Terzo settore, imprese sociali: Salerno tra le prime dieci in Italia

Salerno, ottava in Italia, nel 2018 presenta 1.445 imprese (2,1% del totale) e aumenta più della media regionale e italiana

NAPOLI.  Imprese sociali, Salerno è tra le prime dieci province italiane per numero: cresce del 4,3% in un anno e del 18,9% negli ultimi cinque.

Un boom nel settore che in Italia vale 32 miliardi di euro, con 67.989 imprese e 801.076 addetti. I dati sono frutto di un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza, Brianza, Lodi sul registro delle imprese al primo trimestre 2018, 2017 e 2013.

La Campania è la terza regione dopo Lazio e Lombardia: 7.464 aziende (l’11,0% del totale nazionale), una crescita del 3,7% dall’anno scorso e del 10,8% nel quinquennio; 55.832 lavoratori e ricavi per 3.236.365 milioni di euro.

Salerno, ottava in Italia, nel 2018 presenta 1.445 imprese (2,1% del totale) e aumenta più della media regionale e italiana.

Nella provincia il terzo settore dà lavoro a 9.953 persone (1,2% del totale italiano): 465 sono donne, 116 giovani e 32 stranieri.

I dettagli

Nel dettaglio, le imprese sociali salernitane sono 608 per il comparto istruzione;

  • 488 si occupano di assistenza sanitaria;
  • 79 di servizi di assistenza sociale residenziale;
  • 230 di assistenza sociale non residenziale;
  • 40 di attività di organizzazioni associative.

In Italia (+4% in un anno e +19% in cinque) prime per imprese sono Roma (5.993 imprese sociali e 83.000 addetti), Milano (4.774 imprese e 71.000 addetti), e Napoli (3.845 imprese e 30.000 addetti). Seguono Torino (2.731 imprese), Palermo (1.972), Bari (1.773) e Catania (1.616). Boom tra 2013 e 2018 a Rieti, Massa Carrara e Fermo dove le società crescono di circa il 50%.

Nel campo del welfare, le forme imprenditoriali si sono affermate dagli anni ’80. Secondo il codice civile, queste imprese esercitano in via stabile e principale un’attività di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati.

Sono nate per rispondere ai nuovi bisogni trascurati dall’impresa tradizionale, ai quali le politiche governative non erano in grado di fare fronte in maniera adeguata.

In Italia, la loro comparsa coincide con la chiusura di grandi strutture residenziali pubbliche. In diversi paesi, si sono configurate come esperienze di mutuo- aiuto fra portatori di bisogno e varie espressioni delle comunità locali.

Le imprese del welfare godono del privilegio di poter limitare alcuni aspetti delle responsabilità patrimoniali dei partecipanti: se la società è dotata di un patrimonio netto di ventimila euro risponde delle obbligazioni assunte solo l’organizzazione con il suo patrimonio; se il patrimonio diminuisce per delle perdite al di sotto di 1/3 dei ventimila euro, delle obbligazioni rispondono in solido tutti coloro che hanno agito per nome e per conto dell’impresa.

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