Cronaca

Capaccio Paestum, il gip dispone nuovi accertamenti sulla morte del giovane Pietro Spizzico

Alessia Benincasa
Capaccio Paestum, il gip dispone nuovi accertamenti sulla morte del giovane Pietro Spizzico
Nella giornata odierna, mercoledì 7 ottobre, il gip del Tribunale di Salerno ha accolto l’opposizione presentata contro la richiesta di archiviazione formulata dal pm della Procura salernitana, al termine di un anno di accertamenti per la morte del giovane Pietro Spizzico. Lo riporta Stiletv.

Capaccio Paestum, il gip dispone nuovi accertamenti sulla morte del giovane Pietro Spizzico

Pietro Spizzico oggi avrebbe raggiunto il traguardo dei 17 anni. A ricordarlo con grande tenerezza sui social è la madre Ylenia, che continua a dedicare amore al suo angelo scomparso troppo presto, condividendo una fotografia nella quale il ragazzo appare sorridente mentre spegne le candeline. Nella stessa giornata, il gip del Tribunale di Salerno ha accolto l’opposizione presentata contro la richiesta di archiviazione formulata dal pm della Procura salernitana, al termine di un anno di accertamenti.

Accogliendo le motivazioni illustrate dalla difesa dei familiari, rappresentati dagli avvocati Domenico Guazzo e Carmine Sparano, il giudice ha stabilito che le indagini sulla morte del 15enne di Capaccio Paestum debbano proseguire. Il ragazzo era stato trovato il 31 marzo 2025 in una pozza di sangue, a breve distanza dalla propria abitazione, nel Capoluogo. Il gip ha inoltre incaricato il pubblico ministero di effettuare una nuova consulenza medico-legale, affidandola a uno specialista in Traumatologia, con l’obiettivo di definire con maggiore certezza le cause e la dinamica che portarono al decesso del minorenne.

“Il provvedimento evidenzia l’esigenza di svolgere ulteriori e accurati approfondimenti di natura tecnica, necessari per arrivare a una ricostruzione dei fatti completa e conforme al principio di esaustività investigativa, tutelando così il diritto alla verità e alla giustizia dei soggetti offesi e di una comunità intera che, a distanza di tempo, continua a vivere il dolore per la perdita improvvisa e prematura del piccolo Pietro”, dichiarano i legali della famiglia.

I dubbi

Nella notte tra il 30 e il 31 marzo 2025, Pietro venne rinvenuto privo di conoscenza e riverso in una pozza di sangue in Via Cupone, vicino alla casa di famiglia, situata lungo la Provinciale 13, nel Capoluogo di Capaccio. Soccorso e trasferito in condizioni gravissime all’ospedale “Ruggi” di Salerno, fu ricoverato in prognosi riservata. Quattro giorni più tardi, purtroppo, morì, lasciando un profondo dolore e grande sgomento.

Sul caso intervennero i carabinieri della Compagnia di Agropoli. Stando alle prime risultanze investigative, il giovane era nella propria abitazione e, mentre utilizzava il cellulare per chattare, aveva comunicato alla nonna l’intenzione di uscire per qualche minuto, probabilmente per incontrare qualcuno, senza però fare più ritorno. I militari convocarono e ascoltarono diversi amici e compagni di scuola dell’adolescente, cercando elementi utili a ricostruire quanto accaduto e analizzando anche il contenuto del suo telefono. La mancanza di sistemi di videosorveglianza nell’area non consentì, tuttavia, di acquisire eventuali filmati dell’accaduto.

In un primo momento gli elementi raccolti sembrarono orientare verso l’ipotesi di un gesto volontario da parte del ragazzo. Una ricostruzione che, però, la famiglia e l’intera comunità hanno sempre respinto con decisione, senza riuscire ad accettarla fin dall’inizio. Pietro, infatti, veniva descritto da tutti come un adolescente allegro, sereno e solare, che non assumeva particolari terapie farmacologiche e che non mostrava segnali riconducibili a depressione o ad altri specifici disagi.

Dopo la donazione degli organi venne eseguito l’esame autoptico disposto dalla Procura e affidato al medico legale. Furono proprio i genitori a insistere affinché venisse effettuato, nella volontà di eliminare ogni possibile interrogativo. A suscitare perplessità nei familiari sono soprattutto la compatibilità tra le lesioni mortali riscontrate e le modalità con cui Pietro venne ritrovato sull’asfalto. Da qui una serie di interrogativi ancora senza risposta: ci fu qualcuno che lo spinse verso quel gesto? Era presente un’altra persona quella notte? Si trattò di una caduta fortuita oppure il ragazzo venne spinto, magari durante una discussione o per uno scherzo finito male? Domande dolorose che tormentano i genitori e i loro legali e alle quali, secondo la famiglia, soltanto il proseguimento degli accertamenti disposto dal gip potrà fornire una risposta definitiva.
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