Tatuaggi, cosa c'è da sapere? Diffidate dai falsi miti

I tatuaggi hanno sempre fatto “paura” in tutto il mondo, in Italia l’analisi di Cesare Lombroso affrontava questo tema parlando della “Società Riformata”, ovvero la malavita napoletana dei secoli scorsi e dei gruppi di malavitosi conosciuti con il nome di “Capi in Testa”, che si tatuavano al fine di vantarsi delle loro illecite gesta e […]

I tatuaggi hanno sempre fatto “paura” in tutto il mondo, in Italia l’analisi di Cesare Lombroso affrontava questo tema parlando della “Società Riformata”, ovvero la malavita napoletana dei secoli scorsi e dei gruppi di malavitosi conosciuti con il nome di “Capi in Testa”, che si tatuavano al fine di vantarsi delle loro illecite gesta e per giurare fedeltà alla propria organizzazione in passato ormai completamente rivoluzionato.

A quei tempi, tatuaggio era conosciuto con il nome di “devozione”, e comunemente era effettuato dallo stesso camorrista come atto di valore. Nella malavita napoletana vi erano e alcune cose sono state conservate ancora tutt’ora, questo dato (racconta Lombroso) separò in due la società, tra coloro che si tatuavano, ovvero i delinquenti e coloro che non si tatuavano, ovvero il resto della società.

Immagine tratte dal libro “L’uomo delinquente” di Cesare Lombroso

Di conseguenza, anche con il sopraggiungere del nuovo millennio e con il prosieguo di quest’ultimo, qualche rimasuglio di diffidenza, con nuove generazione che crescono con l’idea che tatuarsi sia un qualcosa di “sbagliato”, è rimasto ancora. Dall’altra parte, invece, c’è sempre un costante rafforzamento di una corrente di pensiero moderna che ritiene sia una cosa normale l’idea di tatuarsi e non presenta particolari controindicazioni.

Tuttavia, l’idea conservatrice che è ancorata all’idea del tatuaggio come un qualcosa di negativo, è da ritenersi in questo secolo una convinzione errata? Un mito sui tatuaggi da sfatare? La risposta in questo caso proviene dalla scienza e dall’esperienza mediatica. Stando a quanto racconta il portale “Yahoo! Notizie”, ci sono diversi punti da considerare e tutti sono supportati da studi specifici sul settore:

  • L’inchiostro dei tatuaggi non impatta sull’epidermide, ma sul derma, ovvero su uno strato inferiore costituito da collagene, elastina e altre cellule, tra cui (fibroblasti, mastociti e macrofagi). In questi punti specifici, l’inchiostro può rimanere, perché non avviene il ricambio cellulare dell’epidermide.
  • Esiste poca regolamentazione legata alla tossicità degli inchiostri dei tatuaggi, dunque è lasciata libertà al tatuatore. Tuttavia, il rischio più realistico, è quello di incappare in una reazione allergica e ciò può essere generato da un particolare pigmento e possono sfociare nell’arrossamento dell’area interessata. A supportare questa tesi è Sherrif Ibrahim, dermatologo all’Università di Rochester.
  • Non esiste alcuna relazione tra il cancro e i tatuaggi sulla pelle, esistono piuttosto delle coincidenze. Anche quando si generano tatuaggi estesi, non si intravedono eventuali sintomi di cancro alla pelle, quindi il tatuaggio non causa questa patologia mortale, bensì in alcuni casi può mascherarla, impedendo al paziente di curarsi per tempo.
  • Chi ha tatuaggi non deve necessariamente stare più attento al sole di chi non ne ha, i pigmenti del tatuaggio si trovano nello strato più profondo del derma, quindi una zona non raggiungibile dai raggi UV. Inoltre, i tatuaggi al sole non sbiadiscono, la dissolvenza è prodotta unicamente da processi naturali del corpo, come i macrofagi, che inglobano nel loro citoplasma particelle estranee.
  • Dopo solo 4 mesi dall’ultimo tatuaggio, chi ne ha uno può donare tranquillamente il proprio sangue. Deve passare solo questo breve lasso di tempo al dine di poter individuare con più facilità eventuali infezioni in corso o la presenza di virus. Lo stesso vale anche per i piercing.
  • Chi ha una particolare sensibilità verso un determinato pigmento, può sviluppare un granuloma da corpo estraneo, comunemente conosciuto come “granuloma reattivo”. Questo pigmento in sostanza non viene riconosciuto come pigmento naturale e crea una reazione granulomatosa.
  • Non è ancora facile rimuovere un tatuaggio, ci sono colori più semplici da rimuovere, come il rosso o il verde, ma ci sono anche colori più resistenti, come il nero, il marrone e il blu scuro. Chi riesce a rimuoverli resta spesso insoddisfatto a causa della permanenza di aloni o di cicatrici visibili. Quindi, chi si fa un tatuaggio non deve pentirsene.

Quindi, al fine di sfatare falsi miti legati ai tatuaggi, vi basta pensare che, sì esistono anche tradizioni negative legate ad essi, ma con il sopravanzare dei secoli e l’avvento sempre più persistente della modernità, ha modificato nettamente il modo di intendere questa pratica. Se prima il tatuaggio era destinato ad un “terzo stato” cresciuto dietro le sbarre, nelle navi, all’interno di ambienti dall’alto coefficiente ritualistico o in ambienti spesso crudi o violenti, al giorno d’oggi è molto più frequente conoscere persone che realizzano l’idea di tatuarsi per moda, per una semplice preferenza personale o per una ragione storica non riconducibile dalle sue esperienze personali.

Un esempio lampante di un tatuaggio realizzato nel Giappone del ‘700 e ora utilizzato frequentemente nei paesi occidentali per moda, è la “linea nera” una vera e propria fascia di colore nero posta su un arto del portatore. Le “linee nere” ora spopolano perché abbelliscono il corpo e fanno parte dei tatuaggi minimal molto in voga in quest’ultimo decennio, ma hanno un passato oscuro che affonda le proprie radici nell’antichità.

La linea nera, il famoso “Irezumi”, una delle 5 punizioni del periodo Edo

Nel periodo Edo, che risale dal 1600 sino a circa il 1870, esisteva una netta distinzione tra due tipi di tatuaggi: gli Irezumi, che venivano eseguiti a seguito di una colpa e gli Horimono, ovvero i tatuaggi che venivano utilizzati per fini spirituali o estetici da uomini liberi. In questo particolare periodo storico, le “linee nere” erano considerate degli Irezumi e facevano parte della branca delle 5 punizioni, erano delle vere e proprie punizioni che venivano inferte a chi trasgrediva la legge o beffava le autorità.

Questo tatuaggio costituiva un vero e proprio “marchio sacrificale” e causava disagio a chi lo possedeva, chi deteneva una o più linee nere era costretto ad essere diffamato per tutta la vita e poteva essere facilmente riconosciuto, in seguito però qualcosa cambiò , i criminali che detenevano le “linee nere” riuscivano ad intimidire le persone a cui lo mostravano, così altri malavitosi sfruttarono questo vantaggio e utilizzarono questo simbolo al fine di accrescere il loro potere.

Il consiglio che molti tatuatori danno, è quello di effettuare tutte le ricerche del caso, al fine di scegliere al meglio il disegno e di consentire al tecnico di realizzare un prodotto capace di soddisfare nel tempo il proprio cliente. Realizzare un tatuaggio senza conoscere la sua storia, potrebbe essere controproducente, in quanto costituisce un’opera che, a lungo termine può lasciare scontento che lo detiene.

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