Salerno, Senato: eletto Luigi Cesaro

Raggiunto da un avviso di garanzia per voto di scambio, poco prima della presentazione delle liste, il partito si definì "garantista", mettendolo in lista per il Senato, capolista nel collegio di Salerno.

Luigi Cesaro è stato eletto senatore. L’esponente di Forza Italia è stato eletto alle elezioni del 4 marzo.

Chi è Luigi Cesaro?

 

Torna in Parlamento, riconfermato al Senato, Luigi Cesaro, esponente di Forza Italia. Raggiunto da un avviso di garanzia per voto di scambio, poco prima della presentazione delle liste, il partito si definì “garantista”, mettendolo in lista per il Senato, capolista nel collegio di Salerno.

La biografia

Luigi Cesaro si laurea in giurisprudenza alla Federico II di Napoli nel 1977. Ha lavorato come avvocato e come funzionario della ASL di Aversa.

Attività politica

Consigliere provinciale PSI e FI (1990-1999)
Nel 1990 si candida nelle liste del Partito Socialista Italiano, diventando consigliere provinciale a Napoli.

Nel 1994 abbandona il Partito Socialista e passa a Forza Italia. Nel 1995 viene rieletto consigliere provinciale.

Alle elezioni politiche del 1996 viene eletto per la prima volta deputato. Membro della Commissione Trasporti per due volte (dopo una breve permanenza in Commissione Agricoltura) e della Commissione speciale Politiche Comunitarie mentre a fine legislatura fa parte prima della Commissione Attività Produttive e da ultimo della Commissione Bilancio. Nel maggio del 1997 diviene coordinatore provinciale di Napoli per il suo partito, carica che ricoprirà fino al 2002.

Nel frattempo, viene eletto deputato al Parlamento Europeo alle europee del 1999, a seguito delle quali si dimette da parlamentare italiano. Lascia il Parlamento Europeo due anni dopo per ripresentarsi alle elezioni politiche (gli subentra come europarlamentare il collega Generoso Andria).

Viene rieletto deputato alle elezioni politiche italiane del 2001, nel collegio di Arzano in quota maggioritaria, collegato alla lista civetta Abolizione scorporo.Di nuovo membro della Commissione Trasporti per tutta la legislatura. Non ha presentato nessun disegno di legge come primo firmatario durante la legislatura, ma ha sottoscritto varie proposte di legge tra cui quelle per l’istituzione delle province di Nola, Sulmona e Aversa.

Alle elezioni politiche italiane del 2006 è stato ricandidato nelle liste di Forza Italia e rieletto alla Camera. Confermato nuovamente in Commissione Trasporti per l’intera legislatura. Non ha presentato nessun disegno di legge come primo firmatario durante la legislatura.

Alle elezioni politiche italiane del 2008 è stato ricandidato nelle liste del Popolo delle Libertà e rieletto alla Camera. Sempre riconfermato in Commissione Trasporti per la legislatura e anche membro del Consiglio Direttivo del PdL alla Camera. Ha presentato una sola proposta di legge per l’istituzione degli ordini e albi professionali delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione.

Già sindaco di Sant’Antimo dal 2004 al 2006, è stato eletto Presidente della Provincia nel turno elettorale del 2009 (elezioni del 6 e 7 giugno), raccogliendo il 58,3% dei voti in rappresentanza di una coalizione di centrodestra. È sostenuto, in Consiglio provinciale, da una maggioranza costituita da PdL, MpA, Nuovo Psi, Popolari UDEUR, Alleanza di Centro, Italiani nel Mondo, Centro per la Libertà – Noi Consumatori, e Lista Cesaro. Il mandato amministrativo scade nel 2014.

Nell’ambito della sua presidenza, ha nominato il suo autista, Armando Cascio, assessore al Bilancio e Risorse Strategiche e Giovanna Del Giudice, ex assistente del TG4 di Emilio Fede, assessore alle Pari Opportunità.

Il 9 ottobre 2012 il Consiglio provinciale di Napoli vota una mozione di incompatibilità nei confronti di Cesaro per il suo doppio incarico di Presidente della Provincia e di parlamentare, in netto contrasto con la legge vigente. Il testo viene approvato dal consiglio con 26 voti favorevoli e 12 contrari. Dopo l’approvazione, Cesaro rassegna le dimissioni e nomina vicepresidente l’assessore ai trasporti Antonio Pentangelo.

Il ritorno in Parlamento (dal 2013)

Le dimissioni consentono a Luigi Cesaro di ricandidarsi al parlamento per le elezioni politiche del 2013 senza incorrere in alcun intoppo di carattere normativo. Con la mozione promossa e votata dalla maggioranza di centrodestra, Cesaro viene dichiarato decaduto (e non sfiduciato), e ciò comporta il mancato scioglimento sia della giunta che del consiglio provinciale, ed evita il commissariamento dell’ente, che continuerà la consiliatura fino al 31 dicembre 2013. L’ente di piazza Matteotti sarà guidato dal vicepresidente (nominato la sera prima) Antonio Pentangelo, nominato presidente della provincia di Napoli.

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce a Forza Italia.

Ha sostenuto la candidatura dell’ex ministro Raffaele Fitto alle elezioni europee del 2014.

Nel 2018 si candida per la prima volta al Senato: è capolista nel collegio Napoli-Salerno per il proporzionale. Viene eletto.

Vita privata

Ha un figlio, Armando, che è Consigliere regionale in Campania, eletto con Forza Italia alle regionali del 2015.

Procedimenti giudiziari

Anni ottanta. I rapporti con elementi della Nuova Camorra Organizzata
Nel 1984 Luigi Cesaro (soprannominato da molti Giggino ‘a purpetta), è stato arrestato nell’ambito di un blitz contro la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. L’intera vicenda giudiziaria è stata ricostruita in una recente inchiesta di Claudio Pappaianni pubblicata sul settimanale l’Espresso. Cesaro fu condannato nel 1985 dal Tribunale di Napoli a 5 anni di reclusione, per aver stretto amicizia con tutti i grossi esponenti dell’organizzazione mafiosa, fornendo – come affermavano vari pentiti del sodalizio criminale – mezzi, abitazioni per favorire la latitanza di alcuni membri, e dazioni di danaro.

Il verdetto fu ribaltato in sede d’appello nell’aprile 1986, quando Cesaro venne assolto per insufficienza di prove; decisione confermata dalla Corte di Cassazione (presieduta dal giudice Corrado Carnevale, detto l’ammazza-sentenze) per non aver commesso il fatto.

Ma, come ha raccontato Pappaianni nella sua inchiesta, nonostante Cesaro sia stato scagionato dalle accuse, gli stessi giudici che lo hanno assolto hanno stigmatizzato il preoccupante quadro probatorio a suo carico. Era stato lo stesso Cesaro, infatti, a confermare in aula i suoi rapporti stretti con i vertici della NCO – incluso Raffaele Cutolo – quando ha raccontato di una “raccomandazione” chiesta a Rosetta Cutolo, sorella del boss, per far cessare le richieste estorsive di Pasquale Scotti, personaggio nell’elenco dei latitanti più pericolosi d’Italia, arrestato in Brasile a Recife nel maggio del 2015 dopo ben 31 anni di latitanza.

In una intercettazione ambientale del 2011 nel carcere di Terni, Raffaele Cutolo parla a sua nipote di Cesaro in questi termini: “Questo, ora, è importantissimo. Io non ci ho mandato mai nessuno, ma è stato il mio avvocato e mi deve tanto. Faceva il mio autista, figurati”. Il boss raccomandava a una sua nipote di mandare il fratello, con sua sorella Rosetta Cutolo, da Cesaro per ottenere lavoro.

Anni novanta

Nel 1991, a seguito dello scioglimento del Comune di Sant’Antimo per infiltrazioni di stampo camorristico, si accertarono coinvolgimenti del Cesaro, unitamente ai fratelli Aniello e Raffaele.

In una informativa dei Carabinieri dei ROS di Napoli (n. 0258456/1 del 27 ottobre 1991), pubblicata in esclusiva nel libro La Peste di Tommaso Sodano e Nello Trocchia, si legge che “Cesaro Luigi, nato a Sant’Antimo, avvocato non praticante, assessore alla provincia di Napoli eletto nelle liste del Psi, (…) risulta di cattiva condotta morale e civile (…) In pubblico gode di stima e considerazione. È solito associarsi a pregiudicati di spicco della malavita organizzata operante a Sant’Antimo e dintorni”.

L’on. Cesaro è indagato dalla Procura della Repubblica di Napoli per violazione delle norme bancarie (art.137 testo unico bancario) in quanto secondo gli inquirenti avrebbe favorito un’impresa accompagnando l’on. Nicola Cosentino presso gli uffici Unicredit di Roma per fare pressioni sui funzionari bancari ai fini di una concessione di un prestito (peraltro garantito da una Fidejussione falsa) alla società commerciale che doveva partecipare alla costruzione di un centro commerciale a Villa di Briano, quest’inchiesta è scattata nel dicembre 2011 e ha comportato numerosi arresti contro esponenti del Clan dei Casalesi (anche se Cesaro non è ora indagato per Camorra).

Anni duemila

Nel settembre 2008, il collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo indica in Luigi Cesaro “un fiduciario del clan Bidognetti”, nell’ambito del maxi-processo per lo scandalo dei rifiuti in Campania, ed afferma inoltre: “Mi spiegarono che Luigi Cesaro doveva iniziare i lavori presso la Texas di Aversa e che in quell’occasione si era quantificata la mazzetta che il Cesaro doveva pagare al clan. Inoltre gli stessi avevano parlato con il Cesaro per la spartizione degli utili e dei capannoni che si dovevano costruire a Lusciano attraverso la ditta del Cesaro sponsorizzata dal clan Bidognetti”. In un’intervista concessa al quotidiano Il Giornale, Cesaro afferma la sua estraneità ai fatti contestatigli nelle indagini sugli intrecci tra camorra e amministrazioni nell’affare rifiuti.

Anni duemiladieci

L’11 luglio 2011, Luigi Cesaro è ufficialmente indagato per il suo rapporto con il clan camorristico dei Casalesi. Angelino Alfano ha apportato una deroga al Regolamento sulle incompatibilità che consente di fatto la candidatura di Luigi Cesaro, attuale presidente della Provincia di Napoli per il Popolo delle Libertà, ma anche coordinatore nel capoluogo campano e parlamentare, al posto di Nicola Cosentino, dimissionario per presunti rapporti con il clan camorristico dei Casalesi.

Il 23 luglio 2014 la procura di Napoli chiede l’arresto del deputato di Forza Italia. La vicenda risale al 2004, nel comune di Lusciano in provincia di Caserta, zona in cui è egemone il gruppo Bidognetti, aderente al cartello criminale dal clan dei casalesi. Secondo la ricostruzione accusatoria, nel 2004 il comune bandì due appalti: uno per la costruzione del Pip, area del Piano insediamenti produttivi, e un altro per un impianto sportivo. Il clan decise di puntare sulla Cesaro costruzioni per la realizzazione di tali opere. I reati contestati a Cesaro sono di concorso esterno in associazione mafiosa e turbativa d’asta, ne consegue la richiesta di custodia cautelare depositata alla camera dei deputati. Con le stesse accuse sono state arrestate sette persone, tra cui Aniello e Raffaele Cesaro, fratelli di Luigi, e l’ex consigliere regionale campano dell’Udeur Nicola Ferraro.

Il 16 agosto seguente il Tribunale del Riesame di Napoli annulla l’ordinanza di arresto per carenza di gravi indizi di colpevolezza: i giudici hanno ritenuto deboli gli elementi di accusa rappresentati soprattutto dalle dichiarazioni dei due pentiti Luigi Guida, ex braccio destro di Francesco Bidognetti, e Gaetano Vassallo, imprenditore vicino al clan. La giunta per le autorizzazioni del Parlamento non dovrà più così pronunciarsi. Due giorni prima erano già stati scarcerati i suoi fratelli.

Nel settembre 2016 i giudici archiviano definitivamente la posizione nei confronti del Cesaro per i fatti legati alla vicenda dell’area Pip di Lusciano.


I risultati delle elezioni del 4 marzo


 

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