Parcheggiatori abusivi a Salerno: le condanne dopo il blitz di luglio

Quando i parcheggiatori abusivi si avvicinano chiedendo denaro, la minaccia è in re ipsa. Una “minaccia implicita” che conferma gravi indizi

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SALERNO. Quando i parcheggiatori abusivi si avvicinano chiedendo denaro, la minaccia è in re ipsa.

Una “minaccia implicita” l’hanno definita i giudici del Tribunale del Riesame, argomentando così la decisione di confermare per i posteggiatori arrestati lo scorso luglio i gravi indizi del reato di estorsione.

Salvo una sola eccezione, quella del 34enne Vincenzo Senatore per il quale non si è riscontrata la partecipazione all’attività abusiva, il quadro indiziario ricostruito, secondo quando riportato da lacittàdisalerno, dalla Procura ha retto per tutti coloro che si sono rivolti al Tribunale della libertà.

Lo si spiega nelle motivazioni depositate dal giudice relatore Gaetano Sgroia, sottolineando come la posizione del parcheggiatore abusivo sia ben diversa da quella del mendicante: se davanti a quest’ultimo si può tirare diritto senza timore di ripercussioni, le richieste del posteggiatore sono invece rafforzate dal fatto che nel suo raggio d’azione si lascia la propria autovettura.

Tant’è che alcuni automobilisti ascoltati dai carabinieri nel corso delle indagini, su delega del sostituto procuratore Elena Guarino, hanno spiegato di essersi sentiti in qualche modo obbligati ad aprire il portafogli.

Le motivazioni del Riesame chiariscono che per chi è stato rimesso in libertà la valutazione si è fondata non su una messa in discussione dell’ipotesi di reato ma sulla ritenuta insussistenza di esigenze cautelari.

In sostanza si è deciso che la custodia cautelare poteva essere irrinunciabile solo in presenza di condotte estorsive violente o reiterate, mentre nel caso di un solo episodio la misura è stata ritenuta eccessiva.

Tanto più se le indagini difensive avevano rivelato, come nel caso del cinquantenne Mario Esposito, che gli stessi automobilisti e residenti si schieravano in maggioranza dalla parte dell’abusivo, spiegando di non averlo mai visto in atteggiamenti minacciosi.

Una mobilitazione che aveva già consentito il ritorno in libertà di un altro indagato, il 44enne Aniello Candela, a cui gli arresti domiciliari sono stati revocati dal giudice delle indagini preliminari Piero Indinnimeo prima ancora dell’udienza di riesame .

Liberi su disposizione del Riesame sono tornati pure il 33enne Cristian Carpentieri, il trentenne marocchino Larbi Kammache, il quarantenne Edoardo Massimiliano Di Gregorio, il 55enne Luigi Santoriello, il quarantenne Matteo Di Laora, il 49enne Giovanni Marasco, il 53enne Vittorio D’Aniello.

Per altri dodici indagati i giudici hanno confermato gli arresti domiciliari: Alberto Sica, Roberto Frasca, Angelo Cioffi, Alessio Christian Del Campo, il 57enne Antonio Fortunato e l’omonimo nato nel 1989, Antonio Gisolfi, Antonio Barone, Gerardo Fortunato, Gerardo Flauto, Lakbir Danour e Francesco Liguori.

Inoltre sono stati concessi i domiciliari al cinquantenne Riccardo Pisano, che a luglio era finito in carcere, mentre resta in cella Noureddine Touga, per il quale l’attenuazione della misura cautelare è impedita dall’assenza di una fissa dimora in cui disporre i domiciliari.

Ora bisognerà vedere se l’impianto accusatorio costruito dalla Procura e sposato dal Riesame reggerà al vaglio della Cassazione, a cui la maggioranza dei difensori è già pronto a fare ricorso per chiedere l’annullamento dell’ordinanza.

Se la Suprema Corte riterrà concretizzato il reato di estorsione è probabile che sulla scia di questa inchiesta nascano altri filoni d’indagine, che potrebbero condurre nei prossimi mesi a nuovi blitz analoghi.

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