Provincia, bilancio sul filo. Rischio default

Alla fine i conti della Provincia di Salerno quadreranno solo perché la Regione trasferirà all’ente di Palazzo Sant’Agostino quei 21 milioni di euro di Iva sui trasporti mai pagata in questi anni. Ieri il consiglio provinciale ha approvato – con il solo voto della maggioranza – la manovra di assestamento tra i punti centrali all’ordine […]

Alla fine i conti della Provincia di Salerno quadreranno solo perché la Regione trasferirà all’ente di Palazzo Sant’Agostino quei 21 milioni di euro di Iva sui trasporti mai pagata in questi anni. Ieri il consiglio provinciale ha approvato – con il solo voto della maggioranza – la manovra di assestamento tra i punti centrali all’ordine del giorno. Un voto che si è trasformato in uno scontro politico tra chi difendeva l’operato della vecchia amministrazione (Costabile Spinelli) e chi invece l’accusava di interventi a macchia di leopardo (Paolo Imparato). E pensare che sin dalle prime battute, il clima sembrava sereno con la relazione letta dal consigliere Mimmo Volpe che spiegando la drammaticità della situazione invitava tutto il consiglio ad assumersi una responsabilità non solo amministrativa – votando la manovra – ma anche politica lì dove, aggiungeva Volpe, il documento finanziario sarà accompagnato da una relazione e spedita agli organi di Governo e alla Corte dei conti nella quale sostanzialmente si dice: «Manteniamo le stesse funzioni su servizi strategici ma non ci date le possibilità economiche per garantire quei servizi».

Una critica al governo che l’opposizione avrebbe votato a cuor leggero. Così non è stato tant’è che si è astenuta anche sull’assestamento ad un bilancio figlio dell’amministrazione precedente. Un documento economico che fa registrare un meno 42% di entrate sul versante dei trasferimenti Stato e Regione (dai circa 50 milioni del 2010 ai 7 al novembre 2014), in una situazione nella quale l’Ente ha già sforato il patto di stabilità per circa sei milioni di euro. Il tutto aggravato dai trasferimenti che al contrario la provincia deve allo Stato: circa 8 milioni per il 2014 e dieci per l’anno successivo al quale si aggiunge un ulteriore contributo alla finanza pubblica previsto dal disegno di legge di stabilità del 2015. Condizioni che «rendono inverosimile il pareggio di bilancio per il prossimo anno» hanno fatto notare dai banchi della maggioranza. Tutto questo penalizzerà fortemente gli interventi sull’ambiente; sulla viabilità; sull’edilizia scolastica per la quale l’Ente paga oltre 4 milioni di euro alla società Arechi Multiservice per la manutenzione, oltre quattro milioni per il costo dei fitti e tre milioni per la gestione e la manutenzione degli impianti termici.

Questo, tradotto in soldoni nelle conclusioni della relazione sulla situazione economica-finanziaria signica che «non si tratta di abolire le province, ma di chiudere servizi essenziali, di non poter assicurare il riscaldamento nelle scuole, la messa in sicurezza delle strade, la tutela del territorio e dell’ambiente» per questo «senza le risorse finanziarie minime per fronteggiare almeno l’ordinaria attività, risulta svilita, non potendosi evitare disagi ai cittadini e interruzioni nell’attività amministrativa».

La replica di Cirielli. Stupiscono e non poco le dichiarazioni del deluchiano presidente della Provincia di Salerno. Si accorge solo ora dei disastri causati dai Governi Monti, Letta e Renzi, sostenuti dal Pd, con gli incredibili tagli arrecati alle Province? Dov’è stato fino a questo momento? Sulla Luna? Da tempo denunciamo il grande imbroglio della legge voluta dal suo partito e sbandierata come una riforma epocale. Lo abbiamo urlato a squarciagola. I tagli indiscriminati avrebbero avuto ripercussioni gravissime sui servizi ai cittadini. Accusare poi la Regione Campania sa tanto di demagogia da campagna elettorale. Dovrebbe sapere bene che la Regione non può dare le risorse esattamente per lo stesso motivo per cui la Provincia non paga i suoi fornitori, ovvero per il Patto di Stabilità imposto dall’Europa di Renzi. In questi anni, il centrodestra a Palazzo S.Agostino e a Palazzo S. Lucia con il presidente Caldoro ha risanato i conti dopo i disastri ereditati dalle precedenti gestioni di centrosinistra dei suoi colleghi di partito. Ad ogni modo, meglio tardi che mai. Riconoscere gli errori di Renzi e del Pd su una legge antidemocratica, anticostituzionale che ha cercato di cavalcare l’onda dell’antipolitica e che, di fatto, ha eliminato solo i voti dei cittadini, è già un primo passo. Ci auguriamo che l’appello al Governo non rimanga inascoltato. Ce lo auguriamo per le nostre comunità e per i nostri cittadini, anche se abbiamo poca fiducia in un premier e in un Esecutivo bravi esclusivamente negli annunci.

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