Alta Velocità Napoli-Bari, maxi inchiesta sui cantieri: 20 misure cautelari tra corruzione, fatture false e sfruttamento

Un’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli sulle opere connesse alla realizzazione della linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari ha portato all’esecuzione di un’ordinanza cautelare nei confronti di 20 persone, gravemente indiziate, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissione di fatture per operazioni inesistenti, corruzione e favoreggiamento. Il provvedimento è stato eseguito dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli ed è stato emesso dal Gip del Tribunale di Napoli.
Alta Velocità Napoli-Bari, inchiesta su appalti e cantieri: 20 misure cautelari tra corruzione e sfruttamento del lavoro
Al termine degli interrogatori preventivi, dieci persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari. Per altre cinque sono stati disposti l’obbligo di dimora nel comune di residenza e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria competente.
Due persone sono state raggiunte dalle stesse misure, alle quali si aggiunge la sospensione totale dall’esercizio di un pubblico servizio per un anno. Per altre tre è stata invece disposta la sola misura interdittiva della sospensione totale dall’esercizio di un pubblico servizio, sempre per la durata di un anno.
Le indagini sui lavori della Napoli-Bari
L’attività investigativa ha riguardato le opere infrastrutturali collegate alla nuova linea ferroviaria Napoli-Bari e, in particolare, le tratte ultimate o ancora in fase di realizzazione nelle province di Napoli, Avellino e Benevento.
Gli accertamenti hanno interessato tutte le principali fasi delle commesse: dall’affidamento dei lavori alla loro esecuzione e contabilizzazione, fino ai controlli, ai pagamenti alle imprese, alla gestione dei materiali di scavo e dei rifiuti di cantiere e alla fornitura di calcestruzzo.
L’ipotesi di un sistema di rapporti corruttivi
Secondo quanto riportato nell’ordinanza cautelare, sarebbe emerso un sistema di rapporti corruttivi tra imprenditori e pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio. In virtù delle rispettive responsabilità tecniche, amministrative e di cantiere, alcuni indagati avrebbero favorito determinate imprese nell’ottenimento delle commesse, nella successiva esecuzione e contabilizzazione dei lavori, nonché nelle fasi di controllo e pagamento.
In cambio, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati corrisposti denaro e altre utilità. Tra quanto contestato figurano somme in contanti, che in alcuni casi sarebbero state nascoste anche all’interno di confezioni e box natalizi, oltre a orologi di pregio, telefoni cellulari, soggiorni, vacanze e altri beni e servizi.
Lavoratori egiziani con turni fino a 20 ore
Un altro filone dell’inchiesta riguarda il presunto sfruttamento di lavoratori extracomunitari impiegati nei cantieri. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni lavoratori di origine egiziana sarebbero stati sottoposti a condizioni particolarmente gravose, con turni che in alcuni casi avrebbero raggiunto le 20 ore.
Vengono inoltre contestate reiterate violazioni dei periodi di riposo, retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali o comunque ritenute non proporzionate all’attività svolta, inosservanza delle norme in materia di salute e sicurezza, sistemi di sorveglianza e condizioni abitative definite precarie. Gli accertamenti avrebbero riguardato anche irregolarità relative ai permessi di soggiorno e alla documentazione sulla formazione obbligatoria in materia di sicurezza sul lavoro.
Fatture inesistenti e denaro contante
L’indagine avrebbe inoltre ricostruito un presunto sistema di emissione di fatture per operazioni inesistenti, utilizzato per creare disponibilità di denaro contante. Parte di queste somme, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata destinata anche alle dazioni corruttive. Il Gip ha inoltre disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, del profitto dei reati di corruzione contestati.
Il provvedimento eseguito è stato adottato nella fase delle indagini preliminari e può essere impugnato. Tutte le persone coinvolte sono da considerarsi presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

