Test falsificati per pietà: le parole del dipendente indagato dell’Unisa

Il funzionario, ritenuto il riferimento per le riscontrate violazioni ha spiegato di aver agito «per amicizia e per pietà»

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«Non ho preso soldi»: parola del dipendente amministrativo dell’Università di Salerno, ascoltato nel corso dell’interrogatorio dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura.

Il funzionario, ritenuto il riferimento per le riscontrate violazioni del sistema informatico da parte di tre studenti delle facoltà di Medicina e Farmacia, ha spiegato, come riporta il quotidiano “La Città”, di aver agito «per amicizia e per pietà» di fronte alle contestazioni degli inquirenti, a loro volta concentrati sui rapporti con i destinatari delle falsificazioni e dei benefici, alla ricerca di eventuali corrispettivi, negati con decisione dal dipendente.

Le indagini

I tre studenti ,anche loro sentiti nella stessa indagine, risultati vincitori dei test d’accesso per le facoltà di Medicina e Farmacia, in realtà non avevano mai superato le relative prove. I test d’accesso incriminati risalgono al 2016, data in cui lo stop era stato saltato con la modalità truffaldina contestata, accumulando ulteriori esami come dei regolari frequentatori di lezioni e sostenitori di sessioni, in realtà del tutto irreali. Non c’era stato studio né frequenza, ma solo una modifica dello stato dell’arte nelle banche dati internet.

Ai tre studenti e al dipendente amministrativo si aggiungono anche i genitori dei ragazzi, con e famiglie residenti rispettivamente in Calabria a Nocera Superiore e Siano. Il dipendente ascoltato nella primissima fase dell’attività di investigazione ha anche riferito di un sistema informatico in grado di consentire le procedure effettuate, con le “modifiche” ammesse nel corso della deposizione su base amicale, per un fine utile e non interessato, secondo una linea difensiva ritenuta non credibile, quantomeno in questa fase di lavoro.


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Il fascicolo è passato con tutte le sue informative e annotazioni direttamente alla competenza della direzione distrettuale antimafia di Salerno. Il “buco” di dati, con relativa modifica, è stato scoperto e documentato già dagli stessi uffici sicurezza all’Università di Salerno, con le verifiche e le successive procedure, completate dalla denuncia all’autorità giudiziaria, da parte dei tre studenti. Questi hanno anche effettuato un ulteriore ammanco, riuscendo a far risultare pagate le quote relative alle tasse previste, anche in questo caso rappresentate da un numero modificato, da una cifra dovuta e mai pagata. Tutto era in regola, in realtà, ma mai erano stati versati i soldi.

Le verifiche di registri, banche dati ed elenchi di ammissioni, prove ed esami sostenuti hanno individuato i buchi e i falsi, con il caso dell’accesso abusivo al sistema informatico ora al vaglio della Procura distrettuale di Salerno. L’obiettivo era il difficile ingresso nelle facoltà a numero chiuso, anno per anno tentato da migliaia di studenti, e dai tre indagati attuali, in ogni parte d’Italia: successivamente al superamento, mai avvenuto di fatto, la carriera virtuale del terzetto era proseguita, con le prove mai risolte positivamente corredate dagli esami, col sistema beffato infine dalle tasse, risultate regolarmente pagate senza il versamento reale di alcun euro.

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