarebbero già state rimosse. Per quelle ancora presenti, invece, la società contesta la qualificazione attribuita dal Comune, sostenendo che si tratterebbe di strutture riconducibili all’edilizia libera. Vengono inoltre sollevati rilievi sull’istruttoria amministrativa e sulle motivazioni che hanno portato all’adozione dell’ordine di demolizione.
Tra le contestazioni figurano anche l’individuazione catastale delle opere, alcuni profili paesaggistici e una presunta disparità di trattamento rispetto ad altri interventi presenti nella stessa area.
Scaduto il termine dei 90 giorni
L’ordinanza era stata notificata il 19 giugno 2026 e concedeva 90 giorni per procedere alla demolizione e al ripristino. Il termine è scaduto lo scorso 17 settembre. A questo punto l’amministrazione dovrà verificare se vi sia stata un’eventuale inottemperanza all’ordine, tenendo però conto di quanto sostenuto dalla società circa la rimozione già avvenuta di parte delle opere.




