Santomenna e la Madonna delle Grazie o “Madonna Nera”

La settimana prima del 2 Luglio è tutto un fremito, un mormorio, a Santomenna ci si prepara per la processione.

Quella Madonna nera di Santomenna è una storia che vale sempre la pena ascoltare.

Di Santomenna che fino al 1800 era un punto centrale per la chiesa romana, dei vescovi di Conza che hanno arricchito e plasmato questa terra, oggi in pochi conoscono, oggi ha ben poco di tutto quel splendore tenuto vivo per secoli;

Restano i ruderi del convento cappucino, quel convento ove trovò rifugio il giovane Gerardo Maiella fuggito da Muro Lucano per farsi santo. Busso alle porte del convento dove lo zio padre Bonaventura lo ospitò

Non ci sono molti riferimenti al culto della Madonna delle Grazie, ma in un manoscritto del 1400 custodito presso la diocesi di Sant’Angelo dei Lombardi si legge che la chiesa dedicata alla Madonna fu costruita nel 1200. Nonostante i numerosi terremoti che nei secoli sono susseguiti, la chiesa Madre, è sempre ritornata al suo originale splendore.

Sopra l’altare si erige, maestosa la statua della Madonna delle Grazie. Seduta, regge sul braccio destro un’ampolla e sul sinistro il bambino Gesù.

La processione

La settimana prima del 2 Luglio è tutto un fremito, un mormorio, a Santomenna ci si prepara per la processione.

Si attende questo giorno come l’acqua per la terra, ogni anno i sammennesi attendono questo giorno per ricordare la propria appartenenza a una tradizione che si tramanda da secoli.

La mattina all’alba, le mani abili ed esperte delle donne del paese iniziano la vestizione della madona. Una veste di seta ricopre la statua e sopra vengono cuciti gioielli ex voti che i fedeli hanno donato con gli anni dal valore inestimabile.

Alle piu giovani vengono raccontate delle storie come quando intorno al 1945 il prezioso oro venne trafugato, alcuni dicono che il parroco di allora lo donò al vescovo di Campagna Giuseppe Maria Palatucci che nel convento nascondeva degli ebrei; ancora oggi la verità non è emersa.

La tradizione

Altre tradizioni si intersecano nei telai delle “cente” candele poste su una staffa di legno che vengono portate in processione, insieme alla “centa” che i pellegrini portano a piedi dal paese di Laviano la mattina del 2 Luglio.

Anche “li mzziet” antichi contenitori usati come unità di misura di cereali vengono contornati con della stoffa e del pizzo pregiati.

Fino a qualche decennio fa venivano donati alla madonna pieni di cereali.

Forse magia non è la parola che può essere accostata a una tradizione religiosa ma la fede è quello che porta avanti anno dopo anno questo rito.

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