Vincenzo De Luca: sei processi, sempre assolto

Tanti avvisi di garanzia per il governatore della Regione Campania, ma mai alcuna condanna. Anche per la prescrizione dei reati

Vincenzo De Luca: sei processi, sempre assolto. Tanti avvisi di garanzia per il governatore della Regione Campania, ma mai alcuna condanna. Anche per la prescrizione dei reati. Così è successo pure sulla vicenda del Crescent e negli altri processi in cui è stato imputato.

Il processo dei rifiuti ad Ostaglio

È di Vincenzo De Luca la prima condanna per reati legati ai rifiuti in Campania. Era il 2004 e, dopo tre anni di inchiesta, l’allora deputato Ds fu condannato a 4 mesi di reclusione e 12 mila euro di ammenda assieme a Mario De Biase, sindaco di Salerno, ed altre tre persone.

Ad accusare De Luca il pm Angelo Frattini per il quale, durante il suo mandato di sindaco, aveva violato le norme igienico-sanitarie del decreto Ronchi autorizzando lo sversamento dei rifiuti ad Ostaglio, presso l’impianto di tritovagliatura. Nel 2010, però, il casellario giudiziario di De Luca torna ad essere «pulito»: i giudici della Corte d’Appello, difatti, dichiararono i reati prescritti.

Il processo ex Ideal Standard

Nel 2016 Vincenzo De Luca, già eletto governatore della Campania, incassa l’assoluzione – assieme ad altri 38 imputati – per la vicenda giudiziaria Sea Park-ex Ideal Standard, perché il fatto non sussiste. Ad emettere la sentenza sempre i giudici della seconda sezione penale. La stessa del processo Crescent.

E anche due dei tre membri erano gli stessi: presidente Vincenzo Siani, a latere Ennio Trivelli. Era stato lo stesso pm, Vincenzo Montemurro, che aveva ereditato il fascicolo dalla collega Gabriella Nuzzi, a chiedere l’assoluzione per i reati non ancora prescritti parlando di vaghezza del procedimento.

La vicenda ebbe inizio nel 1998 quando la fabbrica per la produzione di sanitari nella zona industriale di Salerno, comunicò l’intenzione di chiudere. In gioco vi erano i posti di lavoro e i titolari, pur di andarsene senza problemi, decisero di cedere ad un prezzo simbolico i suoli e i capannoni aziendali a chi fosse subentrato e avesse assorbito i lavoratori.

Negli incontri al ministero spuntò l’ipotesi di una società, la Seapark, che si propose per realizzare un parco marino e riassumere i dipendenti. Alla base dell’inchiesta procedure amministrative irregolari. La Nuzzi fece anche richiesta di arresto respinta prima dal gip Gaetano Sgroia e poi dal Riesame.

Fu una inchiesta segnata da diversi colpi di scena: quando la procura chiese alla Camera dei deputati di poter utilizzare alcune intercettazioni di De Luca, la risposta fu negativa e quelle intercettazioni distrutte.

Il processo degli alloggi ai Picarielli

Tra il 2004 e il 2005 De Luca fu toccato da altre due inchieste che finirono in un nulla di fatto: quella sulla realizzazione di 408 alloggi nella zona orientale della città, i Picarielli; e quella per la delocalizzazione di Mcm. Era lo stesso periodo del Sea Park e ad indagare su di lui, lo stesso pm Gabriella Nuzzi.

Il processo sul termovalorizzatore

È il sostituto procuratore Roberto Penna, nel 2015, ad incassare la prima condanna importante per De Luca sulla vicenda del termovalorizzatore e della forzatura nella nomina di una persona a lui vicina quale project manager ovvero, titolare di tutte le procedure per la realizzazione dell’importante progetto che non ha poi mai avuto un seguito.

In quella circostanza il governatore fu a processo in quanto sindaco di Salerno ma soprattutto commissario straordinario per la realizzazione dell’impianto. L’anno successivo, nel 2016, il politico incassò doppia assoluzione in Appello e in Cassazione.

Il processo per le nomine all’Asl di Napoli

Nel 2015 per De Luca arriva l’ennesima tegola giudiziaria. La contestazione è di concussione ma nel giro di pochi mesi, viene prosciolto dalle accuse. Condannato con rito alternativo ad un anno e sei mesi di pena, il suo ex capo della segretaria, Nello Mastursi. Secondo l’accusa – ad indagare fu la procura di Napoli – Masturso avrebbe tentato di corrompere il giudice Scognamiglio, che doveva decidere sulla questione della decadenza, dopo la condanna del termovalorizzatore. A Menna, marito del giudice, sarebbe stato promesso un ruolo importante nell’Asl.

Il processo sulla variante di piazza della Libertà

Il processo sulla variante di piazza della Libertà che vede De Luca imputato assieme ad altre 25 persone, tra ex amministratori, tecnici, funzionari comunali ed imprenditori è solo all’inizio. I fatti risalgono al 2011 quando la giunta comunale, all’epoca presieduta proprio da Vincenzo De Luca, approvò una variante da 8 milioni di euro ai lavori della piazza antistante il Crescent.


fonte: il Mattino

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